La quotazione in Borsa, l’IPO, è un vero e proprio traguardo per le startup di successo.
Ma è un’opportunità anche per le PMI tradizionali: ne abbiamo parlato con Anna Lambiase, CEO di IR Top Consulting.
AG: Tra il 2017 e il 2021, lo dicono i dati, c'è stata una crescita delle Ipo delle Pmi. Voi di IR Top Consulting avete analizzato 19 casi che potremmo definire quotazioni di successo. Che cosa ci insegnano le storie di queste aziende?
AL: Per prima cosa ci insegnano che la quotazione in Borsa sta rappresentando sempre di più un ottimo canale di finanza alternativa per le piccole e medie imprese.
Quindi sta finanziando la crescita attraverso un canale differente dal classico canale bancario, a favore di finanza straordinaria ulteriore, quindi a favore di operazioni di crescita per linee esterne oppure per linee interne, ossia volte a finanziare lo sviluppo strategico dell'azienda dimensionale o industriale.
Secondo il nostro Osservatorio, che si chiama Osservatorio Euronext Growth Milan, curato dalla nostra società IR Top Consulting, al 31 maggio 2022 sono 175 le società quotate in Borsa, con una complessiva capitalizzazione di circa 11 miliardi di euro.
E negli ultimi cinque anni abbiamo assistito proprio a una crescita molto significativa del mercato, sia in termini di numero di aziende, sia di performance dalla quotazione sia proprio di investitori che si sono affacciati su questo mercato.
Questi risultati, quindi, dimostrano il ruolo strategico che il mercato dei capitali oggi sta svolgendo all'interno del tessuto imprenditoriale italiano, volto proprio a permettere alle piccole e medie imprese di innovare, di trovare capitali per la nuova tecnologia, di competere anche a livello internazionale.
Infatti, se guardiamo l'identikit media delle società che si sono quotate su questi mercati, abbiamo un dato di 67 milioni di capitalizzazione, con le tecnologie al primo posto tra i settori, la Lombardia al primo posto tra la Regioni, un 34% di flottante medio e una raccolta media intorno agli 8 milioni per singola quotazione.
Effettivamente noi abbiamo raccontato le storie di queste imprese, anche attraverso la mia recente pubblicazione, “La quotazione in Borsa delle PMI”, e abbiamo verificato come gli imprenditori siano veramente positivi sui risultati ottenuti grazie al processo di quotazione.
Per citare qualche case history di successo, io ricordo Take Off, che si è recentemente quotata, un'azienda pugliese attiva nel trade di abbigliamento e accessori per adulti e bambini è presente su tutto il territorio nazionale e si è quotata proprio con l'obiettivo di accelerare il processo di crescita.
Oppure un'altra azienda che conosco molto bene, cioè Gibus: è un'azienda veneta di Padova, il brand italiano protagonista del settore Outdoor Design e opera nel settore dell'alta gamma e dell’HoReCa ed è presente in Italia in principali paesi europei, con una quota di export significativa e in fortissima crescita.
Tra le motivazioni a sostegno della quotazione ricordate dagli imprenditori che si sono quotate, mi fa piacere riportare alcune parole direttamente degli imprenditori che ricordano come la quotazione sia stata una grande opportunità di visibilità, per alcuni versi inaspettata, soprattutto relativamente al proprio mercato di riferimento, attraverso un’attenzione particolare da parte di fornitori di clienti che si sta concretizzando con contratti di partnership strategiche.
Altri imprenditori affermano come gli investitori esteri, come quelli italiani, abbiano riconosciuto e condiviso i propri valori aziendali. Ed è piaciuta la forza innovatrice, la volontà di guardare sempre avanti, di essere alla ricerca costante di nuove soluzioni. Un altro imprenditore ricorda come l'IPO in sé abbia un implicito vantaggio competitivo rispetto a molti newcomers del settore.
E per concludere, la quotazione ha accresciuto la notorietà del brand a Piazza Affari, offrendo la possibilità di beneficiare di una vetrina importante. Grande ritorno mediatico e poi un ritorno proprio anche sul fatturato.
Ecco perché a me piace ricordare come la quotazione non sia soltanto un'operazione di finanza straordinaria, ma sia essenzialmente un'operazione strategica che permette proprio all'azienda di guardare avanti e di riuscire a slegarsi anche dalle logiche più finanziarie dettate dai tradizionali canali del credito bancario.
AG: Si sente dire spesso che c'è un problema culturale nelle PMI, soprattutto nel caso di imprenditori magari eccezionali nel loro business, ma non sempre capaci di crescere in alcuni aspetti dalla Governance alla reportistica, fino al dialogo con gli investitori. Quanto è importante questo salto di qualità nella cultura aziendale e in che modi si può accelerare?
AL: Infatti emerge una cultura dell’equity in Italia molto più bassa rispetto agli altri Paesi europei. Ma devo rilevare che negli ultimi anni si stanno creando le basi per agevolare l'accesso delle imprese alla finanza, promuovendo proprio un ambiente assolutamente più favorevole all'equity e agli investimenti.
