Vecchie e nuove sfide per le imprese italiane che si muovono nel mercato globale. Fra quelle più note restano la burocrazia del nostro Paese e la dimensione ridotta del tessuto imprenditoriale italiano, che limita azioni di scala. Ma tra quelle emergenti compaiono la possibilità di aprirsi a nuove rotte commerciali e la necessità di gestire l’impatto dei costi dell’energia.
Il tutto in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, frammentazione delle catene di approvvigionamento globali e volatilità dei mercati finanziari: elementi che complicano lo scenario attuale, come emerso dalla conferenza Rischio Paese di Coface.
È difficile fare scala
Il primo ostacolo da superare riguarda proprio l’elemento dimensionale delle imprese nazionali. In Italia, su poco più di 5 milioni di aziende, la quasi totalità è rappresentata da piccole e, soprattutto, micro imprese (dati ISTAT, NdR).
Questo si traduce in basse capacità di scala e ridotto potere di trattativa sul mercato, ovviamente. Un limite concreto all’accesso nel mercato globale, che frena anche le opportunità di crescita delle aziende del Made in Italy.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2025 di AziendaBanca. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.
