Eccoci al quinto episodio di define banking next, la serie di podcast sulla banca del futuro che AziendaBanca sta realizzando insieme a CRIF. Stiamo uscendo dalla fase più profonda di emergenza sanitaria e c’è molta attesa per la reazione della nostra economia con il ritorno alla normalità e il venire meno delle moratorie sul credito.
Abbiamo intervistato Gaia Cioci, Senior Director di CRIF, per raccontarci come cambierà la gestione del credito post-Covid.
AG. Incominciamo dalle prospettive del credito: secondo i dati del vostro Osservatorio, che cosa sta succedendo nel credito al consumo in Italia?
GC. Dopo la contrazione del 21,6% nel 2020, causata dalla pandemia, le erogazioni del credito al consumo nei primi 4 mesi del 2021 segnano un rimbalzo del 29,4%. Rispetto ai livelli pre-Covid, però, il dato è ancora negativo: -12,1%. Solo i prestiti finalizzati e la cessione del quinto sono quasi riusciti a replicare i volumi nel confronto con i primi quattro mesi del 2019, mentre sulla ripresa del credito al consumo pesa l’andamento dei prestiti personali e dell’utilizzo delle carte opzione e rateali, in contrazione a due cifre. Si conferma una dinamica decisamente positiva per i mutui immobiliari con finalità d’acquisto, anche nel confronto pre-crisi: gli altri mutui proseguono nel trend di contrazione, condizionati dal deciso calo delle surroghe.
La rischiosità del credito alle famiglie è in calo, grazie agli interventi di sostegno al reddito e alle moratorie: il tasso di default a 90 giorni del credito al dettaglio considerato nel suo complesso, quindi mutui immobiliari e credito al consumo, a marzo 2021 tocca il punto di minimo degli ultimi anni, all’1,2%.
AG. Abbiamo appena citato le moratorie sul credito per privati e imprese. Qual è la situazione attuale delle moratorie? E qual è il profilo di clienti che ne sta beneficiando?
GC. CRIF monitora dall’inizio della pandemia gli impatti sul credito e in particolare quello delle moratorie sulla base dei dati censiti nel nostro Credit Bureau/SIC. In particolare, sulle posizioni creditizie aggiornate ad aprile 2021 rileviamo che l’incidenza delle moratorie attive è in leggero calo rispetto a quanto rilevato a marzo sia nel segmento Ditte e società, pari al 19,1% dei contratti (-0,6 punti percentuali), che nel segmento Privati, pari al 2,6% dei contratti (-0,6 punti percentuali).
In generale, i contratti sospesi grazie alla moratoria sono più onerosi in termini di impegno mensile e debito residuo rispetto a quelli non sospesi: l’importo medio della rata è 2,1 volte maggiore dei contratti non sospesi per i privati e 1,1 volte maggiore per le imprese, mentre l’importo residuo del finanziamento è 2,1 volte maggiore per i privati e 1,6 maggiore per le imprese.
AG. Anche alla luce di questi dati e del possibile impatto della fine delle moratorie: come è cambiato il rischio di credito?
GC. Da un punto di vista di impatto prospettico sul rischio di credito dobbiamo tenere conto che il 47% delle imprese Small Business e il 56% delle aziende medio-grandi con moratorie ha aumentato l’esposizione a sistema rispetto all’inizio della pandemia (29/2/2020), rispettivamente del 46,7% e del 55,8%. I tassi di insolvenza dei clienti con moratorie, poi, sono più elevati di quelli senza moratorie: sui Privati, in particolare, sono il 5,5% contro l’1,7%.
Nell’orizzonte di 2-6 mesi al termine delle moratorie, oltre l’80% dei clienti Privati vedrà raddoppiare l’importo della rata mensile. E un aumento significativo ci sarà anche per il 90% delle imprese.
Per evitare il cliff effect tanto temuto dai CRO bancari, sarà necessario intercettare ancora prima della fine delle moratorie il profilo di rischio del cliente.
AG. L’attuale situazione, conseguenza della pandemia, si inserisce in un quadro regolamentare piuttosto vivace. Come si stanno attrezzando i player finanziari per affrontare questo contesto non semplice dal punto di vista pandemico e normativo
GC. Il settore bancario sta vivendo un’intensa interazione con il Regolatore Europeo che ha attuato negli ultimi anni diversi interventi, tra cui l’intensificazione della pressione normativa e dell’attività ispettiva e la pubblicazione di numerose normative e guidelines con l'obiettivo di indirizzare l’asset quality del settore.
