L’Italia scivola fuori dalla top 20 sulla puntualità dei pagamenti nelle imprese

CRIBIS studio pagamenti 2026

L’Italia scivola di quattro posizioni all’interno della classifica europea sulla puntualità nei pagamenti delle imprese. Il Paese si posiziona al ventunesimo e al ventottesimo posto nelle classifiche europee e mondiali delle nazioni più virtuose (lo scorso anno eravamo rispettivamente al sedicesimo e al ventiquattresimo posto).

Secondo lo Studio Pagamenti 2026 di CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nel fornire informazioni, soluzioni e consulenza alle imprese, presentato agli IBM Studios di Milano, in Italia la percentuale di aziende che pagano alla scadenza (entro trenta giorni) cala di 1,7 punti percentuali rispetto al 2024, mentre il numero di aziende con ritardi gravi (oltre i novanta giorni) diminuisce di 0,3 punti percentuali.

La forbice tra il Nord e il Sud d’Europa

Si fa sempre più marcato, inoltre, il divario tra Nord e Sud Europa, confermando oramai un trend strutturale. Tra i paesi nordici, spiccano Danimarca (94,9%), Polonia (86,6%) e Paesi Bassi (74,7%), ai vertici persino mondiali nella puntualità dei pagamenti. Di segno opposto l'Irlanda: il Paese subisce la flessione più marcata dell'area con un -12,8% e si ferma al 45,5%.

Al Sud, il quadro resta più variegato, con Ungheria (75,8%) e Slovenia (53,3%) che registrano le quote più elevate di pagamenti puntuali, mentre Bulgaria e Grecia mostrano livelli significativamente inferiori.

Quest’ultima, tuttavia, ha registrato un netto miglioramento rispetto al 2024 (+9,2%). Mentre la Bulgaria registra l'incremento più elevato dei ritardi gravi nell'intera Europa: +6,6% rispetto al 2024, raggiungendo quota 9,6%.

Le dinamiche estere: dallAmerica...

A livello globale emergono dinamiche differenziate anche tra le principali economie. Gli Stati Uniti (60,3%) mostrano un quadro complessivamente stabile, con una buona tenuta della puntualità nei pagamenti, segnale di una domanda interna resiliente e di condizioni di liquidità ancora solide per le imprese.

Il Canada mostra dinamiche sostanzialmente in linea con l’anno precedente (42,3%), mentre il Messico evidenzia un peggioramento sia nella puntualità (-4,3% rispetto al 2024) sia nei ritardi gravi (+3,4% rispetto al 2024), segnalando un aumento delle tensioni finanziarie lungo le filiere.

… all’Asia

In Asia emerge un panorama fortemente eterogeneo, con andamenti dei pagamenti molto diversi da Paese a Paese. Alcuni mercati mostrano segnali di miglioramento, come la Thailandia, dove i pagamenti alla scadenza salgono al 74,8% (+20,4 punti percentuali rispetto al 2024), e la Cina, che registra un lieve aumento della puntualità al 57,4% e una riduzione dei ritardi gravi al 3,2%. Anche l’India evidenzia un calo dei ritardi gravi, scesi al 6,8% dall’8,4%, mentre Israele mostra variazioni più contenute.

Accanto a questi segnali positivi, restano però situazioni più critiche. Le Filippine mostrano il peggioramento più netto dell’area, con i pagamenti alla scadenza in forte calo al 61,2% rispetto all’81,4% del Q4 2024 e i ritardi oltre 90 giorni in aumento al 14,2%.

Taiwan si conferma tra i Paesi più solidi, con il 72,4% di pagamenti puntuali e ritardi gravi quasi nulli (0,2%), mentre Hong Kong ed Emirati Arabi Uniti mantengono livelli di puntualità più contenuti, pur con quote di ritardi oltre 90 giorni relativamente contenute.

«L’ultima edizione dello Studio Pagamenti evidenzia un contesto globale sempre più eterogeneo, in cui coesistono modelli virtuosi e segnali di criticità – ha commentato Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS. Se il Nord Europa continua a distinguersi per livelli di puntualità elevati, l’Italia conferma alcune fragilità nei comportamenti di pagamento, con una pressione crescente sulla gestione della liquidità. Questo andamento non può essere letto in modo isolato, ma va inserito in un contesto macroeconomico e geopolitico che nel 2025 è stato caratterizzato da forti discontinuità. Le tensioni internazionali ancora persistenti, a partire dal conflitto in Ucraina e dalle instabilità in Medio Oriente con impatti diretti sulle rotte commerciali, hanno continuato a generare volatilità nei costi energetici e nelle catene di approvvigionamento. Allo stesso tempo, il confronto internazionale evidenzia che esistono modelli più resilienti. I Paesi che performano meglio sono quelli in cui le imprese hanno adottato approcci strutturati alla gestione del rischio di credito, facendo leva su dati avanzati, strumenti predittivi e processi decisionali più evoluti. Il 2026 si è aperto inoltre con un inasprirsi delle tensioni geopolitiche e in uno scenario del genere rafforzare la cultura del credito e dotarsi di strumenti evoluti diventa una leva fondamentale per affrontare l’incertezza».

 

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