Massimizzare l’efficienza, anche grazie alla tecnologia, ma preservando competenze e “tocco” umano: è la prossima sfida per le aziende della tutela del credito. Leggendo i dati del XVI rapporto Unirec, presentato lo scorso maggio a Milano, spiccano alcuni trend che bene descrivono questo scenario.
Il volume della gestione Conto Terzi è ormai arrivato a 188 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con i dati dell’anno precedente. E il settore si conferma molto efficace, con i crediti recuperati che salgono del 5% a quota 22 miliardi e portano la performance di recupero al 12%, la più alta mai registrata nei sedici anni del Report.
«Nel corso del 2025 il comparto ha registrato un significativo incremento della produttività con una crescita del 15% e delle performance medie, che salgono al 12% - commenta Cristian Bertilaccio, Presidente di Unirec. Complessivamente, il valore dei crediti gestiti rappresenta l’8,3% del PIL, a conferma del ruolo delle società di gestione del credito quale attore fondamentale dell’infrastruttura economica del Paese. I dati evidenziano la capacità dell’industry di poter accogliere nuove sfide estendendo auspicabilmente in futuro il proprio contributo anche alla gestione dei crediti erariali».
La granularizzazione delle pratiche
Un ottimo risultato che nasconde, però, dei segnali di potenziale stress. È infatti cresciuto del 15% il numero medio di pratiche gestite da ogni operatore, pari a 4.615; mentre è in calo il ticket medio, sceso dai 4.135 euro del 2024 ai 3.635 del 2025.
In sintesi: ogni addetto lavora su più posizioni, mediamente più piccole che un tempo. Questo fenomeno di “granularizzazione” delle pratiche si è tradotto, come detto, in un picco di produttività, grazie a processi resi sempre più efficienti dalla digitalizzazione e dell’automazione delle attività a maggiore valore aggiunto, oltre che grazie a una efficace segmentazione dei portafogli.
Pressione sui ricavi
E altri segnali a cui dare attenzione provengono dai dati relativi alle provvigioni, in calo guardando sia agli importi recuperati (dal 3,9% al 3,1%) sia a quelli affidati (dallo 0,43% allo 0,37%).
Questa pressione sui costi non deve compromettere, nel lungo termine, il mantenimento di competenze, attenzione e qualità, in particolare per le posizioni più complesse, ad esempio quelle con un contenzioso in corso oppure i crediti secured.
Si osserva anche un progressivo allargamento del perimetro delle attività delle aziende del settore, che si espandono in servizi complementari, dalla raccolta e fornitura di informazioni commerciali, all’attività di due diligence, passando per il supporto alla gestione di portafogli performing. Generando, così, nuove fonti di ricavo.
E costi in ascesa
Le imprese del settore si trovano, nel contempo, a gestire costi crescenti, soprattutto per tecnologie e compliance. Il Rapporto Annuale Unirec di quest’anno ha indagato proprio l’andamento della struttura dei costi e le associate hanno segnalato un incremento delle spese di compliance: gli ambiti più onerosi sono la cybersecurity, il GDPR, l’antiriciclaggio e l’adeguamento agli standard normativi e regolamentari di settore.
Mantenere la qualità
È in questo contesto che suscita qualche preoccupazione il calo del 4% del numero di addetti alla home collection, vale a dire gli operatori a contatto diretto con il cliente finale, quelli in cui le competenze legate al recupero si accompagnano a soft skill di gestione della relazione.
«La home collection – osserva a questo proposito il Presidente di Unirec, Cristian Bertilaccio – è la piattaforma di recupero più costosa, ma anche la meglio attrezzata per gestire il cliente. La nostra industria è solida e ha la capacità di scalare, ma dobbiamo fare attenzione a tutelare tutto quanto abbiamo sviluppato in questi anni, proteggendo i livelli provvigionali».
Interfacciarsi con il debitore nel modo migliore possibile, a vantaggio anche della committente, richiede infatti figure specializzate, con una retribuzione sostenibile. E l’eccessiva automazione potrebbe rivelarsi deleteria.
Una gestione sempre più precoce
I settori bancario e finanziario restano i principali committenti in termini di volumi, ma anche in questo caso si registrano trend evolutivi interessanti. Il primo, in linea con l’andamento generale, è la riduzione del ticket medio. Frutto della spinta normativa degli ultimi anni, che ha consolidato la tendenza a intervenire già nelle fasi più precoci del ciclo di credito.
Nel Conto Terzi Cessionari, poi, si rafforza la prepondenza del settore Finanziario rispetto a quello Bancario: 54% contro 38% per quanto riguarda i valori affidati e 55% contro 28% per i recuperati.
Numeri che raccontano la progressiva sostituzione delle posizioni relative al ciclo delle cessioni bancarie di NPL con nuovi flussi di cessioni, provenienti invece dal credito finanziario specializzato.