inFinance. Oltre i bilanci, la banca impara a guardare avanti

Oltre i bilanci, la banca impara a guardare avanti
Ivan Fogliata, Executive Partner di inFinance e Presidente di SüdtirolBank S.p.A

Coltivare le competenze in banca per gestire, attraverso i prodotti finanziari, i principali rischi a cui sono soggette le imprese.

In questo scenario di post-globalizzazione, caratterizzato da shock geopolitici, dazi, aumento o forte volatilità dei prezzi delle materie prime e dell’energia, diventa infatti cruciale rafforzare le capacità di analisi prospettica sugli elementi che possono incidere sulla continuità di una impresa.

«Le imprese sarebbero già tenute a fornire piani finanziari con una visione prognostica: non è un tema di buona volontà, bensì di compliance al codice della crisi di impresa – racconta Ivan Fogliata, Executive Partner di inFinance e Presidente di SüdtirolBank S.p.A. Gli imprenditori devono fornire previsioni almeno per i 12 mesi a venire, considerando i fattori critici che potrebbero impattare su redditività e flussi di cassa. Purtroppo, ormai la volatilità è un qualcosa con cui fare i conti tutti i giorni e le imprese devono sviluppare capacità di risposta ai cambiamenti».

Una nuova visione prospettica

Dal canto loro, le banche, sempre per compliance, non possono più basare la relazione creditizia solo su dati storici e su garanzie.

«Le linee guida sulla concessione del credito e sul monitoraggio sono molto chiare sul punto: le banche valutano la sostenibilità del debito attraverso i flussi di cassa prognostici – spiega Fogliata – e, se l’impresa non restituisce una pianificazione finanziaria, spetta alla banca redigerla impiegando modelli interni. È indispensabile quindi l’aggiornamento professionale, che deve interessare la capacità di mettere insieme il cosiddetto backward looking con il forward looking, ovvero l’abilità di leggere in maniera approfondita i bilanci storici, sfruttando la mole di informazioni che ora l’intelligenza artificiale rende immediatamente disponibili, con risparmio di tempo sensibile, grazie alla possibilità di proiettare i dati a livello futuro. L’aggiornamento dovrebbe interessare anche il monitoraggio: gli shock, i cambiamenti repentini, avvengono in un lasso di tempo sempre più breve e l’operatore del credito dovrebbe essere in grado di tradurre immediatamente le informazioni esterne in impatti di rischio sulla clientela assistita, al fine di avviare una revisione immediata del rapporto in caso di necessità. Sono oggettivamente attività time consuming, ma non devono più spaventare la banca, che ora deve investire in maniera importante sul balzo di produttività che l’intelligenza artificiale può portare in banca».

Soluzioni finanziarie per proteggere le imprese dai rischi

Se da un lato, le competenze per la lettura dei business plan e la loro stesura sono diventate irrinunciabili e vanno sempre più affinate in banca, dall’altro serve maggiore trasparenza da parte delle imprese.

«Più l’azienda rende noto alla banca quali sono i fattori critici che impattano sulla propria redditività e sul proprio business, più l’istituto è in grado di fornire aiuto. Molti rischi sono gestibili attraverso prodotti finanziari – sottolinea Fogliata –, come quelli legati al rialzo dei tassi, al cambio valuta, all’aumento dei prezzi delle materie prime strategiche. Elementi che nuocciono maggiormente all’attività delle imprese. Tutelarsi con contratti derivati, studiati di concerto con la propria banca e valutati correttamente, aiuta a proteggersi da una grande varietà di rischi, anche quelli di controparte: ad esempio ricorrendo al factoring pro-soluto, contro i rischi di insolvenza».

Accompagnare le aziende nella crescita

Tra le necessità delle imprese non compare soltanto la gestione degli shock. Molte realtà si trovano davanti a percorsi di crescita, che richiedono investimenti, acquisizioni, ingressi in nuovi mercati o una diversa struttura finanziaria. E in questi frangenti, i flussi finanziari diventano un bacino di informazioni cruciale.

«La programmazione diventa importantissima: i crediti commerciali e il magazzino tendono a espandersi, perché si finanziano controllate estere e i relativi investimenti – precisa Fogliata. Una banca capace di leggere questi progetti può aiutare le imprese sia ad avviare i primi rapporti bancari, nel caso abbia dei corrispondenti all’estero, sia a erogare supporto negli investimenti attivando garanzie, come quelle di SACE, per lo sviluppo dell’internazionalizzazione, nonché a valutare la qualità del credito commerciale verso controparti estere prima non conosciute. Si tratta di soluzioni che richiedono competenze molto specifiche, che spesso non sono diffuse nell’intera struttura di una banca ed è fondamentale, quindi, che tutta la rete ne conosca almeno l’esistenza e, a grandi linee, il funzionamento, per saper identificare l’esigenza e instradare l’azienda verso il collega o l’ufficio specializzato».

Il ruolo della tecnologia, al fianco delle competenze

Oltre alle competenze specifiche, anche la tecnologia può dare il suo contributo nel rendere la comunicazione tra la banca e l’impresa più fluida e trasparente.

«Abbiamo già i giusti strumenti, ma sono di difficile impiego e spero che le criticità si risolvano a breve. Parlo, ad esempio, della integrazione con il cassetto fiscale dell’impresa per il monitoraggio delle fatture, al fine di renderne più trasparente l’anticipo; o delle potenzialità abilitate dalla PSD2 grazie alla lettura di tutti i conti correnti dell’azienda per misurare il flusso di cassa in tempo reale. Le banche – conclude Fogliata – dovranno lavorare in parallelo e gradualmente sulle competenze di analisi creditizia e sull’innovazione tecnologica per migliorare la loro relazione con le aziende clienti».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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