In questo episodio di Define banking next, il podcast sulla banca del futuro che AziendaBanca sviluppa insieme a CRIF, torniamo a parlare di gestione del rischio.
E di come dati, analytics, tecnologia e competenze possono consentire di affrontare l’attuale contesto di mercato non è assolutamente semplice.
Ne parliamo con Luca D’Amico, Senior Director di CRIF e Direttore Generale di CRIF Ratings.
AG. Siamo arrivati alla fine delle misure straordinarie legate allo stato di emergenza e alla pandemia. È un argomento di cui abbiamo parlato diverse volte negli ultimi anni: vengono meno quelle misure che hanno contenuto il rischio di credito, che infatti per tutto il 2021 è stato in calo. Le cose adesso cambiano: quali trend hanno caratterizzato questi primi 10 mesi del 2022?
LDA. In questi 10 mesi, abbiamo visto un mercato del credito in fermento, caratterizzato da una ripresa economica che viene messa alla prova da una serie di fattori. Primo fra tutti, l’inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e la situazione geopolitica.
Infatti da giugno 2022 abbiamo rilevato un aumento del rischio di credito per la prima volta dopo moltissimi anni.
I tassi di default bancari, ci dicono i dati di CRIF, hanno mostrato un primo rimbalzo con un aumento concentrato su Famiglie e Imprese, probabilmente legato anche alla fine dei piani di Finanza Agevolata.
Per trovare un trend simile dobbiamo tornare indietro al giugno del 2019, cioè prima della pandemia e degli interventi governativi a sostegno del credito.
Quindi ci siamo chiesti come interpretare questo dato. Sappiamo che il sistema economico italiano ha reagito all’emergenza della pandemia facendo leva sui suoi punti di forza: la ricchezza privata, la capacità di risparmio, un tessuto imprenditoriale che aveva già reagito alle crisi precedenti e aveva imparato un basso indebitamento.
A questo si sono aggiunte le iniziative di aiuto pubbliche. Se guardiamo le imprese, ci rendiamo conto che nel primo semestre 2022 sono stati fondamentali i molti fattori di tensione e incertezza che tutti conosciamo. Infatti, oltre il 40% delle imprese ha un livello di rischio creditizio prospettico medio-alto.
AG. E quali sono, invece, le previsioni per i prossimi mesi, che cosa ci attende?
LDA. Dai dati per il 2022 prevediamo una crescita del fatturato delle imprese dicirca il 9% rispetto al 2021. Ma, allo stesso tempo, anche una riduzione dei margini operativi, nell’ordine dei 40 punti base in meno rispetto al 2021, a causa dei maggiori costi di materie prime ed energia.
Una buona parte dei comparti economici italiani chiuderà il 2022 con un fatturato superiore ai livelli precedenti la pandemia, anche a causa dell’effetto dell’inflazione.
A fine anno anche il settore del Turismo e del Tempo libero, che ricordiamo essere stato il più colpito dal Covid, avrà recuperato buona parte del gap creatosi nel 2020 e nel 2021.
Se guardiamo ai margini, però, l’inflazione porterà molti settori su livelli di EBITDA inferiori a quelli precedenti la pandemia. Ci aspettiamo le peggiori performance da parte di agricoltura e manifattura. Mentre i servizi e, in generale, il terziario, chiuderanno il 2022 con margini superiori alla situazione pre-Covid.
Un‘ultima considerazione sulle Utilities. L’impatto dell’attuale contesto varia in base al posizionamento delle aziende nella filiera dell’energia: c’è un forte effetto inflattivo sui ricavi, ma ci sono impatti negativi sulla redditività, soprattutto per le attività di vendita e re-selling.
AG. In questo contesto che abbiamo disegnato, come cambiano i sistemi di valutazione del rischio delle imprese?
LDA. Siamo in un contesto estremamente incerto e volatile ed è quindi ancora più indispensabile integrare un’ottica forward-looking nelle valutazioni del merito creditizio delle imprese, per stimare le diverse prospettive economiche di ogni settore e delle singole aziende.
Sempre più player finanziari ci stanno chiedendo di affiancarli nelle analisi di portafoglio e di benchmarking. L’obiettivo è quello di definire cluster di rischiosità e potenzialità delle loro imprese, in base alle previsioni delle principali dinamiche economico-finanziarie.
E queste dinamiche includono gli impatti che ogni comparto riceve dall’attuale scenario macro economico e anche geopolitico.
Raggiungiamo questo obiettivo attraverso algoritmi avanzati ed evoluti, che fanno leva sull’ecosistema di dati esclusivo e continuamente aggiornato di CRIF, che è in grado di cogliere i fenomeni commerciali e creditizi che interessano ciascun settore e ciascuna azienda. E in più attraverso un’analisi più qualitativa del team di analisti di CRIF Ratings.
