Dal pegno rotativo agli S-Loan: l’evoluzione del credito per l’agricoltura

credito per l'agricoltura
Da sinistra: Giovanni Silvano, Responsabile Affari & Agri-Agro di Crédit Agricole Italia, Massimiliano Cattozzi, Responsabile Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo e Claudio Olivi, Responsabile Product Manager Finanziamenti Imprese di Credem

Servono nuove regole per l’accesso al credito. È l’appello del Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, che sottolinea quali sono a oggi le difficoltà delle imprese agricole, così legate ai ritmi naturali da renderle diverse da qualsiasi altra impresa, e di non poter più dipendere da quell’unico parametro economico, il bilancio, per accedere ai finanziamenti.

«Le regole per l’accesso al credito previste dagli accordi di Basilea non prendono in considerazione la specificità dell’attività agricola e quindi penalizzano gli imprenditori agricoli che, in molti casi, si trovano ad essere fortemente indebitati con il sistema bancario – racconta Busi. La difficoltà delle aziende a rispettare le scadenze creditizie per il rimborso dei prestiti rappresenta un problema anche per le banche, che non possono fare affidamento su pagamenti certi e puntuali».

L’impatto sul sistema bancario

Evidentemente, l’attività agricola ha tempistiche diverse rispetto ad altre attività imprenditoriali e questo ha una conseguenza diretta sul rapporto con le banche.

«Se prendo un prestito in banca per realizzare un nuovo vigneto dovrò aspettare diversi anni prima che questo mi dia frutti, anche dal punto di vista economico – spiega Busi. Quindi non sarò in grado di iniziare a ripagare il mio debito con la banca dall’anno successivo al finanziamento, mettendo così in difficoltà anche la banca stessa, che quel rimborso dovrà metterlo a bilancio come sofferenze. È per questo motivo che chiediamo la modifica delle regole per il nostro settore: non solo nell’interesse degli imprenditori agricoli, ma anche nell’interesse del sistema bancario stesso con il quale vogliamo avere un rapporto di positiva collaborazione».

Il rischio di indebitamento

Inoltre, se prima l’accesso al credito era legato al valore patrimoniale delle aziende, che per quelle agricole è molto alto, ora invece si guarda al fatturato che spesso per gli agricoltori è basso, per la natura stessa dell’attività.

«Dagli accordi di Basilea, il valore patrimoniale non è più il punto di riferimento principale e il metro di valutazione è diventato il bilancio – commenta Busi. Le imprese agricole quindi risultano spesso in squilibrio economico e si indebitano con le banche. La prima cosa che serve per sostenere il settore agricolo è la sospensione delle rate per il rimborso dei prestiti bancari. Ma la vera medicina per l’attività agricola sarebbe la rimodulazione del debito».

La risposta proattiva delle banche italiane

Una riforma si prospetta alquanto complessa, ma la strada che sta perseguendo il sistema bancario è quella di andare incontro, in modo proattivo, ai bisogni del mondo agricolo, partendo dalle informazioni economiche disponibili, naturalmente, per offrire poi anche consulenza e linee di credito innovative, che tengono conto anche della transizione energetica in cui sono coinvolti tutti i settori.

«Lo stock di finanziamenti al settore agricolo e agroalimentare supera i 6 miliardi di euro, in aumento del 5% all’anno – afferma Giovanni Silvano, Responsabile Affari & Agri-Agro di Crédit Agricole Italia. Vogliamo essere un partner di riferimento per tutte le imprese attive nell’agri-business, con un presidio e un impegno costante sui territori. Siamo convinti che un’eventuale riforma delle modalità di accesso al credito da parte del mondo agricolo deve essere affrontata non solo a livello di Accordi di Basilea ma più specificatamente con riferimento all’impianto normativo di caratterizzazione civilista-fiscale che concerne l’intero settore. La carenza documentale a livello di dichiarazione reddituale, insieme alle informazioni mancanti a livello di dichiarazione IVA, non consentono di proporre valutazioni del merito creditizio standardizzate e coerenti a livello settoriale».

Supply Chain Finance, per valorizzare le filiere

Per Crédit Agricole, il percorso da seguire è quello della valorizzazione delle filiere: la supply chain finance è infatti uno strumento innovativo, capace di sostenere le imprese del territorio.

«Il credito di filiera è uno degli aspetti principali per interpretare in maniera corretta i fabbisogni delle aziende agricole, con competenza e spirito di innovazione. In questo senso, il pegno rotativo è indubbiamente il nostro prodotto più avanzato: la prima soluzione ha riguardato Vino e Olio DOP e IGP, un percorso che ha visto poi tutto il sistema seguire la medesima strada applicando i criteri di valutazione sullo stock presente in cantina. Con la stessa logica, siamo intervenuti su altre merci, come olio d‘oliva, aceto balsamico e salumi DOP. Tutte iniziative che sono state possibili grazie alla nostra expertise di lunga data su Prosciutto di Parma, Parmigiano Reggiano, oltre che su Grana Padano, che da oltre 40 anni si affida a Crédit Agricole Italia per l’anticipazione su pegno – chiarisce Silvano. Siamo convinti che il percorso da seguire sia indubbiamente quello della valorizzazione delle filiere, utilizzando il profilo fiduciario su merci quale volano di credito a breve-medio termine a favore di produttori e trasformatori».

