PNRR: la potenza è nulla senza controllo. Riconoscere e supportare le imprese eleggibili

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Quali imprese sono eleggibili per i fondi del PNRR? Come riconoscerle per aiutarle a cogliere le opportunità offerte dal Piano?

Ne abbiamo parlato in un episodio di define banking next, il podcast sulla banca del futuro che AziendaBanca realizza insieme a CRIF, con Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

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AG. Prima di parlare di PNRR, come stanno le imprese italiane? Negli ultimi due anni, lo sappiamo, hanno affrontato problemi enormi: prima la pandemia, ora le vicende geopolitiche, con l’incertezza sui mercati e il rincaro dell’energia. A oltre due anni dall’inizio della pandemia, come stanno le nostre imprese?

SC. In dottrina, quando si studiano sistemi statistici per la previsione dell'andamento dei comparti economici, ci sono tre fattori che vengono considerati come “variabili mortali”, e quindi non governabili e non controllabili. Sono una pandemia, una guerra e un disastro ambientale.

Queste tre variabili che non possono essere previste si stanno verificando tutte contemporaneamente.

Quindi, dal punto di vista dei macrofenomeni aziendali e delle previsioni sul credito siamo in un momento unico nella storia dell’economia moderna. Una lunga crisi che parte dal 2020 e arriva fino ai nostri giorni.

Ora, nella prima parte di questa lunga crisi c’è una prima fase, che parte circa a marzo 2020, ed è quella della pandemia, interrotta da un momento in cui l’emergenza sembrava finita e ripresa poi con nuove ondate.

Poi è arrivata la crisi del caro energia: perché, ricordiamolo, il rincaro energetico è avvenuto mesi prima dello scoppio del conflitto in Ucraina.

E, infine, anche questo conflitto si somma a quanto abbiamo detto finora. Comportando, ad esempio, la mancanza delle materie prime che vengono specificamente dai territori coinvolti.

Tutto questo ha fatto sì che ci sia stato, e c’è ancora, un forte ricorso al credito da parte delle imprese: tutte, a prescindere dalla dimensione. È un elemento che contraddistingue gli ultimi anni.

Se guardiamo i dati degli ultimi mesi, quindi se confrontiamo il 2022 con i due anni precedenti, vediamo che la domanda di credito è in calo. Ma questo fenomeno è normale e atteso: negli ultimi due anni i provvedimenti di finanza agevolata hanno permesso un enorme accesso al credito.

Non poteva essere altrimenti, visto che anche i nostri dati confermano una diminuzione del cash flow durante la crisi. E le imprese hanno richiesto credito, anche solo per le esigenze di breve periodo, e sono state sostenute dal settore bancario.

AG. Ed è in questo contesto che arrivano le risorse del PNRR. Che cosa possono significare queste risorse? Quali sono le occasioni più importanti?

SC. L'occasione è unica, secondo me, nella storia dal dopoguerra a oggi. Effettivamente stiamo parlando di tantissime risorse, tantissime risorse a memoria.

Una dote finanziaria complessiva di circa cento novantadue cento novantuno miliardi di euro: veramente tanti, tanti soldi.

Dove vanno a finire questi soldi? Questa è la domanda che interessa le nostre imprese.

Il PNRR è organizzato in ventisette linee di progetto. Queste linee di progetto sono gli assi strategici degli investimenti.

Cos’è un asse strategico? Un asse strategico è ad esempio, l’ambito della digitalizzazione e dell’innovazione, oppure la transizione ecologica, o l’inclusione sociale. Questi sono gli assi strategici per questi finanziamenti, che a loro volta sono organizzati in capitoli e missioni.

Le prime due missioni del PNRR sono digitalizzazione, innovazione e competitività, cultura e turismo, la prima; e la transizione ecologica la seconda. Queste due valgono quasi la metà dei fondi disponibili.

L’indicazione geopolitica è chiara: dobbiamo far fare alle imprese un salto di qualità su queste linee di progetto. E allora mettiamoci nei panni delle imprese e chiediamoci: quali possono accedere a questi fondi, con quali modalità e con quale sviluppo?

