Armundia. Next Gen, AI e patrimoni aggregati: i nuovi paradigmi del risparmio gestito

Armundia. Next Gen, AI e patrimoni aggregati
Elisa Bruno, Direttore Commerciale Italia di Armundia Group

Scroll e gamification tra i nuovi paradigmi dell’investimento. È da qui che prende forma la nuova fase del risparmio gestito italiano, dopo anni dominati dalla spinta normativa post-MiFID II.

«Non è più solo una questione regolatoria: oggi la discontinuità del settore è tecnologica e demografica – racconta Elisa Bruno, Direttore Commerciale Italia di Armundia Group. Sta emergendo una nuova generazione di investitori, digitale e abituata a interfacce semplici, veloci e intuitive. A questo, si affianca il grande tema del trasferimento della ricchezza: patrimoni importanti stanno passando alle nuove generazioni, che richiedono strumenti e modalità di interazione completamente diversi rispetto al passato».

Dalla consulenza finanziaria al life planning

Il cambiamento non riguarda solo i canali di interazione con la Next Gen, ma anche l’evoluzione dei bisogni. Alla tradizionale consulenza finanziaria si affiancano servizi più evoluti di wealth planning.

«Non è più una questione generazionale: oggi tutti i clienti vogliono servizi che vadano oltre la consulenza finanziaria e patrimoniale, per accompagnarli nei progetti di vita e proteggerli dai rischi della longevità – commenta Bruno. E in un contesto geopolitico in cui l’instabilità è diventata strutturale, i consulenti devono poter costruire portafogli diversificati - liquidi e illiquidi - con tecnologie in grado di valutare in tempo reale l’impatto di inflazione, dazi e conflitti sugli investimenti».

Il nodo dei dati: silos e qualità informativa

A questa pressione demografica e geopolitica si aggiunge una terza criticità, anch’essa di natura strutturale: il dato, asset sempre più strategico, è molto frammentato.

«Le banche dispongono di enormi quantità di dati, ma questi sono spesso distribuiti su sistemi diversi e non comunicanti, il che impedisce di costruire una visione completa del cliente – sottolinea Bruno. Il collo di bottiglia si crea esattamente lì, nell’integrazione dei dati. La risposta passa dall’adozione di architetture aperte e logiche di single sign-on, che permettono di recuperare e condividere le informazioni lungo tutta la filiera, abilitando processi più digitali, dall’onboarding in poi. È la stessa logica che dovrebbe guidare l’evoluzione delle gestioni patrimoniali verso una copertura end-to-end, dal front al back office, dove la continuità del dato diventa condizione abilitante dell’intera operatività. Accanto al tema dell’integrazione, emerge però quello della qualità del dato: informazioni incomplete o non corrette compromettono l’efficacia delle analisi e della reportistica».

AI e consulenza predittiva: verso la personalizzazione industriale

In questo scenario, la tecnologia funziona da acceleratore concreto. I modelli di intelligenza artificiale evolvono verso architetture agentiche e multi-agentiche, capaci di orchestrare attività complesse, abilitando una segmentazione della clientela sempre più granulare a partire dall’analisi di grandi volumi di dati.

«Gli agenti AI permettono di esaminare caratteristiche demografiche, interessi e bisogni dei clienti, affinando la capacità di clusterizzazione e aprendo la strada a una consulenza predittiva: soluzioni di investimento e prodotti calibrati sulle aspettative individuali, non su categorie generiche – spiega Bruno. Allo stesso tempo, l’integrazione dell’AI nelle piattaforme più evolute consente di precompilare i questionari di onboarding attingendo direttamente ai sistemi esistenti, riducendo i tempi operativi e rendendo la consulenza più reattiva. Il risultato è una personalizzazione che smette di essere un privilegio del private banking e si estende all’affluent e al mass market: quella che in 3SIXTY Advisory 2.0 chiamiamo personalizzazione industrializzata».

Soluzioni modulari e approccio customer-driven

La personalizzazione su scala, però, richiede un’architettura di prodotto all’altezza. Le soluzioni di Armundia nascono dall’incontro tra visione tecnologica e necessità di mercato: un framework modulare che copre l’intera filiera della gestione del risparmio - bancario, assicurativo, fondi - integrabile e configurabile sulle esigenze di ogni operatore.

«Partiamo da una piattaforma core che risponde alla maggior parte delle esigenze del settore, per poi costruire soluzioni “on top” calibrate sui singoli clienti e sul verticale di riferimento – chiarisce Bruno. Per il risparmio gestito, 3SIXTY Portfolio, PlacePro, FamilyWealth e FundWatch stanno ridisegnando l’operatività e rendendo i processi più efficienti, anche in chiave Next Gen. Un esempio concreto è il collocamento dei prodotti, dove PlacePro introduce logiche di gamification che cambiano la qualità dell’interazione tra banker e cliente: uno strumento accessibile anche via tablet, che permette di costruire le scelte di investimento insieme, in modo più trasparente ed efficace». Nella versione B2C, la stessa piattaforma è accessibile tramite home banking, consentendo alla clientela affluent la sottoscrizione autonoma di fondi, polizze e prodotti di investimento. «La qualità del dato rimane però una precondizione per tutto questo – aggiunge Bruno. Con Armundia Services offriamo servizi di data quality e consulenza specialistica che accompagnano le istituzioni in questo percorso».

Verso una visione olistica del cliente

Un paradigma emergente nel wealth e asset management è la costruzione di una vista patrimoniale aggregata: non solo asset finanziari, ma anche componenti assicurative e debitorie, per una lettura olistica della ricchezza del cliente.

«Armundia FamilyWealth aggrega dati provenienti da fonti diverse e li restituisce in una dashboard unica, offrendo al consulente una visione immediata e completa della situazione patrimoniale del cliente - asset finanziari, immobiliari, assicurativi - e abilitando una consulenza realmente predittiva – afferma Bruno. Nata per i family office, la soluzione si è rivelata trasversale a tutti gli operatori della filiera della gestione del risparmio, banche, reti di consulenza, asset manager».

La gestione automatizzata dei Fondi FIA

L’esigenza di integrazione rimane particolarmente critica nel comparto degli asset alternativi. La spinta alla diversificazione tra strumenti liquidi e illiquidi ha portato gli investitori a includere i fondi FIA nei propri portafogli, ma il settore sconta ancora inefficienze operative significative, dati frammentati, sistemi non integrati, attività manuali diffuse, che rendono questi strumenti più complessi e onerosi da gestire di quanto dovrebbero essere.

«È un problema strutturale del settore, che FundWatch risolve alla radice – precisa Bruno. Non una patch su processi esistenti, ma una piattaforma che ridisegna il fund management per banche depositarie e Management Company: monitoraggio e gestione di fondi alternativi e UCITS in un unico ambiente, nel pieno rispetto dei requisiti di fund oversight previsti dalla normativa europea».

 

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Questo articolo è stato pubblicato sul numero di aprile 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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