CRIF, in collaborazione con il professor Lorenzo Gai dell’Università degli Studi di Firenze, ha condotto una ricerca su un campione di circa 100mila imprese garantite da quasi 100 Confidi (vigilati e non) al 31 marzo 2022. Sull’ecosistema di dati proprietari CRIF alla base dell’analisi è stata associata per ciascuna impresa una valutazione di eleggibilità sulla base del PNRR-Index, sia a livello complessivo per tutte le missioni sia per le singole missioni in cui si articola il PNRR.
Oltre 9 su 10 eleggibili
Dalla ricerca è emerso che il 93% delle imprese garantite da Confidi risultano complessivamente eleggibili al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e di queste il 2,2% mostrino una forte eleggibilità. Nello specifico, Primario (99,4%) e Costruzioni (97%) sono i macrosettori con la maggiore incidenza di imprese complessivamente eleggibili (eleggibilità forte e debole). Servizi, Commercio e Industria registrano invece le maggiori quote di imprese non eleggibili.
Dal punto di vista territoriale, Trentino (97,8%), Valle d’Aosta (97,1%) e Calabria (95,6%) risultano le aree più virtuose per incidenza di imprese eleggibili (con eleggibilità forte e debole), mentre Lazio (15,1%), Campania (13,5%), Puglia (12,3%) e Liguria (12,2%) presentano i maggiori valori di aziende «non eleggibili».

Il profilo delle imprese con forte eleggibilità
Dall’analisi emerge che le imprese a eleggibilità forte sono per lo più società di capitali (nel 68% dei casi) in termini di forma giuridica, e appartengono ai settori Costruzioni (29,8% del totale) e Industria (29,1%) sotto il profilo del macro-settore merceologico.
Entrando nel dettaglio dei settori ATECO, i principali nell’ambito del settore Costruzioni sono quelli relativi alla costruzione di edifici residenziali e non residenziali, installazione di impianti elettrici e idraulici e costruzione di strade e autostrade, mentre per l’industria sono relativi alla depurazione delle acque, produzione di energia elettrica, raccolta di rifiuti e fabbricazione di carrozzerie e altre parti per autoveicoli. Per le imprese a Eleggibilità forte si registra, infine, una marcata concentrazione geografica nel Centro-Nord, con Lombardia (19% del totale), Veneto (14,6%) ed Emilia-Romagna (13%) a guidare la classifica, seguite da Sicilia (7,2%), Piemonte (6%) e Marche (5,3%).

Transizione 4.0, cybersecurity e creazione di imprese femminili
La ricerca ha realizzato anche dei focus su alcuni specifici investimenti.
Relativamente alla Transizione 4.0, circa il 5% delle imprese risulta avere una eleggibilità elevata, valore superiore alla media del campione. D’altronde si tratta di ambiti fondamentali per favorire il processo di transizione digitale del sistema produttivo, anche nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale, nonché per accrescere le competenze tecnologiche dei lavoratori.
Per quanto riguarda la cybersecurity, sono pochissime le aziende che risultano eleggibili (1,5% del totale). Tale risultato è fortemente dipendente dalla specificità dell’investimento, il quale richiede requisiti in grado di essere soddisfatti solo da un ristretto numero di aziende. Principalmente si tratta di società di medio-grandi dimensioni, con sistemi informatici autonomi e più appetibili per i Cyber Criminali, che tipicamente sono meno presenti nei portafogli dei Confidi, caratterizzati da una incidenza elevata di imprese medio piccole.
Infine, relativamente alla creazione di imprese femminili, 1 su 5 risulta eleggibile, con il 2,12% di imprese con un’eleggibilità forte. L’incidenza più elevata si riscontra nelle Ditte individuali (imprese e professionisti), probabilmente perché è più immediato e agevole, per un’imprenditrice, partire con tale veste giuridica.
Le evidenze dell’analisi originale CRIF-Unifi possono fornire elementi utili ai Confidi per le proprie politiche e strategie di assistenza e consulenza alle imprese socie nell’accesso ai fondi del PNRR. D’altronde le iniziative collegate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza aprono importanti opportunità per le imprese e per i player finanziari che, da un lato, possono giocare un ruolo di advisory verso le imprese stesse facendo conoscere i bandi e le agevolazioni di finanza aperti sul territorio, e dall’altro possono selezionare e accompagnare le imprese - in portafoglio o prospect - più virtuose e in linea con i singoli capitoli di investimento definiti dal Piano e con le proprie politiche di sviluppo. Per farlo è però imprescindibile che si dotino di un mix di nuove competenze, dati e analytics ‘ready to use’.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di luglio/agosto 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.