Le prospettive economiche delle imprese italiane per l’anno in corso risultano in deciso miglioramento rispetto al 2020, pur non avendo ancora del tutto recuperato il gap rispetto ai livelli pre-crisi, soprattutto per quanto riguarda il fatturato, che si prevede attestarsi al -3,1% nel 2021 rispetto al 2019, mentre l’EBITDA Margin dovrebbe far segnare un ritardo pari a -0,4%. Inoltre, i free cash flow saranno ancora mediamente negativi per tutto il 2021.
In questa delicata fase del ciclo economico il ruolo dei Confidi è risultato quanto mai fondamentale nel sostenere l’accesso al credito delle imprese domestiche, accompagnandole nel percorso di ripresa e di sviluppo digitale e sostenibile.

Sulla base delle evidenze emerse dalla ricerca “Confidi e moratoria”, realizzata da CRIF in collaborazione con il professor Lorenzo Gai dell’Università degli Studi di Firenze, emerge che da quando la moratoria è stata varata per minimizzare gli effetti della pandemia sull’economia reale, il 39,4% delle PMI garantite dai Confidi Maggiori ha presentato domanda per la sospensione delle rate dei finanziamenti.
L’impatto sui diversi settori economici
Nello specifico, i primi tre settori che maggiormente hanno aderito all’iniziativa sono quelli delle “Altre attività di servizi” (comprendente varie attività tra cui i servizi per la persona quali parrucchieri, centri estetici, etc.), “Attività artistiche, sportive, intrattenimento e divertimento”, “Attività di servizi di alloggio e ristorazione”, tutti con una quota superiore al 50% del totale (54,2%, 53,9% e 53,8% rispettivamente).
Seguono le imprese attive nei settori della “Salute e assistenza sociale” e nella “Estrazione mineraria, cave e torbiere”, con una quota prossima al 50%.
Tra i settori meno coinvolti nella richiesta di sospensione delle rate, invece, troviamo “Agricoltura, silvicoltura e pesca” e “Attività finanziarie e assicurative” con percentuali rispettivamente del 35% e del 37%.
Analizzando la correlazione tra il profilo di rischio di credito (misurato sulla base del credit bureau score di CRIF) e la richiesta di moratoria emerge che le imprese appartenenti alle classi a maggiore affidabilità sono anche quelle che, avendo maggiori flussi di cassa prospettici ed essendo meno impattate dalla pandemia, hanno mostrato un minor interesse nei confronti della moratoria. Tra queste, nello specifico, le classi aventi un bad rate prossimo al 2% annuo o inferiore.
Tuttavia, laddove tali soggetti hanno aderito alla moratoria hanno anche optato per congelare il rimborso di rate con un peso particolarmente rilevante rispetto all’esposizione debitoria, la percentuale di imprese che hanno congelato una rata con una incidenza superiore al 10% dell’esposizione è fino a 5 volte superiore a quella rilevata nelle classi di rischio peggiore. In particolare, nei settori del “Commercio all’ingrosso”, “Commercio al dettaglio”.
Evidentemente i timori relativi alle ricadute del Covid 19 e la scarsa visibilità sulla ripresa fino ai primi mesi del 2021 hanno spinto le imprese (anche in possesso di qualità creditizia elevata) a richiedere la moratoria su una quota più elevata dei finanziamenti rateali esistenti.
Le previsioni post moratoria
Dallo studio CRIF emerge anche che, con il passare del tempo, si stanno progressivamente restringendo le condizioni per lo sfruttamento della moratoria dei finanziamenti (e contratti accessori collegati). Pertanto, le banche e gli altri operatori saranno presto chiamati a valutare caso per caso la presenza di difficoltà finanziarie attuali o prospettiche dei debitori e, se necessario, a classificare i prestiti tra quelli oggetto di concessione.
In termini settoriali, le attività legate al tempo libero, alla ristorazione e alloggio - che, come già evidenziato, avevano mostrato la più elevata percentuale di richiesta di moratoria - oltre all’immobiliare sono i settori per i quali si prevedono maggiori difficoltà a fine moratoria.
A livello geografico, invece, sono le imprese con sede nel Sud e Isole, in virtù di un calo della domanda particolarmente consistente e dello stress sui flussi di cassa subito nei mesi di emergenza e non ancora completamente riassorbito, a risultare maggiormente penalizzate dalla fine della moratoria.
I risultati emersi dalla ricerca sono in linea con le attese ma, soprattutto, confermano le maggiori difficoltà delle imprese di alcune zone del Paese a cogliere appieno le misure di sostegno messe in campo dal Governo, non solo relativamente all’applicazione delle moratorie, ma anche in merito a prestiti garantiti, blocco dei licenziamenti, etc.
Al contrario, dall’analisi emerge che le imprese localizzate nel Nord Italia e appartenenti ai settori “Servizi di informazione e comunicazione”, “Sanità e assistenza sociale” e “Altre attività di servizi” sono quelli meglio posizionati per sfruttare la ripartenza.
Va però sottolineato come l’attenzione dei Confidi nella loro attività di monitoraggio dovrà essere potenziata. In particolare le imprese oggetto di garanzia dovranno essere valutate sulla base di una vista più ampia, fortemente guidata dai dati e con un approccio più forward looking rispetto al passato. In particolare, i Confidi dovranno continuare a investire nell’evoluzione dei sistemi e processi di valutazione e gestione per migliorare la capacità di analisi dell’impresa e nell’offerta di servizi in grado di sviluppare la relazione oltre il puro supporto per accedere al credito.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di novembre 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.