Dare a garanzia i prodotti DOP o IGP in magazzino per ottenere un finanziamento. Il pegno rotativo non possessorio in questi anni si è ritagliato uno spazio nel panorama dei finanziamenti alle imprese italiane, in particolare per il settore del vino.
Vino, formaggio, aceto, salumi e ora anche l’olio. Le eccellenze del made in Italy incontrano il pegno rotativo non possessorio: una soluzione che consente di trasformare i prodotti di valore in nuovo credito per le filiere produttive locali, dando in pegno i prodotti DOP e IGP stoccati in magazzini e cantine. Uno strumento rilanciato dal Decreto Cura Italia del 2020, che lo inserisce tra le soluzioni da mettere in campo per aprire le porte del credito alle imprese agricole.
Il settore vitivinicolo in testa
Il vino è sicuramente il prodotto che si presta meglio al pegno rotativo. Banca Mps è stata una delle prime banche a usare, inizialmente insieme al Consorzio Vino Chianti Classico a giugno del 2020, il pegno rotativo sui vini DOP e IGP. In totale, l’istituto senese ha raggiunto il traguardo di 49 operazioni per 18 milioni di euro di crediti concessi alle imprese vitivinicole (Fonte Ansa, febbraio 2022).
«Lo scopo è fornire sostegno alle imprese del settore in un momento in cui per i produttori era fondamentale continuare a investire, nonostante l’emergenza Covid-19 – affermano da Banca Mps. Abbiamo siglato delle convenzioni con i Consorzi di Tutela, come quello del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. L’iniziativa ci permette di concedere ai produttori un affidamento per un importo massimo pari all’80% del valore del vino posto a garanzia, con tassi di interesse stabili per l’intero periodo. Le aziende, inoltre, possono sostituire le merci sottoposte a pegno con altre, senza rinegoziare il prestito, puntando sulla qualità del vino certificato: in questo modo, la disponibilità del bene rimane in capo al viticoltore. Inoltre, a disposizione dei produttori c’è un’apertura di credito in conto corrente per dare liquidità alle cantine».
L’accordo con il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani estende il pegno rotativo al: Barolo DOCG, Barbaresco DOCG, Dolcetto D’Alba DOC, Barbera D’Alba DOC, Nebbiolo D’Alba DOC e Langhe Nebbiolo DOC. Spetta al Consorzio garantire la stabilità del valore del vino per sostenere la domanda del prodotto.
Far fronte alla crisi ho.re.ca
Anche UniCredit ha scelto di puntare sul settore vitivinicolo italiano, grazie all’accordo con Federdoc e Valoritalia che, a un anno di distanza, ha coinvolto con questo strumento circa 100 PMI, per un controvalore di oltre 60 milioni di euro.
«L’obiettivo è fornire sostegno alle imprese della filiera del vino, colpite duramente durante la pandemia dalla riduzione dei consumi del canale ho.re.ca che, da solo, contribuisce per circa il 42% alla vendita dei vini sul mercato nazionale – spiega Francesco Iannella, Responsabile Small Business di UniCredit. Il pegno rotativo, che permette di valorizzare le scorte convertendole in garanzie per nuove linee di credito a breve-medio termine o per l’emissione di minibond, offre un duplice vantaggio ai produttori: incassare subito il credito, in base ai valori di mercato del vino DOP e IGP in giacenza, e stoccare il vino per l’invecchiamento, mantenendo inalterata la disponibilità e il valore del vino custodito in cantina, che può essere commercializzato anche a distanza di anni, come avviene per i vini più pregiati».
Non solo vino: anche aceto, carne e olio
Ma non c’è solo il vino al centro del pegno. «Crédit Agricole da 40 anni propone prodotti analoghi ad altri sistemi produttivi: la possibilità di mettere in pegno e anticipare importi percentuali è infatti una formula già rodata nel settore lattiero-caseario e in quello dei prosciutti di qualità – racconta Giovanni Silvano, Responsabile Business Unit Affari e Agro di Crédit Agricole Italia. Abbiamo avviato collaborazioni con il settore dell’aceto DOP e dell’olio, dei salumi DOP e della carne trasformata in genere. Siamo scesi in campo con accordi di partenariato con Valore Italia e gli organi di controllo delle maggiori DOP italiane per la verifica dei prodotti a pegno. E per diffondere il prodotto ci siamo messi a disposizione dei maggiori Consorzi di Tutela delle Denominazioni».
Aprire ad altri settori
Crédit Agricole ha stretto quindi accordi commerciali con, fra gli altri, Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Bolgheri, Amarone, Montefalco e Franciacorta. «Attualmente – specifica Silvano – abbiamo in essere linee di anticipo per oltre 30 milioni di euro su tutte le denominazioni con questa formula. Quest’anno andremo a interessare anche le denominazioni meno coinvolte sul mondo del vino, anche per ragioni di dimensione, e soprattutto estenderemo anche ad altri settori la possibilità di usare il pegno».
