PerMicro al secondo pareggio di bilancio: l’inclusione sociale è sostenibile

PerMicro al secondo pareggio di bilancio
Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro

PerMicro ha chiuso con un pareggio operativo il secondo anno consecutivo. Al di là dei numeri assoluti (l’erogato complessivo del 2025 è di 38 milioni di euro), questo risultato dimostra che il microcredito è qualcosa di molto diverso dalla “beneficenza” e che, se portato a scala, potrebbe contribuire ad affrontare l’emergenza povertà: l’Istat ha infatti da poco confermato che il 22,6% degli italiani è a rischio di esclusione finanziaria e sociale.

E il report sull’impatto economico e sociale dell’inclusione finanziaria realizzato da Triadi sull’attività di PerMicro, racconta cifre alla mano come la giusta combinazione di valore industriale, attenzione alla qualità di portafoglio e ascolto del cliente possono preservare la dignità delle persone, includendole nel tessuto economico e sociale.

Ne abbiamo parlato con Benigno Imbriano, Amministratore Delegato di PerMicro, in un episodio del nostro podcast “#define banking”, di cui questo articolo è un adattamento testuale.

AG. Avete appena presentato uno studio realizzato da Triadi, uno spin-off del Politecnico di Milano, sull'impatto economico e sociale dell'inclusione finanziaria. Quali sono i tre dati emblematici per illustrare il reale impatto positivo e duraturo del microcredito?

BI. Ci sono tre numeri che all'interno del nostro bilancio sociale descrivono il reale impatto del microcredito.

  • 1: il numero medio di posti di lavoro creati da ogni finanziamento che abbiamo concesso alle imprese, oltre a quello dell’imprenditore;
  • 88%: le aziende da noi sostenute che sono ancora in vita a due anni dalla concessione del finanziamento, la maggior parte, tra l’altro, è in crescita;
  • 130 milioni: è l’ammontare, in euro, dei contributi che le persone da noi finanziate hanno dato al Paese in termini di tasse generate dalla loro attività.

AG. L’Istat ci dice che il 22,6% degli italiani è a rischio di esclusione finanziaria e sociale. Chi si rivolge a PerMicro? E come è cambiato il profilo dei richiedenti negli ultimi anni, soprattutto dopo il Covid?

BI. Le persone che si rivolgono a noi hanno difficoltà ad accedere al credito tradizionale, per mancanza di storico creditizio, di garanzie, oppure perché hanno una situazione reddituale o patrimoniale precaria, o ancora un lavoro precario.

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Il Covid ha segnato un passaggio importante per la nostra realtà. Prima, l’80% della nostra clientela era composta da migranti e stranieri, contro un 20% di italiani. Al 31 dicembre 2025, gli italiani erano il 51%.

Dopo il Covid sono infatti iniziati dei fenomeni inflattivi che hanno impattato su moltissime persone, sopratutto operai. Nella nostra società stanno avvenendo fenomeni sociali che iniziano a emergere in modo molto importante.

AG. Il 2025 ha segnato un record, quello del massimo erogato di sempre. 38 milioni di euro, per un totale di 3.167 progetti. La crescita è stata molto più marcata nelle famiglie, rispetto alle imprese: +12,5% contro +2,8%. Da che cosa nasce questa differenza?

BI. Sono numeri che raccontano il nostro percorso, parallelo all’andamento economico-sociale. Da circa quattro anni stiamo equilibrando l’erogato tra famiglie e imprese. Prima del Covid, l’85% della nostra attività era indirizzata alle famiglie e successivamente abbiamo iniziato a dare pari importanza al segmento delle microimprese.

Oggettivamente, i dati dello scorso anno dimostrano che la domanda delle famiglie è in forte crescita. L’attività di PerMicro è anticiclica, cresciamo quando l’economia inizia a presentare segnali di difficoltà. I dati dello scorso anno confermano segnali non positivi che riguardano le famiglie e anche nel 2026 vediamo questo trend.

AG. Nel 2024 avete segnato il primo pareggio di bilancio. Abbiamo delle anteprime sul 2025 (il pareggio è stato annunciato poco dopo questa intervista, NdR) e qual è il tasso di default dei vostri prestiti?

BI. Il 2024 è stato un anno storico. PerMicro ha 19 anni di vita e per i primi 17 abbiamo sempre chiuso in perdita. Il 18esimo, cioè il 2024, è stato il primo anno in cui abbiamo garantito un pareggio e posso dire che anche per il 2025 abbiamo chiuso in equilibrio.

Si tratta di una dimostrazione importantissima. Siamo forte l’unica realtà in Europa che riesce a fare impatto sociale in una condizione di sostenibilità economica, anche se per tanti anni non ci siamo riusciti neanche noi.

Il motivo risiede nella composizione del nostro portafoglio, dove la quota microimprese è iniziata a diventare paritaria rispetto a quella famiglie. Il microcredito alle imprese prevede anche delle garanzie pubbliche, che ci consentono di garantire la sostenibilità.

