KYC, il presidio antiriciclaggio sulle imprese evolve in chiave continua

KYC presidio antiriciclaggio sulle imprese

Il presidio antiriciclaggio sulle imprese sta cambiando natura. Sotto la spinta del nuovo framework europeo e del progressivo consolidamento dell’Autorità europea antiriciclaggio AMLA, il KYC evolve da verifica concentrata sull’onboarding a processo continuo, capace di accompagnare la relazione con il cliente lungo il suo intero ciclo di vita.

La valutazione non può quindi limitarsi ai dati anagrafici o all’identificazione del titolare effettivo: deve integrare assetti proprietari, relazioni societarie, appartenenza a gruppi, collegamenti internazionali e segnali economico-finanziari e di pagamento.

Le evidenze dell’Osservatorio “Know Your Customer & Business Lookout” 2026 di CRIF mostrano le principali implicazioni operative di questo passaggio per le funzioni Antiriciclaggio.

Titolarità effettiva: un dato dinamico e multidimensionale

Nel nuovo paradigma europeo, la titolarità effettiva assume un ruolo centrale: non è più un’informazione da raccogliere una sola volta in fase di onboarding, ma un dato da verificare, contestualizzare e monitorare nel tempo.

Gli algoritmi evoluti consentono di identificare automaticamente il titolare effettivo in oltre il 97% dei casi: nell’88,5% delle imprese attraverso partecipazioni dirette o indirette e nell’8,6% attraverso il criterio residuale della carica apicale. Il dato, tuttavia, è dinamico: ogni mese l’1,05% delle imprese italiane cambia il proprio titolare effettivo, rendendo rapidamente superata un’informazione raccolta soltanto all’avvio della relazione.

Le strutture più articolate rappresentano una minoranza, ma concentrano una parte rilevante della complessità operativa: il 3,09% delle imprese presenta catene partecipative su almeno tre livelli, lo 0,85% include una fiduciaria e lo 0,34% comprende società cessate o cancellate dal Registro Imprese.

tabella 1 crif ottobre 2026 830

A questa complessità si aggiunge la dimensione relazionale: l’11,3% dei titolari effettivi controlla due o più imprese e il 20,8% è collegato a società attive in comparti ad alta attenzione AML. La valutazione deve quindi estendersi oltre la singola impresa, considerando l’insieme delle relazioni riconducibili al soggetto che ne esercita il controllo.

L’integrazione tra indicatori economico-finanziari e segnali di attenzione

L’Osservatorio CRIF ha analizzato un cluster di imprese caratterizzate dalla compresenza di più segnali di attenzione, tra cui anomalie strutturali nei bilanci, incongruenze nei recapiti aziendali, eventi pregiudizievoli a carico degli esponenti, frequenti cambi di sede o degli organi amministrativi e protesti. Considerati singolarmente, questi elementi non costituiscono evidenze conclusive di rischio AML; letti congiuntamente possono invece contribuire a definire le priorità di analisi in una logica di Continuous KYC.

Nel cluster, il commercio rappresenta il 37,8% delle imprese, le costruzioni il 17% e i servizi alle imprese il 5%. A livello territoriale, Lazio, Campania e Lombardia concentrano rispettivamente il 27,4%, il 22,2% e il 18,3% delle aziende con segnali di attenzione. Si tratta inoltre di realtà prevalentemente piccole e di recente costituzione: il 94% non supera i 20 dipendenti e il 59% è nato negli ultimi dieci anni. Particolarmente significativo è il confronto sulle performance di pagamento.

Il 33,2% delle imprese con segnali di attenzione registra ritardi superiori a 120 giorni, contro il 3% della media nazionale; soltanto il 14,9% paga alla scadenza, rispetto al 42,4% della media italiana. Dati che, integrati con le altre evidenze, possono aiutare a individuare i casi da sottoporre prioritariamente ad approfondimento.

