60 miliardi di euro per finanziare investimenti e interventi infrastrutturali, accompagnati da un roadshow in Italia e all'estero per attrarre nuovi insediamenti produttivi e capitali internazionali. Intesa Sanpaolo rilancia il proprio impegno a sostegno della Zona Economica Speciale (ZES) con il piano ZES 2.0, presentato a Bari insieme a Confindustria.
La Banca ha inoltre presentato il Check-up Mezzogiorno 2026, che evidenzia come dal 2019 il PIL del Sud sia cresciuto più della media italiana.
ZES 2.0: finanziamenti, roadshow e advisory
Il piano ZES mette a disposizione 60 miliardi di euro destinati a investimenti e opere di adeguamento infrastrutturale ed energetico.
Tra le iniziative previste figurano un roadshow con tappe in Italia e all'estero per attrarre investitori e nuovi insediamenti produttivi, una linea di finanziamento dedicata alle imprese che investiranno nella ZES, con condizioni agevolate, e servizi di advisory per operazioni di finanza straordinaria, apertura del capitale, fusioni e acquisizioni e passaggio generazionale.
L'iniziativa si inserisce nella collaborazione tra Intesa Sanpaolo, Confindustria e il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l'obiettivo di estendere il modello della ZES anche oltre il Mezzogiorno e rafforzare la capacità di attrarre investimenti nazionali e internazionali.
Il Check-up Mezzogiorno
Nel corso dell'evento è stato presentato anche il Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM, centro studi collegato a Intesa Sanpaolo.
Secondo lo studio, tra il 2019 e il 2025 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dell'8,3%, a fronte del +6,3% della media nazionale.
L'indice sintetico dell'economia meridionale ha inoltre raggiunto quota 643, superando quello del Nord (622,7), mentre per il 2026 è prevista una crescita dello 0,6%, leggermente superiore alla media italiana (+0,5%).
Lo studio evidenzia tuttavia alcune criticità, tra cui il rallentamento dell'export, ancora in calo nel primo trimestre 2026, il divario occupazionale rispetto al resto del Paese e la limitata presenza di imprese estere.
Tra i fattori che hanno sostenuto la crescita del Mezzogiorno viene indicata anche la ZES Unica, che a metà 2026 ha generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti e circa 25mila posti di lavoro. Un andamento che, secondo Intesa Sanpaolo e Confindustria, conferma il potenziale della ZES come leva di sviluppo per il territorio.
«Siamo convinti dell’efficacia della ZES come leva strategica per la crescita del Mezzogiorno e di altre aree del Paese, considerato quanto già ha contribuito al rinnovato dinamismo economico del Sud Italia – ha dichiarato Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. Noi ci abbiamo creduto fin dalla sua nascita, con azioni mirate e stimolando gli investimenti diretti e indiretti favoriti dalla ZES e con erogazioni per oltre 12 miliardi. La nuova disponibilità di ulteriori 60 miliardi di euro integra la semplificazione delle procedure amministrative, formula vincente di questo strumento normativo, fondamentale anche per le imprese del Nord Italia. La nuova iniziativa si inquadra nel nostro più ampio impegno dedicato anche alle regioni meridionali, a cui dal 2020 abbiamo riservato oltre il 20% delle erogazioni complessive della Banca dei Territori, attraverso il credito, operazioni di finanza straordinaria per le PMI e rafforzamento su mercati esteri. Oggi rilanciamo un progetto “ZES 2.0” grazie al nostro rapporto consolidato con Confindustria, e grazie alle sinergie con soggetti internazionali che un Gruppo come Intesa Sanpaolo può sviluppare».
«Oggi finalmente stiamo cambiando la narrazione: il Sud rappresenta una parte della soluzione per la crescita dell'Italia – ha commentato Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria. La ZES Unica sta dimostrando che quando si riducono la burocrazia e l'incertezza, gli investimenti arrivano e generano valore: parliamo di un impatto complessivo da 59 miliardi di euro con ricadute occupazionali per oltre 70.000 posti di lavoro. È questa la politica industriale di cui il Paese ha bisogno: meno ostacoli, più imprese, più produzione, più lavoro. Il Sud può diventare la piattaforma industriale dell'Italia nel Mediterraneo, ma questo richiede continuità, infrastrutture, capitale privato e una forte alleanza tra istituzioni, sistema bancario e imprese. È il senso del lavoro che Confindustria porta avanti con Intesa Sanpaolo: trasformare una misura di semplificazione in una leva permanente di competitività nazionale. La partita non riguarda solo il Mezzogiorno. Riguarda la capacità dell'Italia di attrarre investimenti, rafforzare le filiere e conquistare nuovo spazio nelle catene globali del valore».