In particolare, è progressivamente cresciuta l’attenzione anche sul credito performing, in particolare le modalità di erogazione e monitoraggio del credito suggerendo di passare da un approccio «RE-active» (logica di gestione del «deteriorato in essere») a un approccio «PRO-active» della gestione del credito preventiva e precoce.
La pandemia ha sicuramente determinato un’accelerazione nell’adozione di un sistema di early warning in grado di intercettare tempestivamente segnali di potenziale deterioramento del credito (es. mancata sostenibilità della rata a fine moratoria), così come la necessità di prevedere processi strutturati di gestione che permettano di intervenire efficacemente sulle posizioni per evitare un peggioramento della qualità del credito. In questa direzione vanno infatti anche le raccomandazioni della BCE sulle capacità operative necessarie per una corretta gestione delle posizioni creditizie dei soggetti colpiti dalla pandemia COVID-19.
AG. Puoi farmi qualche esempio di azioni che le banche stanno adottando per prepararsi agli impatti della fine delle moratorie sulla gestione del credito?
GC. CRIF sta affiancando in questi mesi i principali player finanziari per prepararsi a gestire e contenere gli impatti del Covid e in particolare delle moratorie. Ad esempio, con l’analisi delle moratorie per sviluppare un sistema di profilazione della clientela, Privati e Imprese, per prioritizzare le azioni. Una profilazione che si basa innanzitutto su una vista aumentata del cliente, ad esempio includendo una prospettiva creditizia di sistema, non guardando solo a esposizioni e comportamenti di pagamento con il singolo istituto. Abbiamo riscontrato, infatti, che i clienti condivisi tra più istituti che hanno almeno una moratoria con un altro istituto hanno un profilo di rischio più elevato e, in molti casi, una dinamica crescente della loro esposizione.
Un altro esempio riguarda la gestione operativa della clientela affidata in ottica courtesy management, con la gestione della customer care per individuare in maniera preventiva elementi di possibile criticità sulla solvibilità della clientela e indirizzare eventuali azioni ad hoc. Nello specifico, vengono intervistati i clienti che hanno un profilo di rischio alto o medio-alto per definire azioni di proroga della moratoria o revisione del piano di ammortamento. I risultati che si possono ottenere da questo tipo di iniziative sono molto interessanti: dalla nostra esperienza oltre il 50% dei clienti intervistati manifesta il bisogno di sostegno e fissa un appuntamento in filiale per concordare le azioni migliori da intraprendere. Mai come in questo periodo di remotizzazione forzata, il cliente che si sente chiamato dalla propria banca si sente considerato e quindi questo si dimostra un approccio vincente.
AG. E quali driver di innovazione cambieranno maggiormente il credit risk management dopo la pandemia?
GC. La pandemia ha generato una discontinuità che ha cambiato e cambierà per sempre il settore produttivo e le abitudini di consumo. I player finanziari devono prepararsi a gestire questo cambiamento che impatterà tutti i processi aziendali e in particolare la governance del credito. I principali driver di innovazione che intravediamo per un cambio di passo sono sicuramente i dati. L’ecosistema di dati a disposizione dovrà essere più ampio, con fonti nuove e digitali, fuori dal perimetro tradizionale, in grado di cogliere tempestivamente evoluzioni nel profilo di rischio. Ad esempio i dati transazionali di conto corrente sia interni della banca che di sistema abilitati dalla PSD2, oppure I dati dati sui fattori ESG per valutare nuove dimensioni come la sostenibilità.
Continueremo a guardare i bilanci ma in un’ottica sempre più forward looking per valutare la capacità di un’impresa di affrontare situazioni di stress tenendo conto anche dell’impatto delle dinamiche di settore, così come di quelle legate all’appartenenza a una determinata filiera.
AG. Potenzialmente c’è una grandissima mole di dati a disposizione del sistema, che ruolo può avere la tecnologia per gestire in modo efficiente questi dati, anche facendo leva sulle risorse e sulle competenze già esistenti in azienda?
GC. La capacità di massimizzare il valore estraibile da questi dati che hanno origini e livelli di complessità differenti. Lo strumento principe dell’analisi del dato sarà l'intelligenza artificiale per costruire preziosi insight, ad esempio sulle transazioni di conto corrente del singolo istituto e a livello globale, per potenziare i sistemi di early warning, per ricostruire le filiere e stimare il rischio di contagio, per valutare il potenziale di innovazione, la digital attitude di impresa e, pensando all’attuale contesto, per cogliere il grado di resilienza di un’impresa e le sue prospettive di ripresa dalla crisi.
Serviranno poi piattaforme che integrano dati e processi digitali senza dimenticare anche la componente human, verso processi sempre più phygital.
