Le grandi economie sviluppate vivono ancora nell’ombra della grande recessione del 2008 e la ripresa delle prime dieci grandi economie Ocse è ancora lontana secondo l’outlook 2017 di John Greenwood, Capo economista di Invesco.

I due ostacoli
La ripresa delle economie nei Paesi sviluppati è stata ostacolata da due fattori: il lento processo del risanamento dei bilanci, soprattutto tra le banche, e le diverse conseguenze prodotte dall'implementazione del quantitative easing (QE), ovvero dell’acquisto da parte della Banca centrale di titoli di stato con nuova moneta immessa sul mercato. Questi fattori hanno contribuito a creare una crescita inferiore alla media, un ritorno terribilmente lento alla piena occupazione, una bassa crescita dei salari e un elettorato insofferente.
Le economie dei Paesi sviluppati: effetto trump
Negli USA, Donald Trump assumerà la carica di presidente il 20 gennaio 2017 e i Repubblicani controlleranno entrambe le Camere del Parlamento. Trump ha proposto diverse misure di stimolo fiscale, tra cui tagli alle tasse sulle persone fisiche e giuridiche e numerosi programmi di spese nelle infrastrutture per stimolare la crescita e incoraggiare il rimpatrio dei capitali detenuti all'estero. Inoltre, intende riformare l'Affordable Care Act (ponendo fine agli incentivi per assumere i lavoratori per sole 29 ore settimanali), abolire le restrizioni alla produzione di energia (liberalizzando l’olio di scisto, il petrolio, il gas naturale e il carbone pulito) e rivedere il Dodd Frank Act sulle normative bancarie. Sorprendentemente, punta a raggiungere un tasso di crescita almeno del 3,5% o addirittura del 4%. Il programma di Trump mira a ripristinare i punti di forza dell'economia americana, migliorando lo stato di salute delle aziende e delle famiglie americane. La crescita del PIL reale migliorerà e salirà al 2,5%, mentre l'inflazione IPC (inflazione dei prezzi al consumo, o al dettaglio) raggiungerà il 2,1% nel 2017.
L’Europa: outlook 2017
In Europa il quadro economico appare meno favorevole. I faticosi progressi nella risoluzione bancaria, la debolezza del programma di QE della BCE e la discesa dei tassi in territorio negativo sono alcuni degli ostacoli alla ripresa dell'economia. La disoccupazione in Europa è ancora a due cifre e i redditi stentano a salire. Di conseguenza, a sinistra, come a destra, hanno trovato terreno fertile i movimenti politici populisti e xenofobi che hanno un effetto disgregante. Poiché i tradizionali governi di centro-destra o di centro-sinistra in Italia, Olanda, Francia e Germania si troveranno a breve di fronte a referendum o a scadenze elettorali nel 2017, esiste il forte rischio di ulteriori mutamenti politici con effetti perturbatori. A un certo punto, uno o più di questi elettorati potrebbe prendere il sopravvento sulle élite di governo e costituire una minaccia esistenziale per l’ordine prestabilito, per l'Unione europea (UE) o addirittura per la zona Euro. Secondo Greenwood la crescita del PIL reale non supererà l'1,5%, con un’inflazione che scenderà, ma che sarà ben lontana dagli obiettivi di poco inferiori al 2 % ipotizzati dalla BCE.
Il Regno Unito
L'economia britannica, a confronto, si sta comportando piuttosto bene. Segue il modello USA di graduale risanamento dei bilanci ed è aiutata dalle iniezioni di moneta creata dal QE. Dal 2013 il PIL reale è cresciuto in media del 2,3% e, a differenza di quanto osservato nella zona Euro, non c'è stato un problema di deflazione. Tuttavia, a seguito del voto sulla Brexit nel giugno 2016, il Regno Unito rischia di perdere l'accesso, privo di barriere doganali, al mercato dell'UE, di veder calare gli investimenti stranieri diretti e di veder Londra ampiamente ridimensionata come capitale finanziaria europea. Finora, tra le ripercussioni negative c'è stato il calo del 14% dell'indice ponderato su base commerciale della sterlina. La valuta britannica potrebbe però scendere ancora dopo marzo 2017, quando avranno inizio i negoziati formali con l'UE. Queste svalutazioni farebbero salire i prezzi dell’importazione, facendoli avvicinare all’indice dei prezzi al consumo IPC, mettendo a repentaglio la crescita dei salari reali. Poiché la spesa al consumo del Regno Unito rappresenta il 65% del PIL, la riduzione della crescita economica sarebbe significativa. Possiamo attenderci una crescita dell'1,4% e un'inflazione IPC del 2,5%.
Il Giappone di Shinzo Abe
In Giappone, così come nella zona Euro, il risanamento dei bilanci tra le banche e le riforme strutturali procedono a rilento, e l'impatto del "qualitative and quantitative easing" (QQE) è stato di gran lunga inferiore al previsto. Di conseguenza, la crescita è stata debole, e la ripresa dell'inflazione ha rappresentato un costante problema. Le politiche economiche del Primo ministro Shinzo Abe, note come "Abenomics", non sono state all'altezza delle promesse, e le prospettive per il 2017 non sono molto più rosee di quelle del 2016. Prevista una crescita del PIL reale dello 0,7% e prezzi al consumo sostanzialmente invariati.
Le economie dei Paesi emergenti
Nei Paesi emergenti, la creazione in eccesso di credito e l'esagerato ricorso all'indebitamento tra il 2008 e il 2010 hanno richiesto un intervento correttivo tra il 2013 e il 2015 soprattutto in Brasile, Russia, India e Cina. Nel 2016 questa fase sembra essersi conclusa, come dimostrano la stabilizzazione e i modesti rialzi dei prezzi delle commodity nel primo semestre dell'anno e i nuovi afflussi di capitali nelle economie dei Paesi emergenti. Tuttavia, la Cina rappresenta un'eccezione, perché all'inizio del 2014 essa ha introdotto altre misure di espansione del credito. Poiché è di gran lunga il Paese emergente di maggiori dimensioni e il più importante acquirente di materie prime sui mercati mondiali, la ripresa della crescita del credito potrebbe causare l'ennesimo episodio inflattivo. Ciò non solo ostacolerebbe il processo di adeguamento di questo Paese verso un modello maggiormente orientato alla crescita, ma avrebbe anche un grave effetto domino sui mercati emergenti, in particolari sui produttori di materie prime e sulle economie dell'estremo oriente.