Il confirming svetta con una crescita a doppia cifra, seguita da strumenti ormai consolidati come il factoring e il dynamic discounting, insieme alle carte di credito B2B.
Ma il grosso scivolone tra gli strumenti di supply chain finance è quello delll’invoice trading, che crolla a doppia velocità rispetto al purchase order finance, anche questo in forte contrazione nel corso del 2025.
Ci sono tuttavia due new entry tra le nuove soluzione di SCF dedicate alle imprese, come sottolinea l’edizione 2026 dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano.
Il 24% del mercato potenziale è servito
Lo scorso anno, il mercato potenziale italiano del credito di filiera è cresciuto tra l’1,2% e il 2% raggiungendo un valore tra i 565 e i 567 miliardi di euro di crediti commerciali, secondo le stime dell’Osservatorio.
Il 24% del mercato potenziale è servito da soluzioni di Supply Chain Finance, per un valore complessivo di 133 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con gli anni precedenti, ma con andamenti molto differenti tra le diverse soluzioni.
Andamento differente per le soluzioni
Nel 2025, infatti, il Factoring, cresce del +2,5%, raggiungendo quota 61,8 miliardi di euro, il Confirming del +25%, toccando 2 miliardi di euro, il Dynamic Discounting del +6% (800 milioni di euro), la Carta di Credito B2B del +2% (3,7 miliardi di euro), mentre l’Anticipo Fattura si è mantiene stabile, con un mercato da 55 miliardi di euro.
Ci sono però soluzioni che, per la prima volta dopo diversi anni, mostrano una contrazione. Il Reverse Factoring evidenzia un calo significativo del -6%, scendendo a 8,5 miliardi di euro.
Mentre l’Invoice Trading subisce una flessione addirittura del -41%, arrivando a 300 milioni di euro. Il Purchase Order Finance registra un -20% (1,1 miliardi di euro), dimostrandosi una soluzione ancora poco stabile.
Le new entry: il Pre-maturity financing...
In questo contesto, si affacciano due nuove tipologie di soluzioni che si distinguono dai modelli più “tradizionali”, per la presenza di un Payment Service Provider, che funge da intermediario finanziario e operativo: il Pre-maturity financing e il Post-maturity financing.
Il Pre-maturity financing offre al fornitore il pagamento anticipato delle fatture approvate senza ricorrere alla cessione formale del credito o alla sottoscrizione di un contratto di factoring. Questa soluzione introduce un intermediario specializzato nei pagamenti nell’ecosistema, un Payment Service Provider.
Dopo che il fornitore ha emesso la fattura ed è stata approvata dal buyer, questo può inviare un mandato di pagamento anticipato al PSP, che liquida il fornitore prima della scadenza originaria, applicando una commissione. Il pagamento anticipato è reso possibile da linee di funding dedicate in capo al PSP presso banche o fondi d’investimento.
… e il Post-maturity financing
Il Post-maturity financing, invece, è una soluzione in cui non vi è anticipo del pagamento al fornitore; consente al buyer di ottenere un’estensione dei termini di pagamento senza modificare il rapporto contrattuale con i fornitori.
Dopo che la fattura è stata emessa e approvata, il fornitore viene pagato alla scadenza originaria concordata, ma il pagamento viene effettuato da un intermediario specializzato, tipicamente un PSP, per conto del buyer.
Il PSP utilizza linee di funding dedicate per il pagamento; una volta effettuato, l’obbligazione commerciale del buyer verso il fornitore si estingue e viene sostituita da una nei confronti del PSP. Il buyer rimborsa quindi il PSP secondo i termini di pagamento estesi e previamente concordati, a fronte di una commissione.
In questo modo, il fornitore riceve il pagamento nei tempi previsti, senza essere a conoscenza di tale operatività, mentre il buyer può beneficiare di una dilazione effettiva dei flussi di cassa.
«Il Supply Chain Finance rappresenta oggi uno strumento chiave per affrontare le sfide delle imprese un contesto economico in continua evoluzione – ha affermato Federico Caniato, Direttore dell’Osservatorio Supply Chain Finance. Nel 2025, a fronte di un ulteriore incremento del ciclo di cassa medio e del Capitale Circolante Operativo Netto, da un lato crescono Factoring e Confirming, dall’altro evidenziano un rallentamento o una contrazione alcune soluzioni che avevano mostrato dinamiche espansive negli ultimi cinque anni, come Reverse Factoring, Purchase Order Finance e Invoice Trading. I requisiti informativi più stringenti potrebbero aver influenzato le scelte di alcune imprese, orientandole verso soluzioni meno complesse per la rappresentazione contabile o l’impatto sul bilancio».
«II Supply Chain Finance oggi sta entrando in una nuova fase, in cui l’offerta si sta riposizionando e rinnovando sotto la spinta del contesto macro‑economico, dei nuovi requisiti regolamentari e delle trasformazioni dell’ecosistema – ha spiegato Antonella Moretto, Direttrice dell’Osservatorio Supply Chain Finance. Si osserva la nascita di nuovi modelli di Supplier Financing che modificano l’architettura operativa tradizionale. Le soluzioni di Pre-maturity e Post-maturity financing, abilitate dalla presenza di un attore consentono di anticipare il pagamento ai fornitori senza la cessione formale del credito o di estendere i termini di pagamento del buyer senza intervenire sulle condizioni contrattuali con i fornitori. Queste nuove configurazioni riducono alcune barriere operative tipiche dei programmi di Reverse Factoring e ampliano la platea potenziale di fornitori da coinvolgere».
La rendicontazione delle soluzioni
Sulla base di un’analisi dei bilanci depositati al 31/12/2024 dalle 156 imprese quotate alla Borsa Italiana, l’Osservatorio Supply Chain Finance ha verificato quante di queste imprese rendicontassero l’utilizzo di strumenti di SCF come richiesto dagli standard IASB: il 15% (24 imprese) adotta soluzioni di Supplier Financing e di queste 22 (92%) dichiarano l’utilizzo di queste soluzioni, mentre due non lo fanno.
Solo due, però, pubblicano a bilancio l’informazione dell’utilizzo di tali strumenti in maniera completamente congruente alle richieste degli standard IASB.
Va ricordato che nel 2024, primo anno di entrata in vigore degli standard IASB, non era richiesto alle imprese la completa congruenza agli standard, ma solo di rendicontare obbligatoriamente l’ammontare delle passività del programma.
Rispetto a questa informazione, 15 imprese su 22 (68%) sono conformi, mentre 7 imprese su 22 (32%) non lo sono ancora.