Anche servizi ancillari: internazionalizzazione ed e-commerce
Intesa Sanpaolo, con il pegno rotativo non possessorio, ha erogato oltre 41 milioni di euro di credito alle PMI del settore agroalimentare italiano. Tra le recenti iniziative spicca quella con il Consorzio Tutela Provolone Padano che vede l’impiego del pegno ma anche attività di consulenza sull’e-commerce e l’internazionalizzazione. E per il 2022, è pronta ad ampliare ulteriormente la gamma prodotti che possono essere dati a pegno per agevolare l’accesso al credito: dai prosciutti, ad altre tipologie di formaggi a lunga stagionatura, fino all’olio.
«Per migliorare la competitività abbiamo messo a disposizione finanziamenti per lo sviluppo della filiera produttiva, favorendo processi di internazionalizzazione, di ricambio generazionale, di reti d’impresa e digitalizzazione, oltre che per la ricerca, innovazione tecnologica, promozione e valorizzazione dei prodotti attraverso la Direzione Agribusiness (composta da 250 punti operativi, di cui 85 filiali, e 1.000 professionisti sul territorio nazionale, NdR) – dichiara Massimiliano Cattozzi, Responsabile Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo. Mentre per l’e-commerce è a disposizione la piattaforma Destination Gusto, che consente anche ai piccoli produttori agroalimentari di vendere i loro prodotti, in Italia e all’estero».
La verifica delle garanzie in mano al Consorzio
Il compito del Consorzio è controllare la filiera produttiva e garantire la qualità del Provolone Valpadana.
«Il personale dedicato alla valutazione e verifica del prodotto dato in pegno effettua controlli periodici sulla consistenza e sul processo di stagionatura – chiarisce Cattozzi. La banca ha inoltre incaricato il Consorzio alla verifica di idoneità delle forme date in pegno dalle aziende consorziate a garanzia delle linee di credito».
La blockchain per il pegno rotativo
È un arduo compito controllare il reale valore dei prodotti dati in pegno. Credem ha quindi scelto di impiegare la blockchain per semplificare questa attività.
«Nel gennaio scorso abbiamo concesso un finanziamento da 20 milioni di euro a favore di Latteria Soresina basato sul pegno rotativo non possessorio e supportato, per la prima volta in Italia, dalla tecnologia di registri digitali condivisi, in collaborazione con Sopra Steria – sottolinea Corrado Biuso, Responsabile Commerciale Medie e Grandi Imprese di Credem. L’obiettivo era permettere al produttore di sostenere i propri investimenti, riducendo operatività e costi, e garantire alla banca la sicurezza del bene posto in garanzia grazie a un presidio della merce con aggiornamenti in tempo reale del controvalore dei pegni, collegato al valore della Camera di Commercio di Milano. Alla base c’è una piattaforma per la gestione in tempo reale dell’inventario (inventory chain platform, NdR), punto di congiunzione di tutti i soggetti che, in momenti diversi e con funzioni differenti, intervengono nel processo di gestione del pegno: cliente, banca e notaio».
La tecnologia per tutte le filiere
Nel dettaglio, la piattaforma riceve i flussi informativi dal sistema che gestisce il magazzino (Wharehouse Management System), relativi alla merce posta in garanzia del finanziamento. «I dati vengono poi rielaborati con appositi algoritmi che consentono un monitoraggio costante del pegno e si generano specifici alert nel caso di anomalie – aggiunge Biuso. Tutte le operazioni dei partecipanti sono quindi annotate in un registro distribuito su blockchain e il vantaggio principale è senza dubbio quello di poter consentire al cliente di monitorare i beni posti a garanzia tramite un sistema di database digitali e condivisi con tutti gli attori. In futuro questa tecnologia sarà inoltre estesa ad altre filiere agroalimentari».
Arriva il SIAN. nel pegno, più spazio per l’olio
La digitalizzazione in aiuto delle aziende dell’olio extravergine DOP e IGP. «Il settore olivicolo può accedere al pegno rotativo grazie al Decreto Cura Italia, ma è solo dal mese di gennaio 2022 che è stato aggiornato il Sistema informatico agricolo nazionale (SIAN), permettendo alle banche, e agli altri operatori della filiera, di conoscere la quantità di olio stoccato all’interno dell’azienda. E offrirlo in pegno per un finanziamento – puntualizza Claudio Volpi, Confagricoltura Livorno e Presidente di Apot (Associazione produttori olivicoli toscani). Il sistema dovrebbe permette di conoscere, in qualsiasi momento, la quantità di olio sfuso presente sul mercato, la sua distribuzione sul territorio e la sua classificazione commerciale».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di aprile 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.