Partendo da una fotografia delle imprese sul territorio, nasce un nuovo modello di valutazione della sostenibilità. Che punta a definire le linee-guida per uno standard a livello nazionale. A idearlo sono Confindustria Emilia Area Centro e Deloitte, tramite un’analisi delle imprese associate.
«Oggi le imprese sono chiamate a definire azioni mirate in materia di sostenibilità, che vengono anche giudicate dal mercato – racconta Valter Caiumi, Presidente Confindustria Emilia Area Centro. Ma a livello di misurazioni non ci sono strumenti o indicatori uniformi in grado di valutare le trasformazioni necessarie per adeguare i propri modelli di creazione e distribuzione del valore. Per questo abbiamo realizzato un modello di valutazione dello stato di sostenibilità delle imprese, che le analizza sotto il profilo del profitto, delle persone e dell’ambiente. E l’obiettivo è diventare un punto di riferimento per uniformare la misurazione a livello nazionale».
La prima fase: l’analisi delle imprese
Il progetto ha richiesto circa sei mesi di attività, suddivise in due fasi. In primis, si è svolta l’analisi, con un questionario per raccogliere informazioni e KPI per avere una panoramica degli impatti (economico, sociale e ambientale) generato dalle imprese del territorio, naturalmente in ottica di promozione dello sviluppo sostenibile. I dati analizzati riguardano oltre 93mila dipendenti delle imprese associate, per un campione di circa 100 aziende, che appartengono a più filiere.
Valutare rischi e opportunità
Il modello di valutazione ha permesso quindi alle imprese di disporre di una misurazione chiara per aumentare la consapevolezza dell’impatto delle proprie azioni. «Ma la valutazione permette anche d’identificare eventuali rischi e opportunità rispetto a queste azioni – chiarisce Caiumi –, per considerare i passi successivi nel percorso verso la sostenibilità».
C’è ancora diffidenza
L’analisi è quindi il primo passo verso una strategia più definita e consapevole in materia ESG da parte delle imprese. Per questo motivo, la seconda fase del progetto riguarda la comunicazione: il racconto alle imprese di questo progetto e dei suoi obiettivi.
«Il progetto ha evidenziato due velocità di approccio al tema – sottolinea Caiumi. Da un lato aziende che hanno accolto con grande entusiasmo l’iniziativa, certamente favorite da un contesto di filiera più sensibile al tema stesso, e dall’altro aziende ancora poco coinvolte nella valorizzazione di attività legate alla sostenibilità».
Verso lo standard
Per questo motivo si avverte maggiormente la necessità di chiarezza e quindi di trovare uno standard per valutare la sostenibilità.
«Rappresentando uno dei più importanti poli manifatturieri in Italia, attraverso questa iniziativa intendiamo proporre un linguaggio comune, un modello strutturato di analisi su cui uniformare le diverse misurazioni sul fronte sostenibilità – conclude Caiumi – e comprendere le potenzialità che l’adozione di approcci sostenibili possano offrire alle aziende».
I KPI definiti insieme a Deloitte
Per valutare i valori ESG sono stati creati, insieme a Deloitte, degli indicatori precisi che valutano: le emissioni di GHG, le informazioni sulla catena di fornitura, i consumi da fonti rinnovabili, il valore degli investimenti ambientali (per l’ambito Environmental); la forza lavoro per genere, la tipologia contrattuale, la tipologia d’impiego, il valore degli investimenti sociali (per l’ambito Social); la presenza delle donne nei CdA e nei ruoli di direzione, le fasce di età per i ruoli nei CdA e nei vertici aziendali (per l’ambito Governance).
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.