Le imprese stanno difendendo la liquidità e trascurando gli investimenti strategici. È quanto emerge da uno studio realizzato da Innofact in collaborazione con Agicap, che ha coinvolto circa 500 CFO responsabili finanziari, tesorieri e direttori amministrativi di PMI e aziende mid cap, con un focus particolare sull’Italia.
Condotto a maggio 2025, a breve distanza dal Liberation Day in cui il presidente americano Donald Trump ha presentato l’ormai iconica tabellina coi dazi, la ricerca ha approfondito le priorità strategiche di tesoreria per il biennio 2025-2026.
«Le PMI e le aziende mid cap sono il motore del sistema economico italiano, ma troppo spesso restano fuori dal dibattito sulle grandi strategie finanziarie – evidenzia Giacomo Zaninetta, VP Sales di Agicap. Con questa ricerca abbiamo voluto accendere i riflettori sulle loro priorità e sulle migliori pratiche di gestione della liquidità, offrendo spunti concreti utili a rafforzare la posizione delle imprese italiane nel nuovo contesto globale».
Priorità: prudenza
I dipartimenti finanziari delle PMI restano prudenti per il biennio in corso. Per il 2025, in particolare, hanno confermato le priorità del 2024, a loro volta modellate sul 2023.
Due anni fa, però, gli investimenti erano contenuti a causa dei tassi di interesse elevati. Oggi la situazione è diversa: i tassi sono diminuiti ma il commercio internazionale deve fare i conti con i maggiori dazi. E questo costringe le aziende a ripensare le proprie strategie.
I dazi erodono i margini delle imprese europee, che devono assorbire, almeno in parte, i maggiori costi operativi dei clienti statunitensi. Dall’altro, i dazi rafforzano la concorrenza sul mercato interno: le aziende straniere cercheranno di esportare verso i mercati con barriere tariffarie più basse.
Ecco quindi se il caso dei tassi di interesse costringe a un ripensamento: gli investimenti di liquidità a breve termine generano infatti rendimenti sempre più bassi.
Manca accuratezza
Le imprese, però, faticano a capire con precisione i parametri variabili dell’attuale scenario economico (e non è certo una sorpresa). Lo studio di Agicap evidenzia che un’azienda europea su tre ritiene che il miglioramento delle previsioni di cassa, specie nel lungo periodo, sia una priorità. Per potere anticipare meglio le conseguenze degli shock.
Il 48% dei reparti finanziari in Europa prioritizza il controllo dei costi e l’aumento dei ricavi da interessi, mentre solo un’azienda su cinque ha progettato investimenti strategici per il 2025. La liquidità, quando c’è, viene capitalizzata e concentrata su leve a basso rischio, aspettando un momento migliore.
E questo si riflette su un’economia a rilento: la Banca d’Italia ha confermato una stima di crescita dello 0,6% per l’Italia nel 2025, mentre la Commissione europea ha abbassato le proprie previsioni allo 0,9% per l’area euro.
Per quanto riguarda il controllo dei costi, spicca il ruolo della tecnologia: solo il 4% dei CFO intervistati infatti ritiene che non vi siano processi automatizzabili, a conferma dell’importanza delle soluzioni tecnologiche nell’ottimizzare le attività finanziarie operative.
Focus sull’Italia
Questo quadro è particolarmente calzante per l’Italia. Nel nostro Paese, infatti, i CFO attribuiscono ancora maggiore importanza al controllo delle spese, con uno stacco di quasi 10 punti percentuale rispetto alla media europea.
Le PMI e le aziende mid cap italiane sembrano costrette a muoversi in questa direzione, dato che le spese effettuate al di fuori dei processi di approvazione restano elevate. Un precedente studio di Agicap evidenzia che oltre la metà delle aziende italiane (58%) registra gravi problemi legati alle spese non autorizzate. Questi costi imprevisti, infatti, generano scostamenti significativi tra le previsioni e i dati consuntivi.
L’adozione (o meno) di un Treasury Management Software (TMS) determina una maggiore importanza attribuita all’aumento dei proventi finanziari. E solo l’8% dei reparti che dispongono di un TMS si dichiara non soddisfatto dello strumento che utilizza.
Il dato si accompagna a un 5% di reparti finanziari che è attualmente soddisfatto dei processi di gestione della liquidità in uso. Affidandosi al solo budget, infatti, le aziende tendono a chiedere più finanziamenti del necessario, per fare fronte a eventuali incertezza. E questo aumenta, inutilmente, i costi finanziari.
Servirebbe quindi un salto di qualità nella capacità di analisi, previsione e programmazione dei flussi di cassa, per programmare i rimborsi dei prestiti e gestire più precisamente i finanziamenti esterni.
«Rafforzare la cultura del cash management e dotarsi degli strumenti giusti rappresenta oggi il principale vantaggio competitivo per qualsiasi azienda che guardi al futuro – afferma Zaninetta. In un periodo segnato da volatilità dei mercati, nuove normative e pressioni sul capitale circolante, le imprese che investono nell’innovazione della gestione finanziaria sono quelle che riescono ad anticipare i rischi, adattarsi con rapidità ai cambiamenti e cogliere per prime nuove opportunità di crescita. I dati della nostra ricerca confermano che la digitalizzazione dei processi di tesoreria non è più solo una leva di efficienza, ma un fattore chiave per la sostenibilità e la competitività, soprattutto per le PMI e le aziende mid cap italiane».