Finanziare la transizione energetica. Parte la corsa alle rinnovabili

finanziamenti rinnovabili

Credito e finanziamenti per sostenere la transizione green di famiglie e imprese.

Ma anche investimenti a sostegno degli impianti e, a breve, delle comunità energetiche: perché il passaggio all’energia da fonte rinnovabile promette ritorni interessanti.

Sono questi i due ambiti in cui il settore finanziario sta lavorando con quello energetico. E sono entrambi molto promettenti.

Gli incentivi a sostegno di imprese e famiglie

Il sostegno a famiglie e imprese è una priorità per tutti gli istituti bancari, che offrono prodotti e servizi ad hoc per l’efficientamento energetico degli edifici, l’installazione di pannelli fotovoltaici, l’acquisto di veicoli ad alimentazione elettrica e così via.

La presenza di un sistema di incentivi pubblici, pur con gli strascichi della vicenda Superbonus, gioca chiaramente un ruolo fondamentale nello spingere famiglie e imprese ad affrontare una spesa spesso significativa.

La rivoluzione parte dagli impianti

La vera partita per la transizione green, però, si gioca su un altro fronte: quello della generazione di energia da impianti definiti “utility scale”, cioè di grandi dimensioni, destinati non tanto all’autoconsumo di un nucleo famigliare o della singola azienda, ma all’immissione sul mercato dell’energia prodotta.

Qui, rispetto al sistema degli incentivi in vigore fino a una dozzina di anni fa, è avvenuta una vera e propria rivoluzione. Il settore finanziario ha sempre fornito credito a lungo termine per gli impianti di produzione a energia rinnovabile: il vecchio sistema degli incentivi forniva una certezza al finanziatore, a cui si aggiungeva la natura infrastrutturale di un impianto di produzione.

Una volta ottenuto l’ok autorizzativo, il rischio di costruzione e di operation erano, di fatto, piuttosto limitati.

Nuove prospettive all’orizzonte, nonostante lo stop agli incentivi

Lo stop agli incentivi ha prodotto quel brusco rallentamento nella crescita delle rinnovabili in Italia, di cui vediamo le conseguenze in bolletta, con un mercato sonnecchiante per diversi anni.

Ma da qualche mese, complice l’impennata del prezzo dell’energia, il finanziamento degli impianti rinnovabili è tornato al centro dell’attenzione, con prospettive completamente diverse.

Lo strumento principe: il power purchasement agreement

Oggi si finanzia la realizzazione di un impianto di energia rinnovabile in un’ottica di mercato: per vendere energia e ottenerne un ricavo.

Uno strumento principe, da questo punto di vista, sono i power purchasement agreement, accordi di lungo termine con cui un’azienda, tipicamente energivora, si impegna ad acquistare l’energia prodotta da uno o più impianti.

L’azienda si garantisce l’approvvigionamento di energia a un costo certo e definito per dieci o venti anni, mentre i gestori dell’impianto si assicurano un’entrata quantitativamente certa per il medesimo periodo.

Esponendosi a un rischio collegato alla solidità dell’azienda cliente: un aspetto che una banca è da sempre abituata a valutare.

L’energia è anche una commodity

Ci sono poi i “progetti merchant”: l’energia è una commodity, sì, ma il cui prezzo sta fluttuando. E questo permette di investirci.

Qui tra i protagonisti troviamo gli hedge fund, attirati dagli alti costi dell’energia, e altri soggetti interessati a cercare il massimo ricavo.

Un trend che facilita anche i lavori di ammodernamento e ampliamento (revamping e repowering) degli impianti già esistenti: nell’ultimo decennio le tecnologie, tanto nel fotovoltaico quanto nell’eolico, hanno fatto passi da gigante.

E un pannello fresco di fabbrica può produrre molta energia in più rispetto a un modello di qualche anno fa.

Gli strumenti di finanziamento

Oltre agli strumenti della finanza tradizionale, come project financing e leasing finanziario, il settore del green guarda con interesse anche a strumenti partecipativi, come il crowdinvesting, come un canale complementare (e, molto più raramente, sostitutivo) rispetto ai finanziamenti ordinari.

L’opportunità delle comunità energetiche

E da qualche mese è arrivato l’attesissimo decreto attuativo sulle comunità energetiche rinnovabili (CER).

Si tratta di associazioni tra famiglie e PMI (ma anche condomini, associazioni, enti locali, enti religiosi, cooperative etc.), ciascuna regolata da uno statuto, che autonomamente producono, gestiscono e utilizzano energia grazie a impianti da fonte rinnovabile.

Un modello decentrato che consentirà di abbattere il costo per gli aderenti, ma anche di aumentare l’indipendenza energetica. A rendere il tutto più appetibile è un meccanismo di incentivi particolarmente premiante.

Diverse realtà bancarie hanno già iniziato a sviluppare un’offerta ad hoc proprio per finanziare al meglio la realizzazione delle comunità energetiche rinnovabili.

E la presenza degli incentivi ha attirato l’attenzione anche degli investitori, mai come ora attratti dalla rivoluzione green.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di aprile 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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