Le imprese europee non hanno un piano credibile per l’obiettivo “1,5°C”, questo il pesante j’accuse del report “Stepping up” redatto da Oliver Wyman e realizzato con l’organizzazione no-profit CDP.
L’analisi è stata condotta su un campione di società che rappresentano in aggregato circa il 75% dei mercati azionari europei
I numeri del report
Nel dettaglio, circa la metà delle imprese inserite nello studio (49%) dichiara di avere piani per la transizione climatica in linea con l’obiettivo degli 1,5°C, ma meno del 5% mostra progressi significativi e un piano credibile in questo senso.
Lo studio rileva che la maggior parte dei piani manca infatti di ambizione e trasparenza in aree chiave essenziali per dimostrare risultati concreti, come la governance, la pianificazione finanziaria e il coinvolgimento dell’intera catena del valore.
Un altro 30-45% delle imprese è classificato "in fase di sviluppo", ovvero ha obiettivi di emissioni meno ambiziosi (allineati all’obiettivo dei 2°C) e fornisce informazioni su almeno la metà degli indicatori. Il restante 50%+ delle aziende considerate ha mostrato solo progressi “limitati”.
In futuro più complesso l’accesso al credito
Sebbene 9 aziende su 10 abbiano avviato iniziative per ridurre le emissioni, il rapporto rileva evidenti lacune nelle azioni da prendere in tal senso. Ad esempio, solo il 26% valuta in che misura le spese o i ricavi si allineano all’Accordo di Parigi e meno del 40% inserisce le questioni climatiche nei rapporti con i fornitori.
Di conseguenza, il report stima che fino al 40% del debito bancario delle aziende analizzate (1.800 miliardi di euro) sia erogato a favore di soggetti che non hanno obiettivi chiari o piani di transizione credibili.
Tuttavia la normativa UE obbligherà tutte le aziende a presentare un piano di transizione climatica ed a includere gli impatti sulla sostenibilità nel proprio rapporto annuale di gestione. Questo renderà l’accesso al credito molto più difficile.
I dati in fatto di biodiversità, deforestazione e sicurezza idrica
Il 7% delle aziende ha dichiarato di avere un obiettivo forte per ridurre le emissioni, il consumo di acqua e la deforestazione, mentre il 39% ha dichiarato di impegnarsi pubblicamente a favore della biodiversità.
Nel frattempo, circa 1 impresa su 5 risulta avere una politica considerata "best practice" per ridurre l'impatto sull'acqua e il 29% adotta una politica "best practice" riguardo alla deforestazione zero.
Manca ancora l'incentivazione economica dei dirigenti aziendali al raggiungimento di questi obiettivi e solo un terzo delle imprese collega la retribuzione dei propri dirigenti anche alla performance aziendale in materia di clima, acqua e deforestazione.
Italia maglia nera d’Europa
Nel report sono incluse anche 86 realtà italiane che hanno presentato un rapporto a CDP sui temi del clima, 16 sulla salvaguardia delle risorse idriche e 6 sulla deforestazione. Deludenti i risultati.
Il nostro Paese ha infatti ottenuto risultati peggiori rispetto alla media europea: il 38% delle aziende italiane considerate è classificata in "fase di sviluppo"; nessuna come “avanzata”.
«Non si possono raggiungere le zero emissioni nette senza considerare anche i propri impatti sulla natura: non abbiamo tempo da perdere », tuona Maxfield Weiss, Executive Director di CDP.
Andrea Federico, partner di Oliver Wyman
«L’analisi con CDP mostra che i progressi nell'adozione delle strategie per la transizione sono insufficienti – aggiunge Andrea Federico, partner di Oliver Wyman. Molti piani mancano ancora di elementi importanti, in primis nel tradurre gli obiettivi dichiarati in piani di attuazione pragmatici, che coinvolgono appieno le filiere di fornitori».