AG. Ed eccoci così alla eleggibilità delle imprese ai fondi del PNRR. In concreto, è possibile stimare se un’impresa è eleggibile a questo denaro?

SC. Sì, è assolutamente possibile. Lo spiego in termini molto pratici. Se un imprenditore ha un’impresa che rispecchia i requisiti previsti dal PNRR per un dato capitolo di una missione, posso partecipare a un bando.

Se lo vinco, mi arrivano dei soldi. Dal punto di vista regolatorio e operativo, il meccanismo è molto semplice.

Ci sono due punti di attenzione, però. Chi e come aiuta le imprese a partecipare a questi bandi? E chi e come le aiuta a capire se hanno i requisiti?

Sull’eleggibilità al PNRR noi abbiamo una linea di business dedicata, che calcola uno scoring ESG-PNRR. In pratica, siamo in grado di capire se un’impresa è vicina o meno ai requisiti specifici di ogni missione, grazie al nostro patrimonio informativo sulle imprese italiane.

Ho qualche esempio da condividere. Nella prima missione, legata soprattutto alla tecnologia, dal digitale alla banca larga fino alle tecnologie satellitari, abbiamo visto che la quasi totalità delle imprese risulta eleggibile per la cosiddetta Transizione 4.0.

Un numero enorme di imprese che potrebbe partecipare ai bandi e vincerli, perché ha i requisiti.

Faccio un secondo esempio: le politiche industriali di filiera e l’internazionalizzazione. Anche qui ci sono moltissime imprese, soprattutto al Meridione, che sono in grado di partecipare a questi bandi e di vincerli.

Un ulteriore esempio. Ci sono 1.158 imprese in linea con i criteri per le tecnologie satellitari e l’economia spaziale. Non sono certo un ingegnere spaziale, ma dalle fonti informative a disposizione si individuano i comparti anche di questo specifico comparto.

Ad esempio, il 68% di queste imprese eleggibili è al Nord e l’85% ha meno di 150 dipendenti. Sono imprese piccole ma fenomenali. E forse questi imprenditori non sanno che hanno le carte in regola per accedere al PNRR.

AG. In effetti, dai risultati della vostra analisi risultano molte le imprese eleggibili. Quante di loro sono consapevoli di essere in linea con i criteri del PNRR?

SC. Una su tre ha questa consapevolezza, quindi un numero basso rispetto all'effettiva potenzialità. E qui, in un certo senso, scatta anche il ruolo di società di sistema come la nostra, ma anche e soprattutto del sistema bancario italiano.

Tanto per darvi un altro dato, solo il 16% delle imprese eleggibili si è già attivato per aderire ai progetti del piano nazionale di ripresa e il 13% ha in programma di farlo. Quindi, il 70% è fermo: non sa o non ci sta dando la giusta attenzione.

Partecipare a un bando richiede tempo e risorse.

AG. Possiamo dire che potrebbe essere anche compito delle banche, a questo punto, fare capire alle imprese l’opportunità del piano e magari dare una mano ad affrontare le procedure necessarie per accedere ai fondi?

SC. Sì, assolutamente sì. Certo, la banca è un’azienda che fa business, non può certo regalare il proprio lavoro a qualcuno. I fondi del PNRR non sono della banca, che non ha nessun interesse diretto. Ma può comunque avere un ruolo attivo su due fronti.

Il primo, aiutando l’impresa a fare gli investimenti che possono essere necessari ad arrivare alla piena eleggibilità specificata nel bando, finanziando con prodotti idonei l’azienda per colmare il gap. CRIF qui può aiutare la banca a individuare i punti di intervento e di investimento, grazie alla piattaforma PNRR Journey.

Un secondo aspetto è accompagnando l’azienda cliente negli aspetti burocratici del bando. Significa dare un segno di vicinanza al proprio tessuto produttivo, ai clienti, alla società civile e al territorio. E questo secondo me è un elemento molto importante.

La banca è in grado di fare una consulenza a una PMI sul PNRR? Forse sì, ma in ogni caso ha a disposizione il supporto di aziende come la nostra, penso alla business line CRIF BPO, che si mettono al servizio della banca e svolgono in suo nome questo compito per le imprese clienti.

 

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