Come è immaginabile, la rischiosità dei nostri clienti è molto alta e non è assolutamente paragonabile a quella del sistema bancario tradizionale. I nostri livelli di default sono intorno al 9% annuo, mentre in banca in genere sono intorno all’1%.

AG. Il report cita diversi dati sull’impatto in termini di inclusione finanziaria e sociale. Tra i clienti famiglie, a due anni dall’erogazione il 30% ha avuto accesso al credito tradizionale e il 22% ha visto un miglioramento del proprio reddito. Lato imprese, sempre dopo due o tre anni, l’88% è ancora attiva sul mercato e il 30% accede al credito bancario. Il microcredito è effettivamente il primo step per accreditarsi con la finanza tradizionale?

BI. Il microcredito è uno strumento di inclusione, il primo passo verso la bancabilità. Il nostro compito è proprio quello: in PerMicro sosteniamo i clienti nel momento in cui il sistema bancario non li aiuta, per poi portarli nelle condizioni di ricevere fiducia da parte del sistema finanziario.

Di solito, un’azienda cerca di tenersi i clienti migliori. Noi siamo atipici: questi clienti migliori vogliamo perderli, a favore del sistema bancario. E i dati dimostrano che entro il secondo anno, oltre un terzo dei nostri clienti riescono ad avere un prestito da una banca. E questo, per noi, è un successo, il completamento della nostra mission.

AG. Si parla molto di desertificazione bancaria e di come la riduzione della presenza territoriale e delle filiali possa ridurre l’accesso ai servizi finanziari. Che modello ha adottato PerMicro per bilanciare fisico e digitale?

BI. Il credito di inclusione passa dalla prossimità, dall’ascolto, dalla conoscenza delle persone. È un credito difficilmente standardizzabile perché ogni persona è diversa per storica, motivazioni e passato. La prossimità è fondamentale anche perché gli elementi formali sono molto pochi, ammesso che ne esistano.

È un finanziamento tailor-made, fatto su misura, e senza ascolto è quasi impossibile farlo.

La tecnologia e l’innovazione sono importanti per noi perché aiutano il processo. Ma la relazione e il contatto con la persona restano un elemento imprescindibile. Per questo, continuiamo ad aprire filiali. Oggi siamo arrivati a 26, di cui 4 negli ultimi anni e tutte al sud, a dimostrazione del nostro interesse verso un’area in cui l’esclusione finanziaria è particolarmente sentita.

Abbiamo aperto una seconda filiale in Calabria, siamo presenti a Matera, abbiamo due sportelli in Campania, Puglia e Sicilia. Cerchiamo di offrire un supporto concreto a territori che dimostrano di avere delle criticità sociali importanti.

I dati sulla povertà mostrano che le aree più critiche sono le periferie delle grandi città e le aree interne, dove la desertificazione bancaria sta portando effetti non particolarmente positivi.

AG. L’Italia ha anche uno storico problema di sottoassicurazione, che riguarda spesso proprio i segmenti più fragili della nostra popolazione. Avete da poco annunciato un accordo con AXA Italia per approfondare questo problema: quali sono le vostre priorità?

BI. Innanzitutto, siamo orgogliosi dell’attenzione che un partner importante come AXA ha dedicato alla nostra mission verso i non bancabili.

L’educazione finanziaria è uno dei pilastri della nostra attività: oltre al credito, servono assistenza e consulenza, specie per le imprese. E anche l’educazione assicurativa fa parte dei nostri percorsi di formazione: ai clienti forniamo assistenza pre- e post-finanziamento e diventiamo quindi un vero e proprio riferimento anche per scelte non strettamente creditizie.

AG. Riprendiamo un dato già citato prima. Il report stima che le erogazioni di PerMicro negli ultimi 14 anni si siano tradotte in un gettito fiscale di 130 milioni di euro restituito allo Stato, con 18 milioni di euro di risparmio in sussidi. C’è la giusta attenzione al microcredito?

BI. Il dato sul gettito fiscale colpisce moltissimo. Perché dimostra che una categoria di persone che hanno bisogno di aiuto e sostegno possano arrivare a contribuire al bene comune, grazie al loro lavoro.

Questo contributo si divide appunto in due aspetti. Le imposte pagate sui redditi e i minori sussidi. Se tolgo una persona dalla disoccupazione e le permetto di avviare una attività, lo Stato risparmia in termini di contributi.

È importante dire che l’Italia ha una legge che funziona per quanto riguarda il sostegno alle micro e piccole imprese, la legge 662.

Manca, invece, qualcosa di analogo per le famiglie. C’è l’iniziativa importante di realtà in gran parte private o di derivazione bancaria, tra cui Fondazioni, Caritas e Terzo Settore, che creano dei fondi di garanzia. Ma a livello di settore pubblico penso si possa fare qualcosa, in questo ambito.

PerMicro è l’unica realtà in Italia che fa credito di inclusione sulle famiglie, al contrario di quanto accade per le imprese. E questo credo sia l’indicatore di un’esigenza. Su questo segmento c’è una rischiosità importante ma bisogna intervenire per trovare un meccanismo di sostegno, specie in un momento come questo.

 

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