Fire. Gestire la nuova ondata con la tecnologia

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Antonio Bommarito, Head of Sales & Business Development di Fire

Sono in arrivo 60 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati: un’ondata che va gestita in modo proattivo, facendo ricorso alla tecnologia e ad alti livelli di specializzazione.

Un approccio personalizzato per dimensione dei ticket size e asset class, affiancato da strumenti tecnologici per semplificare la gestione del credito. È questo l’approccio di Fire al mondo del credit management.

D’altronde, nel 2020 le misure di sostegno del credito del governo hanno tamponato le esigenze di liquidità delle famiglie e imprese e la diffusione di ulteriori NPL. E le banche, per migliorare la qualità del credito hanno proseguito con piani di deleveraging e politiche di rivalutazione del portafoglio, già attivate nel periodo pre-pandemico.

Allo stato attuale, però, permane una situazione di profonda incertezza sul rischio di deterioramento della qualità del credito, aggravata dalla crisi energetica e dal conflitto russo-ucraino.

In arrivo 60 miliardi di crediti deteriorati

Di recente Banca d’Italia si è espressa circa la necessità di accelerare la gestione della mole di posizioni UtP che pesano sui bilanci delle banche per oltre il 50% degli NPE lordi.

Il prossimo biennio prevede circa 60 miliardi di euro di nuovi crediti deteriorati, rispetto ai quali gli operatori del credit management dovrebbero attivare azioni alternative e proattive volte a ridurre il tasso di decadimento e ripristinare lo stato di normalità del credito. Negli ultimi anni gli Istituti Bancari hanno revisionato il proprio modello organizzativo, creando dei presidi interni e potenziando l’uso di special servicer su porzioni sempre più estese di portafoglio.

Approccio digital e industrializzato

In questa direzione emerge il ruolo di un servicer come Fire Group, che gestisce il credito fin dai primi stadi di problematicità per supportare le banche nel mantenere alto il livello di presidio delle loro esposizioni creditizie. L’obiettivo è quello di identificare tempestivamente misure in grado di risanare e ristrutturare il credito con un approccio personalizzato per ticket size e asset class: industrializzato e digitale per velocizzare i tempi di rientro degli small ticket unsecured, consulenziale e con alti livelli di specializzazione per le posizioni con esposizioni rilevanti e sottostante immobiliare.

In questo contesto, è fondamentale poter beneficiare di tool innovativi e acceleratori digitali, su cui Fire ha dedicato importanti investimenti, in grado di semplificare la gestione del credito attraverso workflow dinamici e strumenti basati su intelligenza artificiale e machine learning (es. tool per il calcolo della debt capacity).

Superare l’asimmetria informativa

L’evoluzione tecnologica in corso (es. blockchain, protocolli di interscambio dati, Open Banking) potrebbe giocare un ruolo decisivo per colmare alcuni tra gli ostacoli a oggi presenti nel settore, come l’asimmetria informativa tra banche e servicer e la complessità nell’onboarding dei portafogli.

Non da ultimo, per favorire una gestione going concern, sarebbe auspicabile una maggiore condivisione tra istituti e servicer del quadro delle politiche creditizie. Infine, diventa essenziale (anche ai fini della reportistica nei confronti del regulator) lo sviluppo di strumenti di monitoraggio automatizzati e accessibili da parte delle banche volti a garantire il corretto presidio delle attività esternalizzate e misurarne gli effetti in termini di riduzione della rischiosità del portafoglio.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di aprile 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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