Il pegno rotativo per le eccellenze italiane

Attraverso il pegno rotativo non possessorio, Intesa Sanpaolo ha erogato circa 42 milioni di euro e, come da Piano d’Impresa, è pronta a lanciare un plafond da 8 miliardi per le PMI del settore.

«Le immobilizzazioni di magazzino legate alla maturazione, l’invecchiamento o la stagionatura dei grandi prodotti italiani DOP o IGP, inclusi i prodotti vitivinicoli DOC/DOCG e IGT, possono così divenire elemento di sostegno non solo al circolante, ma anche agli investimenti in sviluppo – precisa Massimiliano Cattozzi, Responsabile Direzione Agribusiness di Intesa Sanpaolo. Inoltre, nel comparto agroalimentare sono stati attivati 170 contratti di filiera, coinvolgendo oltre 6.500 fornitori per un giro d’affari complessivo superiore ai 22 miliardi di euro. In totale, abbiamo erogato 13 miliardi di euro di impieghi al comparto agroalimentare e sono previste le erogazione a medio e lungo termine per 8 miliardi di euro nell’arco del Piano d’Impresa 2022-2025, a beneficio di PMI del settore agroalimentare italiano».

Nuovi plafond alle imprese con il PNRR

Inoltre, la banca ha stanziato un plafond di 3 miliardi di euro per finanziare il rilancio dell’agricoltura in ottica di innovazione e sostenibilità, portando le aziende clienti ad aggiudicarsi oltre 2mila bandi promossi dal PNRR.

«Il tema della sostenibilità, della transizione green e tecnologica è centrale e gli investimenti necessari a concretizzarle non sono rinviabili – osserva Cattozzi. Per questo motivo Intesa Sanpaolo ha sviluppato finanziamenti dedicati: i sustainable loan o S-Loan per la sostenibilità e i Digital Loan per l’innovazione».

Sono delle tipologie di finanziamento che seguono un principio di premialità: all’innalzamento dei criteri di sostenibilità, scatta ad esempio uno sconto sul tasso del finanziamento.

Finanziamenti contro il caro-bolletta

Con il caro energia e il conflitto in corso, le banche hanno anche trovato il modo di erogare finanziamenti che potessero sostenere le imprese del settore agricolo.

«In collaborazione con l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (ISMEA) abbiamo attivato un prodotto dedicato che rientra nel novero delle misure straordinarie di sostegno previste dal “Decreto Aiuti” – annuncia Claudio Olivi, Responsabile Product Manager Finanziamenti Imprese di Credem. Si amplia quindi il numero di prodotti per il mondo agricolo che vede, tra gli altri, i finanziamenti agevolati garantiti dal Fondo di Garanzia, i finanziamenti di conduzione, quelli a medio/lungo termine a sostegno dei diversi programmi d’investimento, linee di anticipo merce per chi opera nel settore della stagionatura di prodotti tipici, quali ad esempio il Parmigiano Reggiano, volti ad ottenere liquidità immediata per la gestione ordinaria dell’azienda».

Essere vicini al cliente

Tra le principali novità introdotta da Credem lo scorso anno c’è la gestione del pegno rotativo non possessorio tramite una piattaforma digitale che sfrutta la tecnologia blockchain.

Una sperimentazione che ha raccolto l’interesse di importanti realtà agrarie e agroalimentari che operano, principalmente, nel settore della produzione e della commercializzazione dei formaggi Grana Padano.

Ora, l’obiettivo è estendere l’offerta anche ad altre filiere e offrire alle imprese anche un supporto per accedere ai finanziamenti del PNRR. «Il settore primario sta affrontando con successo innumerevoli sfide negli ultimi anni, basti pensare ai cambiamenti climatici, agli effetti della pandemia e all’impatto della guerra sulle materie prime e sul costo dell’energia. Tutto questo in un contesto, come quello italiano, che vede le imprese agricole alle prese con passaggi generazionali, crescita dimensionale e digitalizzazione sia nei campi che nella relazione con clienti e fornitori. Fortunatamente oggi, come mai prima, le imprese agricole italiane possono contare su importanti disponibilità finanziarie grazie al volano del PNRR e della nuova PAC. Crediamo – conclude Olivi – che la risposta più forte che le banche possono offrire sia la vicinanza al cliente per capire l’evoluzione aziendale, la specializzazione per migliorare la comprensione dei bisogni e la consulenza per individuare le corrette soluzioni finanziarie, anche in relazione alla diverse filiere produttive».

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop

 

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