L’emergenza Covid condiziona i pagamenti commerciali delle imprese

Nell’ultimo anno e mezzo la rischiosità creditizia delle imprese è stata contenuta grazie anche agli interventi straordinari promossi dal Governo e dalle associazioni di categoria per minimizzare gli effetti della pandemia sull’economia reale. Al contempo va però segnalato come l’emergenza Covid-19 abbia inciso sulla puntualità dei pagamenti commerciali. A questo riguardo, lo Studio Pagamenti realizzato da CRIBIS, società del Gruppo CRIF specializzata nella business information, sottolinea come a fine giugno le imprese italiane che hanno saldato i propri fornitori alla scadenza contrattuale siano state solamente il 36,5% del totale. Quelle che hanno saldato le fatture con un ritardo di oltre 30 giorni rappresentano invece il 12,8% del totale, un dato in crescita del +21,9% rispetto a fine 2019, mentre le aziende che hanno onorato gli impegni con un ritardo inferiore al mese sono state pari al 50,7% del totale.

Comportamenti di pagamento in funzione della dimensione delle imprese

Nel complesso, sono state le micro imprese a risultare le più puntuali, con una quota di pagamenti alla scadenza pari al 38,3%. Questo dato è in linea con la recente tradizione, anche in virtù del minore potere contrattuale delle imprese di piccolissima dimensione nei confronti dei propri fornitori. Va però segnalato come questo segmento sia quello che presenta anche la percentuale più alta di ritardi gravi, pari al 13,9% del totale, anche a causa della maggiore fragilità delle stesse e all’esposizione agli eventi congiunturali negativi.

Per quanto riguarda le imprese di piccola dimensione, i pagatori regolari sono stati il 32,9% del totale, a fronte di un 9,1% che ha accumulato ritardi superiori ai 30 giorni.

Le aziende di media dimensione, invece, si sono caratterizzate per la regolarità dei pagamenti nel 22,7% dei casi a fronte di un 6,5% di ritardi gravi, mentre le imprese di grande dimensione hanno onorato alla scadenza gli impegni con i propri fornitori solo nell’11,7% dei casi ma, in compenso, hanno accumulato ritardi gravi solamente in 6 casi su 100.

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L’andamento nei diversi settori

Per quanto riguarda i settori, lo studio di CRIBIS indica quello dei Servizi finanziari come il più puntuale (con il 47,9% di pagamenti alla scadenza), seguito dalle Costruzioni (con il 43,4%) e dai Trasporti e distribuzione (con il 41,9%).

Al contempo, al termine del II trimestre dell’anno il Commercio al dettaglio ha fatto registrare pagamenti in grave ritardo nel 21% dei casi (a fronte di una quota di pagamenti alla scadenza pari al 25% del totale), seguito a debita distanza dall’Agricoltura (con il 12,7%), dai Servizi (11,6%) e dal Commercio all’ingrosso (9,8%).

Nello specifico, il Commercio al dettaglio (+26,3%), la Manifattura (+22,1%), i Servizi (+17,2%) e il Commercio all’ingrosso (+14%) sono i comparti che hanno fatto segnare la variazione percentuale più elevata nei pagamenti oltre 30 giorni rispetto a fine 2019.

 

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Le imprese del Nord Est si confermano le più affidabili

Anche l’ultimo aggiornamento dello Studio Pagamenti segnala come la percentuale più elevata di pagatori regolari si concentri nel Nord Est, con una quota pari al 43,9% del totale, e del Nord Ovest, con il 42,2%. Decisamente distanziati il Centro Italia, con il 32,6%, e il Sud e Isole, con solamente il 23,7% delle imprese che ha rispettato le scadenze nei confronti dei propri fornitori.

In maniera speculare, i ritardi superiori ai 30 giorni sono stati pari all’8,7% nel Nord Est, al 9,8% nel Nord Ovest, al 15,2% nel Centro e al 19,6% nel Sud e Isole.

A livello regionale il ranking della puntualità è guidato dalla Lombardia (con il 45,7% di imprese che ha rispettato le scadenze), seguita da Emilia-Romagna (44,6%), Veneto (44%), Friuli-Venezia Giulia (43%) e Marche (42,6%).

All’estremo opposto della classifica, in ultima posizione troviamo la Sicilia (con il 19,8% di pagamenti alla scadenza), preceduta da Calabria (20,7%) e Campania (23,3%). Sicilia, Calabria e Campania (nell’ordine) detengono anche il primato negativo per quanto riguarda i pagamenti oltre i 30 giorni, rispettivamente con il 22,3, il 22,1 e il 20,1%.

L’incremento dei ritardi gravi rispetto alla fine del 2019, ovvero prima che la pandemia colpisse anche il nostro Paese, è particolarmente evidente soprattutto in Valle d’Aosta (+47,9%), Trentino-Alto Adige (+41,2%), Friuli-Venezia Giulia (+40,3%), Veneto (+37,3%) e Liguria (+36,7%).

Fra le province, Brescia si è confermata la più puntuale, seguita da Sondrio, Bergamo, Lecco e Reggio-Emilia; all’ultimo posto della graduatoria, invece, troviamo Trapani, preceduta da Reggio Calabria, Palermo, Crotone e Messina.

Le province che rispetto al precedente trimestre hanno guadagnato più posizioni sono Monza Brianza, che avanza dal 16° al 12° posto, e Biella, dal 22° al 18°. Quelle che ne hanno perse di più sono invece Belluno, che scende dal 14° al 20°, Bolzano, dal 23° al 28°, e Pesaro-Urbino, dall’11° al 16°.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di ottobre 2021 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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