L’opportunità di una seconda vita per i borghi italiani, grazie a PNRR e crowdfunding

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Turismo sostenibile e nomadi digitali. Sono due megatrend del mondo post-Covid che offrono un’opportunità unica di rilancio per i borghi italiani.

Che possono riqualificarsi e rinascere, dotandosi di servizi all’avanguardia, per intercettare la nuova voglia di lavorare da remoto e fare esperienze di vita, particolarmente sentita dai Millennials occidentali.

Per cogliere l’opportunità ci sono i soldi del PNRR e i primi strumenti di investimento che stanno percorrendo una terra ancora incognita. Ma serve anche una visione strategica da parte delle Amministrazioni Locali: e, purtroppo, spesso è proprio questa a mancare. Se ne è parlato in una conferenza organizzata da ITS Italy.

PNRR e borghi: 1 miliardo di euro

A disposizione della riqualificazione dei borghi italia c’è un miliardo di euro, di cui 200 milioni sono già stati allocati.

La misura non si limita alla riqualificazione degli edifici, ma ha l’obiettivo dichiarato di creare una decina di nuove imprese per ogni borgo. Le quali riceveranno dei fondi ad hoc dalle amministrazioni regionali.

Turismo e nomadi digitali

Chi dovrebbe andare a vivere, in questi borghi riqualificati? Due categorie di persone.

La prima sono viaggiatori e telelavoratori, alla ricerca di un’esperienza di vita, della durata anche di qualche mese, in un’Italia a dimensione d’uomo che percepiscono come autentica. Si usa l'espressione "nomadi digitali" per indicare, in particolare, chi può lavorare da qualunque posto nel mondo e "saltella" da un luogo all'altro unendo esplorazione e lavoro.

La seconda sono persone originarie del borgo, oppure della zona, che hanno dovuto lasciare il territorio per la scarsità di lavoro. E che ora possono fare ritorno, magari con competenze acquisite altrove, per aprire una loro attività e rispondere alle inedite esigenze del borgo.

Difficile, infatti, pensare di attirare nomadi digitali e turisti di medio termine senza offrire: una connessione a banda larga a internet; servizi di assistenza medica di buon livello, eventualmente anche in forma ibrida con teleconsulto; dei buoni collegamenti di trasporto pubblico; idealmente anche servizi di mobilità condivisa, magari elettrica, per permettere ai nostri “nomadi” di esplorare in libertà.

E aggiungiamoci anche uno sportello bancario, o quantomeno un ATM evoluto, per fare le operazioni bancarie di base, perché vivere senza contanti in certe zone è complicato per un italiano, figuriamoci per un espatriato.

Ecco, per il rilancio dei borghi servono anche questi valori intangibili, ma che contribuiscono alla qualità della vita molto più del panorama da cartolina, nel quale troppi piccoli centri in Italia hanno confidato per la loro promozione turistica. La fotogenia serve forse a finire in qualche post di Instagram, ma per trattenere un viaggiatore, per incantarlo, ormai ci vuole qualcosa di più.

Che cosa vogliono i nomadi digitali

E che cosa ci vuole ce lo dicono i dati. Come ha raccontato Giacomo Trovato, Country Manager di Airbnb Italia, stanno scendendo le prenotazioni nelle grandi città italiane, a favore proprio dei piccoli centri.

In generale, circa la metà dei cosiddetti host (le persone che permettono di affittare per periodi più o meno brevi le loro abitazioni su piattaforme online, NdR) suggeriscono ai viaggiatori attività da svolgere nelle vicinanze.

E il 40% dello speso extra dei turisti si dirige verso attività nelle immediate vicinanze delle case. Insomma, i viaggiatori generano indotto.

Sempre da AirBnB, però, arrivano altri dati interessanti: sta aumentando il numero di prenotazioni lunghe. Il 50% è per almeno una settimana, il 20% (che fa ovviamente parte del 50% precedente) si estende addirittura a 4 settimane.

La tendenza a questo nuovo modo di soggiornare è in atto: è di pochi giorni fa la notizia che il portale Booking.com consente ora di prenotare appartamenti per un periodo superiore ai 30 giorni consecutivi.

Una parte dei viaggiatori non cerca visite mordi e fuggi, ma una piena immersione nella vita e nella cultura italiana. Il 27% dei viaggiatori che scelgono l’Italia su AirBnB cerca appositamente un borgo, ma il 93% dichiara che vorrebbe includere almeno un soggiorno in un borgo nel corso del proprio viaggio.

Per accogliere questi turisti, però, un borgo deve dotarsi dei giusti strumenti: il 65% dei viaggiatori ritiene essenziale il wi-fi, il 61% cerca un costo della vita contenuto, il 40% vorrebbe delle attività culturali nelle vicinanze. E il 55% apprezza un portale web con tutte le informazioni necessarie.

Non solo molti piccoli centri ad alto potenziale turistico non sono pronti. Ma c’è anche il rischio che ognuno vada per la propria strada, generando qualche centinaio di iniziative completamente slegate l’una dall’altra e capaci di confondere il visitatore.

Mentre la cosa giusta da fare è imitare quei Paesi che hanno fatto dell’attrazione degli espatriati uno dei perni della loro strategia turistica. Come il Portogallo. I soldi ci sono, e lo vedremo a breve, ma manca una visione chiara da parte della Pubblica Amministrazione.

PNRR e crowdfunding per i borghi

Del miliardo di euro del PNRR abbiamo già detto. È indicativo, comunque, che per il primo bando PNRR siano arrivate circa 1.700 domande, nonostante i Comuni con meno di 5mila abitanti siano oltre 5mila. Due terzi dei potenziali beneficiari non ha partecipato.

Poi c’è il fronte degli investitori privati. Gli istituzionali, da un lato, e i piccoli risparmiatori che utilizzano il crowdfunding per trovare rendimenti interessanti.

Agli istituzionali si rivolge ITS Italy, nata nel 2020 proprio per promuovere investimenti, anche esteri, nei borghi italiani. Ma Danilo Broggi, Senior Advisor di EOS Investment e Real Asset Partner, ha sintetizzato efficacemente le tre principali difficoltà nel proporre a un investitore qualificato di dirigere il proprio denaro in un borgo italiano.

Non è mai stato fatto prima, non c’è un track record (quindi uno storico delle transazioni passate da utilizzare per analizzare il rischio) e, soprattutto all’estero, Italia fa rima con burocrazia. In particolare nell’immobiliare.

L’esempio a cui guardare per convincere i grandi investitori è quanto di più lontano si possa immaginare da un borgo: Milano. Perché nella città lombarda i capitali internazionali arrivano, eccome. Hanno visto con i loro occhi che il processo funziona ed è consolidato. Servono certezze anche per chi investe sul territorio.

E poi c’è il crowdfunding

ITS Italy ha anche un braccio crowd, con una piattaforma di lending che permette ai piccoli risparmiatori di destinare il loro denaro a progetti di riqualificazione di edifici, con rendimenti annui medi tra l’8% e il 10%. Il rimborso avviene in media in 7 mesi.

Partita tra fine 2021 e inizio 2022, ITS Lending ha chiuso 15 campagne con una raccolta di circa 780mila euro.

Con il nuovo regolamento europeo sul crowdfunding, la piattaforma guarda ai molti stranieri che amano il nostro Paese per ampliare il bacino dei potenziali investitori.

 

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