In questo appuntamento con define banking next, il podcast sulla banca del futuro che Azienda Banca realizza insieme a CRIF, facciamo il punto sul PNRR.
Un tema su cui l’attenzione è forte da diversi mesi e che sarà sicuramente sotto i riflettori anche per il prossimo anno.
Ne abbiamo parlato con Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.
AG. Il PNRR si poggia su un modello economico più sostenibile in termini ambientali e sociali e su una forte spinta alla digitalizzazione. La pandemia e gli sconvolgimenti geopolitici internazionali dell'ultimo anno, che hanno comportato una crisi energetica e una fiammata dell'inflazione, hanno poi aumentato ancora di più la tensione verso un nuovo modello. Oggi parliamo di due soggetti che sono toccati da questa trasformazione: da un lato le PMI, che devono agire; dall'altro le banche che invece devono accompagnare le aziende clienti in questo percorso. Allora, con quali obiettivi, con quali strategie devono lavorare le banche in questo senso? E soprattutto, che spazio c'è per il business?
SC. Spazio di business tanto, enorme! In questo contesto, le banche possono e devono assumere un ruolo chiave di accompagnamento delle nostre imprese.
Un accompagnamento verso un nuovo modo di fare impresa, che non può prescindere dai paradigmi del digitale latu sensu. E verso una sostenibilità che non è solo essere green, ma è anche legata alla giustizia e correttezza sui temi di genere, di inclusione sociale e così via. È un nuovo modo di vivere, se vogliamo.
Le banche, rispetto alle imprese, hanno un ruolo centrale. Devono cercare di essere quanto più vicine alle proprie imprese clienti per intercettare l'esigenza che viene da loro, ma anche per trasferire di propria iniziativa quelle che sono le opportunità.
Perché sono state liberate molte risorse a livello comunitario che devono essere distribuite sul territorio, alle imprese e alla collettività. Quando ci sono risorse da distribuire c’è complessità amministrativa e, di nuovo, la banca nel suo essere vicina al territorio e alle industrie deve svolgere questo ruolo di accompagnamento.
AG. Siamo entrati nel tema del rapporto tra la banca e la PMI, che è davvero un argomento storico con una letteratura estesa. Quindi andiamo a fare qualche esempio concreto: in che modo la consulenza di un gestore bancario può diventare un driver competitivo per la PMI?
SC. Bisogna sicuramente passare da una visione tattica, se posso, a una visione strategica. Che deve essere disegnata, pensata, progettata e poi messa a terra con una fase esecutiva.
Intendo dire che la figura chiave l'hai citata tu: è il gestore. Il gestore è il mezzo attraverso il quale la banca e l'impresa dialogano. Quindi potete immaginare la quantità di temi su cui la banca e l'impresa oggi dialogano... sono infiniti!
L’impresa vede in un buon gestore un’ancora di salvezza informativa in periodi come questo. Pensiamo ai finanziamenti dei primi decreti del Governo Conte a inizio pandemia… un’impresa in difficoltà chiama il gestore della propria banca.
E quando il gestore è bravo, nella proposizione commerciale la componente “relazione” diventa più importante di quella “prezzo”. Questo è qualcosa che il sistema bancario italiano, e quello cooperativo in particolare, ha capito molto bene.
Ripeto: serve una strategia, cioè un piano che delinea chiaramente il ruolo del gestore. Che va formato e deve avere degli obiettivi, trasmessi anche al territorio. Obiettivi inconsueti rispetto alla tradizionale attività bancaria: con il PNRR non si tratta di vendere più prodotti o aumentare la raccolta.
Con il PNRR bisogna andare a spiegare un progetto che si candida a ricevere denaro dalla Commissione Europea. Un progetto che viene accompagnato dall’offerta della banca.
Ad esempio. Se un’impresa cliente è quasi perfettamente eleggibile per vincere un bando PNRR, ma le mancano tre pannelli fotovoltaici, qualcuno glielo deve spiegare e poi deve fornirle i soldi per comprarli e installarli.
Chi è quel qualcuno? La banca stessa, oppure una società di consulenza a cui la banca si appoggia, che guida l’impresa nel calcolare il proprio score e a individuare ciò che le manca. E, nel caso, eroga un finanziamento con un tasso agevolato.
Questo è un esempio tattico che, che sta dentro una strategia ben studiata.
AG. Il PNRR fissa degli obiettivi di trasformazione e sappiamo che alcune imprese sono più eleggibili di altre. Ma queste aziende sono anche più affidabili dal punto di vista creditizio?
SC. Sono meno rischiose ed è abbastanza intuitivo: un'impresa che ha cura della regolamentazione e che adegua i propri processi produttivi sui criteri che arrivano dalla normativa si comporta in modo sano, prudente e consapevole.
Che è un po’ la caratteristica dei bravi imprenditori. Quindi, al di là di avere una buona idea, in generale essere aderenti a dei principi di digitalizzazione e di modernizzazione di aspetti sociali e ambientali significa saper far bene l'imprenditore. E, quindi, minor rischio finanziario e migliore gestione dell'impresa.
AG. Torniamo su un aspetto importante: al di là della sostenibilità e della transizione, che opportunità di business si aprono per le banche?
SC. Ci sono opportunità dirette e indirette. Dirette, quando la banca accompagna l'impresa nei costi di trasformazioni necessario a raggiungere l’eleggibilità. L’azienda deve fare degli investimenti per vincere un bando e la banca le presta del denaro: classico core business della banca.
Le banche virtuose, e molte lo sono, avranno prodotti particolarmente agevolati e con condizioni accattivanti per l’imprenditore.
Poi c'è il business indiretto, che genera effetti virtuosi. La banca deve accompagnare l’imprenditore per intercettare l’opportunità del PNRR. Non ci guadagna niente a fare questo, anzi: deve formare la rete e istruire i clienti. Ma il ritorno di questo investimento in futuro è super redditizio.
AG. Scendiamo ancora più nel concreto: che cosa deve fare la banca per cogliere queste opportunità di cui stiamo parlando?
SC. Primo: la banca deve capire “chi”. Chi sono le imprese eleggibili? E come individuarle nel proprio portafoglio? Società come la CRIF aiutano la banca e individuare le imprese già nel parco clienti per capire quanto sono eleggibili.
A questo punto, si possono fare delle proposte di integrazione dei fondi di PNRR. Magari un’azienda vince un bando di gara che copre solo in parte un progetto e la banca può integrare con un finanziamento.
Oppure, può fornire un prestito ponte: la banca sa già che l’impresa è eleggibile e, quindi, eroga un finanziamento nell’attesa che il bando sia vinto e arrivino i soldi.
E poi c’è il passaggio fondamentale: l’advisory, la consulenza direttamente in impresa. E se i gestori non riescono a seguire tutti, ci sono società esterne che possono dare una mano.
AG. In sintesi: il PNRR sarà la leva di dialogo tra la banca e l'impresa nel 2023? E perché?
SC. Sì, senza dubbio. Perché ci sono 70 miliardi di euro a disposizione dell’impresa. È un’occasione unica, deve essere sfruttata. Il PNRR è uno strumento operativo che porta denaro nelle casse delle aziende.
Ed entra nel campo delle banche, che devono sostenere le imprese. E non riesco a vedere ragioni di fallimento di questo progetto, se si lavora con attenzione e con una sana e prudente gestione.
