CRIF. Rischio fisico elevato per oltre un terzo delle PMI

CRIF. Rischio fisico elevato per oltre un terzo delle PMI

Il sistema imprenditoriale italiano continua a fare i conti con una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico e al verificarsi di fenomeni naturali estremi. Non si tratta più di uno scenario futuro ma di una variabile presente, misurabile e sempre più rilevante nelle decisioni di credito e di investimento.

D’altronde eventi catastrofali come, ad esempio, un’alluvione possono avere enormi impatti negativi su un’azienda, colpendo gli asset aziendali, le scorte e gli immobili, fino a poter causare un’interruzione del business. Per banche e imprese sono sempre più fondamentali strumenti analitici di elevata granularità che consentano di valutare e gestire questa esposizione in modo consapevole e strutturato.

L’ESG Outlook 2026 di CRIF - l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione - ha dedicato un focus tematico al fenomeno del rischio fisico in Italia. L’obiettivo dello studio è supportare istituzioni finanziarie, imprese e policy maker nella comprensione delle dinamiche ESG, fornendo dati concreti per orientare le scelte strategiche e operative verso una transizione sostenibile. La sostenibilità, d’altronde, oggi non è più un elemento accessorio ma una leva strutturale per la gestione del rischio e la creazione di valore a lungo termine.

grafico crif settembre 2026 830

La metodologia di analisi

L’analisi ha coperto 315mila PMI e oltre 600 grandi aziende, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025.

La metodologia di valutazione del rischio fisico, frutto della partnership tra CRIF e RED (Risk Engineering and Development) S.p.A., stima l’esposizione di ciascuna impresa attraverso modelli di pericolosità ad alta risoluzione, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica (la probabilità di accadimento di un certo evento naturale in funzione della posizione geografica dell’impresa), vulnerabilità (stima degli impatti economici che il verificarsi di un certo evento naturale può determinare sull’impresa, in funzione del settore economico in cui opera) ed esposizione (valore degli asset e della produzione dell’azienda su cui possono incidere negativamente gli eventi naturali). Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto).

Oltre 1 PMI su 3 è esposta a un rischio elevato

Il quadro complessivo per il 2025 è di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di rischio Medio rimane la più rappresentata, con il 39,5% delle PMI. Le classi Alto e Molto Alto interessano complessivamente il 36,6% delle imprese (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 35,3% del 2024.

Dal lato dell’esposizione creditizia, il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI risulta associato alle classi di rischio più alte (era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.

I fattori di rischio più rilevanti: alte temperature, alluvioni e terremoti

Tra i 18 fattori di rischio considerati dall’analisi, in termini di esposizione a un rischio almeno “moderato” (PEAR - Potential Exposure At Risk), stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti. Le alluvioni registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024.

grafico crif 2 settembre 2026 830

Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno “alto” (PESAR - Potential Exposure Seriously At Risk), il terremoto si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano alluvioni e frane, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.

La distribuzione territoriale del rischio fisico

La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di PESAR regionale, i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia.

Questa eterogeneità geografica conferma la necessità di valutazioni dettagliate e georeferenziate: solo misurando il rischio con precisi strumenti analitici è possibile gestirlo in modo efficace, sia nelle decisioni di credito sia nelle strategie aziendali.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2026 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.

 

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