Gruppi aziendali e catene internazionali

Se la titolarità effettiva consente di individuare il centro di controllo dell’impresa, l’analisi dei gruppi ne amplia il perimetro, facendo emergere società, soggetti e geografie collegati anche indirettamente. In Italia sono stati individuati 340mila gruppi, che comprendono 744mila società di capitali e 103mila società di persone. Nel 79% dei casi il vertice ultimo è una persona fisica, a conferma dello stretto legame tra analisi del gruppo e identificazione del titolare effettivo.

La dimensione internazionale accresce ulteriormente la complessità delle verifiche. Oltre 37mila gruppi italiani presentano collegamenti societari con l’estero, distribuiti in 208 Paesi, e circa 10mila mantengono legami con almeno tre Paesi. Le catene articolate su almeno tre livelli rappresentano il 4,96% dei gruppi domestici, ma salgono al 25% tra quelli con collegamenti esteri: un salto che rende più impegnativa la ricostruzione degli assetti di controllo e del profilo di rischio.

Tra le geografie più ricorrenti figurano Regno Unito, Germania, Spagna, Stati Uniti e Svizzera. Resta inoltre sotto osservazione il legame con la Federazione Russa: nel 2026 coinvolge 2.029 gruppi italiani, per un totale di 3.412 imprese estero-controllate, in diminuzione rispetto alle 4.013 rilevate nel 2024.

Relazioni commerciali e rischio

I collegamenti societari descrivono la struttura internazionale dell’impresa; le relazioni commerciali consentono invece di osservarne l’operatività nel tempo. L’Osservatorio ha analizzato, tra aprile 2024 e aprile 2026, gli scambi delle imprese italiane con dieci Paesi selezionati per rilevanza economica e criticità geopolitica.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per volume di esposizione: dopo aver superato i 360 milioni di euro a fine 2025, il valore si attesta a 156,9 milioni nell’aprile 2026. Seguono Emirati Arabi Uniti, Cina e Arabia Saudita.

Ai fini del risk management, il valore informativo dell’esposizione non dipende soltanto dal suo ammontare, ma anche dalla qualità e dalla continuità dei flussi. Nel panel analizzato, la quota di crediti scaduti verso la Russia sale dal 62,6% del 2024 al 76,5% di aprile 2026, mentre quella verso gli Stati Uniti scende dal 55% al 28,6% nello stesso periodo. Evidenze che mostrano come geografia, andamento dei pagamenti e variazioni nel tempo debbano essere letti congiuntamente.

Focus su tre comparti verticali

La necessità di controlli proporzionati emerge con chiarezza anche dall’analisi di tre comparti ad alta attenzione normativa. Nel Crypto - che conta 3.136 imprese e un tasso di digitalizzazione dell’82,2% - la priorità è ricondurre wallet, flussi e relazioni digitali a soggetti economicamente identificabili, anche alla luce del Regolamento MiCA e della Travel Rule.

Nell’Oro e nei Metalli Preziosi - un settore composto da 17.224 imprese, per quasi il 95% microimprese - è centrale la tracciabilità della filiera fisica. Nel Gambling - con 1.941 imprese e un mercato prevalentemente domestico - l’attenzione si concentra invece sulla frequenza e sull’intensità dei flussi finanziari. Tre contesti differenti, accomunati dalla necessità di integrare conoscenza della controparte e monitoraggio continuo.

Dalla compliance alla Risk Intelligence

Le evidenze dell’Osservatorio CRIF convergono verso un modello che non richiede semplicemente più controlli, ma una diversa capacità di integrare e interpretare informazioni eterogenee.

È questo il passaggio dal Continuous KYC alla Risk Intelligence: dati affidabili, automazione e intelligenza artificiale possono supportare il matching delle anagrafiche societarie, il confronto tra le evidenze e la prioritizzazione degli alert, riducendo il tempo dedicato alle attività più standardizzabili senza rinunciare alla supervisione degli specialisti. Per banche e intermediari, la sfida sarà trasformare l’aumento delle informazioni disponibili in una conoscenza più tempestiva, selettiva e documentabile del rischio.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

La Rivista

Ottobre 2026

Banca e Impresa, in un mondo cambiato

Tra tensioni geopolitiche e crisi della globalizzazione, le banche devono accompagnare le imprese nell’affrontare sfide inedite e nuovi mercati

Tutti gli altri numeri