La fiducia delle imprese continua a calare. L’ultima conferma viene dal Regus Business Confidence Index, realizzato da Regus intervistando 24mila manager e imprenditori in oltre 90 Paesi. Con una sorpresa: dalle 530 interviste condotte in Italia, la fiducia è risultata in aumento, per quanto di 1 solo punto, da 79 a 80, rispetto all’aprile del 2012.
Meno di una su quattro è soddisfatta del Governo
Certo, la fiducia delle imprese italiane resta nettamente inferiore a quel 100 (valore di riferimento medio dell’indice di fiducia) fissato al lancio del Regus Business Tracker nel lontanissimo (almeno dal punto di vista economico-finanziario) settembre 2009. Oggi solo il 22% delle aziende italiane coinvolte si dichiara soddisfatto delle politiche e dei provvedimenti adottati finora dal Governo a sostegno dell’economia.
Le PMI soffrono ovunque
Ma non va particolarmente meglio neppure nelle altre principali economie mondiali, con l’ovvio distinguo dei Paesi emergenti, dove la fiducia resta ben superiore a quella registrata nelle economie mature. Il calo di fiducia riguarda in particolare le PMI, sia nelle economie mature sia in quelle in via di sviluppo: a destare preoccupazione è soprattutto la difficoltà di accedere al credito e la gestione dei flussi di cassa. Si segnala in particolare l’esigenza di poter accedere a servizi con costi basati sull’uso effettivo, che permettano alle imprese di ridurre le spese fisse e conservare flessibilità e agilità.
Necessità e proposte delle imprese
Tornando all’Italia, l’11% delle aziende ha dichiarato una crescita del fatturato (contro il 12% di aprile 2012), con una riduzione dei profitti del 3%. Piccole aziende e start up segnalano criticità soprattutto nelle vendite (48%), nei pagamenti (46%), nelle attività amministrative (40%) e nei flussi di cassa (35%). Non sorprendono le misure che le imprese vorrebbero dal Governo per sostenere in maniera significativa la loro attività: la riduzione delle tasse (77%), la riduzione dei costi relativi agli interessi passivi (ancora il 77%) e garanzie per i crediti all’esportazione (31%).
Meno di una su quattro è soddisfatta del Governo
Certo, la fiducia delle imprese italiane resta nettamente inferiore a quel 100 (valore di riferimento medio dell’indice di fiducia) fissato al lancio del Regus Business Tracker nel lontanissimo (almeno dal punto di vista economico-finanziario) settembre 2009. Oggi solo il 22% delle aziende italiane coinvolte si dichiara soddisfatto delle politiche e dei provvedimenti adottati finora dal Governo a sostegno dell’economia.
Le PMI soffrono ovunque
Ma non va particolarmente meglio neppure nelle altre principali economie mondiali, con l’ovvio distinguo dei Paesi emergenti, dove la fiducia resta ben superiore a quella registrata nelle economie mature. Il calo di fiducia riguarda in particolare le PMI, sia nelle economie mature sia in quelle in via di sviluppo: a destare preoccupazione è soprattutto la difficoltà di accedere al credito e la gestione dei flussi di cassa. Si segnala in particolare l’esigenza di poter accedere a servizi con costi basati sull’uso effettivo, che permettano alle imprese di ridurre le spese fisse e conservare flessibilità e agilità.
Necessità e proposte delle imprese
Tornando all’Italia, l’11% delle aziende ha dichiarato una crescita del fatturato (contro il 12% di aprile 2012), con una riduzione dei profitti del 3%. Piccole aziende e start up segnalano criticità soprattutto nelle vendite (48%), nei pagamenti (46%), nelle attività amministrative (40%) e nei flussi di cassa (35%). Non sorprendono le misure che le imprese vorrebbero dal Governo per sostenere in maniera significativa la loro attività: la riduzione delle tasse (77%), la riduzione dei costi relativi agli interessi passivi (ancora il 77%) e garanzie per i crediti all’esportazione (31%).