AG. Altro tema caldissimo nell’attuale contesto: la gestione dei crediti deteriorati. Qual è l’approccio più efficace in questo momento?
LDA. Partiamo dallo scenario: i crediti in stage 2 sono in aumento e per il 2023 stimiamo un tasso di deterioramento complessivo al 4% per le imprese e al 2,3% per le famiglie.
Quindi assolutamente sì, avremo bisogno di un approccio evoluto alla gestione degli NPE.
Confrontandoci quotidianamente con i credit manager, quello che cercano per definire le strategie di recupero è di ottenere in tempi rapidi le informazioni sulle caratteristiche della popolazione insolvente e avviare così azioni tempestive e mirate sui diversi segmenti.
L’obiettivo è unire approccio industriale e soluzioni personalizzate per anticipare e gestire in modo differenziato situazioni che sono molto diverse tra loro. E per fare questo, il credit manager ha bisogno di valorizzare le informazioni in suo possesso e anche i dati recuperabili da fonti esterne, tramite soluzioni informatiche e analitiche dedicate.
Già da alcuni anni il settore del credit management sa di dovere evolvere in termini tecnologici e nella gestione dei dati. Ci sono però vincoli infrastrutturali che limitano questa evoluzione. Spesso le organizzazioni non sono, infatti, pronte ad evolvere rapidamente in questa direzione prevalentemente per carenza di competenze specifiche o per vincoli dell’attuale infrastruttura tecnologica.
AG. E quali innovazioni potrebbero essere introdotte nel credit management?
LDA. Come CRIF proponiamo una soluzione innovativa che integra le competenze di Credit Servicer e di Data Analytics, indirizzando le strategie di gestione collegate ai crediti deteriorati in modo rapido, sicuro e senza interventi IT lato Cliente.
Credit Management Analytics, così lo chiamiamo, è un applicativo as a service in cloud che consente di automatizzare la segmentazione delle posizioni a recupero attraverso processi di smart data enrichment e modelli di scoring personalizzabili per ogni tipologia di controparte, credito e stato di deterioramento.
Il servizio copre tutti i segmenti di mercato che caratterizzano la Collection: Banking, Debt Buyer, Consumer Finance, Leasing, Automotive, Energy, Telco, Corporate, Insurance, e così via
L’obiettivo principale è quello di supportare il cliente nell’ottimizzare i processi di recupero, gestiti in outsourcing o internamente, con un approccio tradizionale o totalmente digitale, accelerando così l’evoluzione analitica e tecnologica per la gestione degli NPE a cui facevamo riferimento poco fa.
AG. C’è un altro tema storico e importante nel recupero crediti, cioè i tempi della giustizia. È un argomento che abbiamo visto nell’attualità politica recente e anche oggetto del PNRR, quando si occupa di digitalizzazione della pubblica amministrazione. Quali aspetti della Riforma della Giustizia sono più rilevanti per il credit management?
LDA. Lo scopo della riforma è riportare il processo italiano a un modello di efficienza e competitività, attraverso la riduzione della durata dei processi e del tempo del giudizio, fattori che oggi incidono molto negativamente sulla percezione della qualità dell’operato dei tribunali.
Nel Credit Management, la Giustizia Predittiva diventa, in fase decisionale, un elemento di supporto per il gestore, aiutando a indirizzare l’azione giudiziale sulle controversie che hanno più probabilità di ottenere un esito positivo in tempi contenuti e ad escludere dall’azionamento i casi che prevedono procedure meno efficienti.
In questo modo si ottiene il vantaggio indiretto di ridurre i tempi medi della giustizia, evitando di sottoporre ai Tribunali dalle procedure meno efficienti e riducendone i carichi.
AG. Ecco, il concetto di Giustizia Predittiva sembra effettivamente molto importante per il Credit Management, raccontaci qualcosa in più.
LDA. Sì, infatti CRIF ha sviluppato modelli di Giustizia Predittiva con l’obiettivo di prevedere esiti, tempistiche e costi legali da attivare e in corso e di supportare le decisioni gestionali dei Credit Manager per i piani di azioni legali da porre in essere e per la definizione anticipata delle procedure in corso.
All’inizio del processo, un modello di Giustizia Predittiva è in grado di prevedere la sua probabilità di esito positivo, l’insorgenza di opposizione, le tempistiche delle varie fasi, i cash flow generabili, i costi associati alla procedura, etc. Grazie a queste stime è possibile giungere a un’analisi preventiva dell’opportunità economica dell’azione di recupero o meno.
Quindi, gli strumenti di Giustizia Predittiva a supporto delle decisioni permettono al credit management di aumentare la redditività dei portafogli e aumentare anche la velocità dello smaltimento dei backlog. E di concentrarsi, di conseguenza, sull’attività stragiudiziale per ridurre i tempi di recupero e chiudere definitivamente i rapporti insoluti del debitore.