Restano questi temi enunciati della crescita su alcuni aspetti: la governance, il reporting e il dialogo con gli investitori. E proprio il ruolo di un advisor finanziario indipendente e nell'operazione di preparazione dell'impresa al mercato dei capitali e si concretizza attraverso un'attività di screening sui dati di bilancio e di screening sul piano industriale, sull'analisi della qualità del management.
E rientrano in questo ambito, per esempio, anche la nomina degli amministratori indipendenti, che è uno dei requisiti di governance per le società che si portano in Borsa, la definizione del voto di lista, la modifica dello statuto, la politica dei dividendi.
E poi vi sono una serie di attività di valorizzazione dell'azienda. Una delle attività più interessanti, quella del road show di quotazione che si esplica durante la fase finale di preparazione alla quotazione, vede l'impresa che si confronta con un numero importante di investitori istituzionali. E questa attività, poi, dovrà essere perseguita anche a seguito della quotazione sul mercato.
Questo per favorire il rapporto tra impresa e mercato azionario, in quanto dalla data di quotazione l'emittente si trova un nuovo tra virgolette cliente che è il mercato finanziario, composto appunto da investitori ai quali rendicontare la propria situazione patrimoniale, economica e finanziaria periodicamente e annunciare lo sviluppo del business e nuove operazioni.
Ecco questa attività di informativa agli investitori va colmata. Va sviluppata nell'emittente una skill e un expertise che, sicuramente affiancata da un'attività di un soggetto competente su questo tema, può comunque aiutare l'azienda assolutamente cogliere del valore, proprio perché da quando l'azienda è quotata il mercato vive di informazione e quindi il mercato incorpora all'interno del prezzo l'evoluzione finanziaria dell'azienda stessa.
Questo percorso di crescita significa ottenere una performance positiva del titolo in Borsa, che è un po’ l'obiettivo per cui le aziende si quotano e gli investitori investono in quelle realtà.
Al termine del processo di quotazione l'azienda quindi ottiene essenzialmente grandi vantaggi: finanziare la crescita grazie al reperimento di risorse finanziarie da impiegare in piani di sviluppo aziendali, aumentare la propria capacità competitiva attraverso un ritorno anche mediatico, una visibilità che altre modo l'azienda non potrebbe ottenere.
E poi valorizzare l'impresa grazie all'utilizzo del valore oggettivo e trasparente dato da un prezzo del titolo sul mercato che ogni giorno si esplicita proprio nella capitalizzazione dell'azienda totale. Dunque la liquidità del titolo può portare l'azienda a ottenere operazioni di finanza straordinaria attraverso scambi azionari. Ecco, anche questo è un elemento fondamentale e una grande motivazione di successo di una quotazione.
Non dimentichiamo l'ultimo obiettivo che è il passaggio generazionale. Infatti la quotazione facilita proprio l'eventuale uscita di azionisti non più interessati alla permanenza nel capitale aziendale.
AG: Un altro tema ricorrente è quello della diversità del mercato italiano rispetto ad altri grandi paesi europei in termini, ad esempio, di liquidità, di presenza di investitori e di strumenti di incentivazione. Abbiamo parlato di diversità, ma si parla chiaramente di diversità in negativo, in qualche modo di un nostro Paese che è restato più indietro. Qual è la situazione dal vostro Osservatorio? E soprattutto l'Italia sta recuperando?
AL: I numeri del nostro Osservatorio, che verranno tra l'altro presentati nella nuova edizione nel prossimo luglio, evidenziano un'importante crescita del nostro mercato e miglioramento del divario tra l'Italia e gli altri Paesi d’Europa.
Parliamo per esempio della liquidità. Milano evidenzia un miglioramento a partire dall'ultimo 2017, anche per effetto l'introduzione dei PIR ordinari. Nel 2021 il controvalore medio giornaliero è stato attestato a 199.000€ rispetto a 104.000 del 2020, e la raccolta totale alla data della costituzione del mercato al 5 maggio 2022 è pari a 5,5 miliardi di euro.
Contemporaneamente, abbiamo avuto una crescita degli investitori istituzionali che sono oggi 107, più 45% rispetto al 2020. E poi un ruolo centrale nello sviluppo del nostro Paese rispetto agli altri Paesi svolto dagli strumenti di incentivazione. In particolare mi riferisco al credito d'imposta sui costi di quotazione.
Euronext Milano risulta il secondo mercato dopo Parigi in termini di numero di emittenti e il terzo in termini di capitalizzazione dopo Parigi e Amsterdam. Gli emittenti di Milan e Parigi presentano una media degli investitori nel capitale abbastanza simile, anche se il numero complessivo degli investitori presenti su Parigi è molto superiore a quello presente sul mercato italiano.
Possiamo dire, infine, che le società quotate a Parigi vedono la presenza in media di 4,5 amministratori nei consigli di amministrazione, ossia una numerosità comparabile a quella delle omologhe società italiane.
Dunque tutti questi gap si stanno sicuramente colmando, ma c’è ancora un percorso da completare in Italia.