Le imprese italiane tengono anche coi dazi. Aumenta il credito, stabile il rischio default

Le imprese italiane tengono anche coi dazi
Vito Antonio Furio, Sales Director di CRIF

Instabilità geopolitica, conflitti, dazi, costo dell’energia. Sono solo alcuni degli ostacoli che le famiglie e le imprese si trovano ad affrontare.

In un contesto come quello di oggi, ne abbiamo parlato altre volte, si è diffuso il timore di uno stallo nel credito alle aziende e alle famiglie.

E invece, i dati ci dicono che nel primo semestre del 2025 l’importo dei prestiti erogati alle imprese è cresciuto del 13% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Ne abbiamo parlato in un episodio di #define banking next, il podcast sulla banca del futuro che AziendaBanca organizza insieme a CRIF, insieme a Vito Antonio Furio, Sales Director di CRIF.

AG. Allora, nonostante i timori, nel primo semestre i finanziamenti alle imprese sono in crescita: che cosa sta accadendo?

VF. Beh, accade che dopo la fiammata dello scorso anno, i tassi di interesse si sono ridotti e a questo punto ne cominciamo a vedere i benefici: le aziende hanno un migliore accesso al credito.

Hai già accennato che nei primi sei mesi del 2025 gli importi erogati all'impresa sono cresciuti del 13% rispetto all'anno precedente. Ma io ti aggiungo un altro dato: nonostante un contesto che possiamo definire incerto con un eufemismo, anche la rischiosità creditizia resta buona.

Pensa che a giugno 2025 il tasso di default medio è del 3%, che è lo stesso livello di dicembre 2024.

Questo dato rimane costante anche se andiamo a spaccare il dato sulle tipologie di imprese, quindi sulle imprese più piccole, cioè ditte individuali e società di persone, è fermo al 2,9%, come nel dicembre 2024.

Mentre per le imprese più grandi, le società di capitali, addirittura si riduce, passa dal 3,2% di dicembre al 3,1% di giugno.

AG. E per la fine dell’anno, che dato dobbiamo aspettarci?

VF. Prevedere il futuro è sempre un'arte difficile, però abbiamo dei segnali, dei dati che ci permettono di disegnare una traiettoria.

Innanzitutto partiamo con il contesto. Per quanto riguarda il tasso di interesse, visto che l'inflazione su base annua di settembre è all'1,6% per l'Italia e al 2,2% per l'Eurozona, questo ci fa sperare che la BCE non vada a toccare i tassi di interesse.

Se, invece, guardiamo la bilancia commerciale, sempre a settembre l'Istat rileva un incremento delle esportazioni del 10,5% su base anno. Questo incremento è dovuto in parte all'accordo che Unione Europea e Stati Uniti hanno trovato recentemente, sia perché nel frattempo le imprese italiane si sono indirizzate su nuovi mercati che non erano colpiti da dazi.

Quindi, tenendo conto dello scenario macroeconomico che ti ho descritto e del fatto che si prevede una continua richiesta di credito, possiamo dire che quello che è avvenuto il primo semestre è confermato nel secondo.

In sintesi: incremento degli importi erogati e rischiosità sotto controllo.

AG. Andiamo ad approfondire che cosa si nasconde dietro i dati medi. Iniziamo dalle tipologie di finanziamento: quali sono le dinamiche per i diversi prodotti?

VF. Vediamo una crescita generalizzata degli importi per tutti i finanziamenti rateali. L’unica eccezione sono i Prestiti Auto, Noleggi e Leasing che sono sostanzialmente stabili. Ma questo è la conseguenza della stabilità delle immatricolazioni.

Crescono i Mutui Ipotecari (+8,6%), dove vediamo dei segnali di ripresa dopo un periodo di stabilità. Crescono del 24,5% i Mutui Chirografari e Prestiti, grazie alle migliori condizioni di accesso al credito e della crescita delle esportazioni, che richiede di rifinanziare la cassa e aumenta la necessità di capitale circolante netto.

AG. Un’altra domanda classica quando si parla di imprese: ci sono differenze tra un settore e l’altro?

VF. È naturale che ci siano dei tassi di crescita differenti sui vari settori e di conseguenza le esigenze di credito cambiano da un settore all'altro. Io partirei dalle eccezioni negative.

I finanziamenti sono in calo su un settore che è tipico ed è forte dell'export italiano che è quello del tessile. Il contesto del mercato internazionale è davvero complesso, in questo momento. E questo per tre grandi problemi.

Il primo è la struttura del mercato del tessile, che lavora su pianificazioni di diversi mesi e che non è ancora ripartito dopo la guerra dei dazi con gli Stati Uniti. Le produzioni che si erano interrotte riprenderanno, ma al momento ancora non abbiamo questo beneficio.

