Le imprese dei settori economici più esposti ai rischi della transizione ecologica potrebbero essere soggette a un impatto su redditività e flussi di cassa fino a 300 volte superiore alle imprese dei settori con minore esposizione.
Con un effetto cascata anche sugli operatori finanziari, che erogano credito oppure partecipano al capitale di impresa.
Lo studio di Protiviti
I dati emergono da uno studio che Protiviti ha condotto su un campione di 1.800 imprese di 106 settori con sede nei Paesi Europei.
L’analisi storica ha preso come riferimento l’orizzonte temporale 2019-2021.
L’analisi, condotta dal team Risk & Sustainability, ha individuato i settori più esposti al rischio di perdite finanziarie (dirette o indirette) nel percorso verso l’obiettivi della Carbon Neutrality e calcolato l’impatto sulla redditività delle imprese.
A rischio la redditività delle imprese
Uno dei maggiori impatti è proprio sulla redditività delle imprese, oltre che sui flussi di cassa: «addirittura 300 volte superiore a quello delle aziende di settori meno esposte – racconta Luca Medizza, Managing Director FSI di Protiviti. È facile capire il riflesso sugli operatori finanziari, sia se si guarda il problema dal punto di vista di chi eroga credito, sia se l’ottica è di chi partecipa al capitale dell’impresa».
I più esposti: dall’oil & gas al trasporto aereo
I settori maggiormente esposti ai rischi di sostenibilità, in Italia, sono l’oil & gas, imballaggi, costruzioni, ferro e acciaio, trasporto aereo.
Una graduatoria iniziale che dà una prima misura dell’entità del problema che devono affrontare gli operatori finanziari nella valutazione della sostenibilità di un’impresa.
«Poi bisognerà vedere come le imprese attueranno politiche di gestione e mitigazione del rischio – spiega Medizza. E qui diventeranno essenziali i modelli di monitoraggio e controllo del rischio adottati dagli operatori finanziari e, a specchio, dalle imprese».
Esposizioni creditizie sotto la lente della Tassonomia
La grande sfida per il settore finanziario è quindi allineare il portafoglio delle esposizioni creditizia alla Tassonomia UE.
Le direttive europee (come l’SFDR, Sustainable Finance Disclosure Regulation, e il CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive), hanno definito un quadro di maggiori obblighi di disclosure e conformità.
Compresa la necessità di integrare la sostenibilità nel framework di gestione dei rischi e di governance: previsto, per esempio, dalle Aspettative di Vigilanza di Banca d’Italia, dal Regolamento Delegato UE 2021/1255 e dalla Direttiva Delegata UE 2021/1269 della Commissione.
«È una sfida gestionale che implica un monitoraggio puntuale degli indicatori di sostenibilità, come il Green Asset Ratio, e la definizione – continua Medizza –, anche in collaborazione con i clienti, degli interventi per migliorarlo».
Un nuovo modello per monitorare il rischio di sostenibilità delle imprese
Il monitoraggio si deve quindi basare su un modello accettato dal mercato, che riesca a sostenere gli intermediari finanziarie e le imprese negli stress test in tema di impatto dei rischi di transizione sul cash flow e le possibilità di default.
«Ed è quello che abbiamo fatto in Protiviti, sviluppando un modello in linea con le più recenti richieste normative in ambito SREP – annuncia Medizza. La sostenibilità è considerata sotto l’aspetto del rischio di non conformità e richiederà standard condivisi per valutarne i rischi, governance e strumenti operativi per attuare nuove politiche di gestione».