Quasi infinanziabile 1 azienda su 3: la soluzione sta nel factoring?

factoring impresa indebitata

In Italia un’azienda su tre è a rischio “infinanziabilità” a causa di debiti accumulati con il sistema bancario per quasi €289,6 miliardi, nonostante un valore di crediti inespressi verso clienti per €240,1 miliardi. 

Questo il dato emerso da un recente studio effettuato da Hoshin Corporate Finance, sui bilanci di un campione di 28.341 aziende italiane con un fatturato superiore a dieci milioni di euro. 

Dall’analisi emerge che se da un lato una parte ha visto migliorare il proprio profilo finanziario, dall’altro molte aziende si sono trovate ad affrontare importanti cali di marginalità.

Le imprese in difficoltà nel 2020, ovvero quelle con un rating negativo e quindi a rischio “infinanziabilità”, rappresentano ben il 33% del totale, un dato in linea con l’anno precedente. E la quota di quelle maggiormente in affanno, che hanno un Ebitda totalmente negativo, sono aumentate dal 2019 al 2020 del +48%, passando dal 6% al 9% sul totale delle imprese analizzate.

I settori interessati

Se si guarda al settore, la percentuale più alta di aziende infinanziabili si registra nelle “Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione”, pari al 54% sul totale del comparto. Seguono “l’Agricoltura, silvicoltura e pesca” (47%) e “Sanità e assistenza sociale” (46%). Dal punto di vista quantitativo, invece, il numero più alto di aziende critiche si registra nell’industria manifatturiera (13,1%), seguito dal commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di autoveicoli e motocicli (10,3%).

Le imprese italiane sono veramente in difficoltà?

Con il factoring gli imprenditori in difficoltà potrebbero “azzerare” la propria esposizione con il sistema bancario cedendo i crediti verso i clienti, mentre le aziende “virtuose” migliorerebbero ulteriormente il proprio profilo finanziario.

I dati hanno sottolineato come queste imprese vantano un capitale “positivo” importante da poter sfruttare, pari a €240,1 mld di crediti verso i loro clienti. 

In altre parole, debiti verso le banche e crediti verso clienti quasi si equivalgono, e gli imprenditori, potendo contare sulle risorse dei crediti, avrebbero così nel complesso la soluzione teorica per ridurre consistentemente la propria esposizione con il sistema bancario e migliorare il proprio profilo finanziario. 

Il factoring la possibile soluzione

L’analisi di Hoshin Corporate Finance intravede nel factoring una buona soluzione. Il factoring, strumento già storicamente utilizzato dalle grandi aziende più strutturate, consente a tutte le imprese, sia con rating positivi sia negativi (quindi infinanziabili), di avere liquidità, cedendo i crediti a una società specializzata. In sintesi, si valuta il valore dei crediti e non dell’impresa in sé.

Nel concreto la banca guarda il bilancio dell’azienda, le società di factoring, invece, il portafoglio clienti. Ma il factoring ha anche altri vantaggi: spesso ha minori costi, si pagano le commissioni e gli interessi solo se si utilizza la linea di credito e permette di abbassare i debiti con un miglioramento del rating. 

«L’analisi mostra le tante difficoltà che gli imprenditori italiani sono stati costretti ad affrontare negli ultimi anni - ha dichiarato Massimo Boccoli, Founding Partner di Hoshin Corporate Finance- Eppure, i bilanci non raccontano tutto. L’entità e la qualità dei crediti detenuti dalle imprese ci dice che il tessuto produttivo del Paese ha comunque grandi potenzialità. Per esprimerle occorrono strumenti finanziari alternativi proprio come il factoring. Grazie al factoring - conclude   Massimo Boccoli - l’accento si sposta così dagli indicatori finanziari dell’azienda, positivi o negativi che siano, alla qualità dei crediti in essere nei confronti dei clienti ».

 

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