Inoltre, sulla parte alta dell'offerta attualmente si soffre la concorrenza dei brand asiatici, cinesi in particolare, che si stanno affermando nel Medio Oriente.

Sulla parte bassa dell'offerta, invece, c'è una concorrenza dell'ultra fast fashion, che sta togliendo tutta quella parte di mercato più economico e soprattutto rivolta ai giovani.

Quindi la combinazione di questi tre elementi fa sì che il settore tessile sia attualmente in sofferenza.

AG. E le costruzioni?

VF. Sulle costruzioni continua a pesare la fine degli incentivi, dopo il boom legato al Superbonus. Il PNRR e le opere pubbliche compensano solo in parte.

C'erano una serie di incentivi che hanno creato una specie di “bolla” delle costruzioni all'ambito immobiliare e attualmente questa riduzione delle richieste di ristrutturazione delle abitazioni fa sì che il settore sia in sofferenza.

Aggiungiamoci anche il fatto che i prezzi che erano cresciuti durante il periodo del superbonus non sono ridotti e, di conseguenza, i margini delle imprese vengono erosi.

Gli importi erogati alle costruzioni sono calati del 4,5%, con un tasso di default che è passato dal 4,1% per cento di dicembre 2024 a 4,3% di giugno 2025. Ci troviamo quindi davanti a uno dei pochi settori che addirittura ha incrementato i tassi di default.

L'edilizia residenziale, poi, soffre perché le nuove esigenze normative sulle emissioni portano a costruire case più costose, ma il potere di acquisto delle famiglie è diminuito a causa dell’inflazione.

Una speranza all’orizzonte c’è, perché stanno aumentando i mutui ipotecari e, quindi, le compravendite. E questo tipicamente rilancia le ristrutturazioni edilizie, che potrebbero portare aria al settore.

AG. Passiamo ai settori che vanno meglio della media. Quali sono e perché stanno facendo meglio?

VF. Allora, i settori che crescono più della media troviamo due evergreen: l’Agricoltura da un lato e l’Alimentare, Bevande e Tabacco dall’altro.

Nell’Agricoltura gli importi erogati crescono del 30,3%, grazie a Mutui Chirografari e Prestiti che sono la forma di finanziamento prevalente per gli operatori del comparto.

Come si fa a crescere del 30%? C’entra un quadro normativo favorevole, con forme di finanza agevolata e incentivazioni agli investimenti per l’ammodernamento. Questo settore può contribuire molto alla riduzione delle emissioni di energia carbonica, di conseguenza al momento troviamo tante opportunità in ambito di finanza agevolata e incentivi agli investimenti e all’ammodernamento.

Il settore presenta tassi di default a giugno 2025 stabili rispetto alla fine dell’anno precedente e inferiori al dato nazionale, pari al 2,2%.

Cresce molto anche il settore dell’Alimentare, Bevande e Tabacco, qui gli importi sono aumentati del 27,3%.

In questo caso vediamo la conseguenza del contesto specifico del primo semestre dell’anno, dopo le politiche commerciali dell’Amministrazione Trump. Prima dell’entrata in vigore dei dazi, la domanda di prodotti alimentari negli USA è cresciuta moltissimo: gli importatori volevano aumentare i volumi del magazzino per ammortizzare l’impatto dei dazi, almeno nella fase iniziale.

Da qui la crescita di produzione delle imprese italiane, che ha portato a esigenze finanziarie specifiche per gestire il capitale circolante. Il settore è arrivato a un tasso di default del 3,3%, più alto della media nazionale.

Adesso dobbiamo osservare che cosa sta succedendo nella seconda metà dell’anno, visto che i dazi si sono ridotti e i magazzini negli USA sono pieni. Un segnale è che il tasso di default è più alto della media, siamo al 3,3%.

AG. C’è poi una categoria specifica di aziende, cioè le cosiddette imprese innovative. Come vanno i finanziamenti verso questo gruppo di imprese?

VF. Innanzitutto, definiamo che cosa è un’azienda innovativa, perché non è una categoria facilmente identificabile. Come CRIF abbiamo uno score, lo Score di Innovazione, che è un advanced analytics che abbiamo sviluppato per le varie piattaforme di marketing intelligence.

Tiene conto di diversi elementi, ad esempio il numero di brevetti depositati, la partecipazione ad acceleratori, la presenza di alcune certificazioni e l’adozione di processi digitali. Tutti elementi che dimostrano la capacità di innovazione dell’azienda.

Parliamo di ben 485mila imprese che trainano l’innovazione in Italia. Si trovano principalmente al nord Italia e sono soprattutto società di capitali.

Ma, soprattutto, confermano che l’innovazione è il motore della crescita. Queste imprese, infatti, hanno tempi di pagamento decisamente migliori della media, con appena l’8,8% che paga con un ritardo superiore ai 30 giorni. Mentre la rischiosità creditizia è appena del 2%.

 

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