L’ESG diventerà un fattore competitivo tra le imprese

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Nel giro di due, massimo cinque anni, il livello di sostenibilità ambientale e sociale di un’azienda sarà determinante per ottenere migliori condizioni creditizie o premi assicurativi più vantaggiosi. In altre parole: il livello ESG diventerà un elemento competitivo.

Come spiega Alessandro Toschi, Fondatore e CEO di AM Advisor, «da qualche anno le autorità stanno legando a doppio filo tematiche ESG e finanza, stimolando l’attenzione di banche e compagnie assicurativi verso questi temi. Gli impatti in termini di ritorno e di assorbimento di capitale, infatti, porteranno più facilmente finanziamenti e servizi verso le imprese che hanno posto la sostenibilità al centro».

Più disclosure per tutti

A metà dello scorso novembre, con l’approvazione della Direttiva europea sulla comunicazione societaria in ambito di sostenibilità, è stato fatto un ulteriore passo in avanti: se oggi la “disclosure” riguarda solo le maggiori società, entro il 2028 abbraccerà le PMI di tutta Europa, cioè la quasi totalità delle aziende dell’Unione.

«Tra le informazioni che le imprese dovranno comunicare – osserva Toschi – ci sono anche quelle relative alla filiera, cioè ai fornitori. E questo cambiamento trasformerà il procurement, che dovrà farsi sostenibile: non si sceglierà un fornitore solo in base a brand e fatturato, ma anche per il suo impatto ESG. Un’azienda non sostenibile presenterà quindi un maggior rischio di controparte, perché sarà esposta a un rischio di credito ed esporrà i clienti B2B al rischio reputazionale».

La sostenibilità costa

E allora occorre pensare oggi a quello che sarà lo scenario che si può già intravedere per il domani.

«La sostenibilità ha un costo – afferma Toschi – e per molte aziende inquinanti è impensabile diventare green in uno schiocco di dita: i costi sarebbero insostenibili. Il passaggio è graduale e si basa sulla valutazione dell’azienda, dei prodotti e dei fornitori, con una serie di step progressivi, da determinarsi in base a questionari iniziali di assessment».

Credito ed ESG

Alle banche spetta il compito di sostenere le imprese, finanziandone i progetti di trasformazione. Ma il nodo è capire se un’azienda è in grado di investire e da dove deve incominciare.

«Si tratta di mappare le esigenze della clientela – racconta Toschi – partendo dal codice Ateco per poi valutare le azioni da intraprendere, tenendo presente le specificità di ogni realtà. Già oggi le banche devono valutare e monitorare il credito in base a criteri ESG, come sancito dalle Linee Guida EBA, ma nel concreto i questionari attualmente in uso sono ancora molto eterogenei, si è ancora alla ricerca di standard».

Imprese più resilienti

Quello che è certo, però, è l’esito: il livello ESG inciderà su ogni aspetto dell’azienda, compresi i fatturati.

«La nostra azienda è attiva anche nella strutturazione di strumenti come green bond, sustainable linked-bond e, in generale, nella finanza sostenibile– conclude Toschi – e sappiamo che la sostenibilità influenzerà le condizioni di tutte le operazioni, nel giro di qualche anno. Il ROI è legato al ROS, al ritorno di sostenibilità, e le aziende devono capire che un’impresa sostenibile, in futuro, magari potrà avere meno ricavi di oggi, ma certamente sarà più resiliente».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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