Startup innovative: un ecosistema in crescita

startup innovative in Italia

Qual è oggi lo stato di salute delle startup innovative in Italia? Un recente studio di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nelle business information, offre una fotografia aggiornata e consente di approfondire caratteristiche e trend di questa tipologia di imprese.

Dall’analisi emerge che a fine dicembre 2023 oltre tre quarti (77,8%) delle realtà imprenditoriali innovative sono microimprese, con meno di dieci dipendenti (il 77,4% addirittura ne ha meno di due) e con un fatturato, o totale di bilancio annuo, inferiore a due milioni di euro.

In prevalenza queste startup si occupano della produzione di software non connessi all’edizione (31,9%), segue l’attività di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle altre scienze naturali e dell’ingegneria (10,9%), dei portali web (6,2%) e di quelle che svolgono consulenze nel settore delle tecnologie dell’informatica (4,8%).

In fondo alla graduatoria si trovano, invece, le startup innovative legate al manifatturiero come quelle che costruiscono robot industriali (0,4%) o che fabbricano apparecchi elettromedicali (0,4%).

Guardando alla forma giuridica, la popolazione delle realtà innovative è composta esclusivamente da società di capitali, in particolare risulta una preminenza di società a responsabilità limitata (93,3%), rispetto alle società per azioni (0,8%).

Relativamente alla distribuzione per fatturato, agli estremi sono posizionate le imprese innovative con un fatturato inferiore ai 10mila euro (34,5%) e quelle con un fatturato superiore a un 1 milione di euro (3,2%).

Guida il Nord-Ovest, il 27,4% è in Lombardia

La distribuzione sul territorio italiano fotografa una situazione nota: il Nord-Ovest è la macroarea con la maggiore concentrazione di realtà innovative (34,7%), seguita dal Sud Italia (21,1%), il Centro (20,6%), il Nord-Est (17%) e infine le Isole (6,6%).

La distribuzione regionale vede ancora una volta in cima alla graduatoria la Lombardia con circa il 27,4% delle startup innovative italiane.

Completano le prime dieci posizioni il Lazio (12,3%), la Campania (10,7%), l’Emilia-Romagna (7%), il Veneto (6,4%), il Piemonte (5,5%), la Sicilia (5,2%), la Puglia (4,6%), la Toscana (4,5%) e l’Abruzzo (2,2%).

Passando alla distribuzione a livello provinciale delle startup, Milano si conferma in prima posizione (19,7%). Seguono le province di Roma (11,1%), Napoli (5,6%), Torino (4%), Bari (2,3%), Bologna (2,2%), Salerno (2,1%), Padova (1,8%), Brescia (1,8%), Catania (1,8%), Bergamo (1,8%), Firenze (1,7%), Palermo (1,6%) e Verona (1,5%).

Quasi 1 su 2 ha una propensione medio-alta all’innovazione

L’ecosistema delle startup italiane si caratterizza per un buon livello di innovazione. Infatti, solo il 3,8% della popolazione ha uno score di innovazione basso e il 13,3% un punteggio al di sotto della media. Al contrario le startup innovative con uno score medio sono il 17,5%, quelle con un punteggio sopra la media il 18,5% e quelle con uno score alto l’8,5%.

Inoltre, le realtà innovative si distinguono per una sufficiente dimestichezza con il canale online: l’11,2% delle startup fa registrare una digital attitude alta e l’8% un punteggio sopra la media. Al contrario, le realtà innovative al di sotto della media sono il 23,5%, mentre quelle con uno score basso il 13,2%.

osservatorio crif grafico

Startup innovative femminili: i numeri

Le startup innovative a conduzione femminile o a partecipazione femminile prevalente sono il 12,7% del totale della popolazione.

Nello specifico, le realtà innovative guidate in maniera esclusiva da donne sono il 3,9%, quelle con una partecipazione forte il 6,6% e le realtà con una presenza maggioritaria il 2,2%.

Le startup innovative femminili si trovano prevalentemente nel Nord Ovest (30,2%, di cui il 24,6% in Lombardia).

La Campania (12,6%) è la seconda regione del ranking (25,2%), seguono il Lazio (12,5%), la Sicilia (6,8%), l’Emilia-Romagna (6,8%) e il Veneto (5,6%).

Il numero di persone occupate in queste realtà è aumentato esponenzialmente negli ultimi tre anni: a dicembre 2022 si contavano quasi 1.400 addette (+40,3% rispetto al 2021 e addirittura +136% rispetto al 2020).

Anche il fatturato delle realtà innovative femminili è in forte aumento: 116 milioni di euro a fine 2021 (+80,3% rispetto al 2020).

Quasi il 25% delle startup innovative sono guidate da giovani under 35

Le imprese la cui media delle età dei soci e degli amministratori è inferiore a 35 anni sono il 24,6% della popolazione analizzata (il tasso dell’imprenditoria giovanile in Italia è pari al 14,9%).

Tra le realtà innovative l’1,7% sono PMI mentre il 22,9% sono startup. Nello specifico, il grado di partecipazione giovanile nelle startup innovative è nell’11,5% dei casi esclusivo, nel 12,4% forte e nel 3,8% maggioritario.

 Una startup innovativa giovanile su due, il 51,6%, si trova nel Nord Italia: Lombardia (27,2%), Emilia-Romagna (6,8%), Piemonte (6,1%), Veneto (6%), Liguria (2,1%), Trentino-Alto Adige (2,1%), Friuli-Venezia Giulia (1,2%) e Valle d’Aosta (0,1%).

Minore la percentuale nel Sud Italia (21,3%), al Centro (20,3%) e nelle Isole (6,8%).

Anche il numero di occupati nelle startup innovative a conduzione giovanile è aumentato negli ultimi tre anni. Infatti, a dicembre 2022 i dipendenti erano circa 4.400 (+65,2% rispetto al 2021 e +231,1% rispetto al 2020).

La partnership con la banca come acceleratore di crescita e innovazione

Per caratteristiche e stadio di sviluppo, le startup necessitano di supporto operativo e creditizio per consolidarsi e crescere. Sono indispensabili consulenze specifiche per la gestione delle risorse umane e finanziarie, così come per il marketing.

Nella relazione con queste imprese i player finanziari possono evolvere il loro ruolo, da finanziatori di un business plan a quello di partner per accelerare nella crescita e innovazione, favorendo la creazione di sinergie commerciali fra soggetti che detengono competenze verticali e fungendo da consulente per l’accesso alle migliori condizioni di credito e affrontare le sfide dei mercati.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio/febbraio 2024 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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