Ha permesso di smobilizzare crediti per 287 miliardi di euro, registrando un aumento a doppia cifra nel 2022 (+14,61%).
«Con questi numeri, il mercato italiano del factoring mantiene un ruolo importante a livello mondiale ed europeo, con quote pari rispettivamente all’8% e al 12% – racconta Alessandro Carretta, Segretario Generale di Assifact.
28 miliardi circa provengono da operazioni di supply chain finance, in crescita del 16% sull’anno precedente: il credito di filiera conferma quindi la crescente centralità».
Factoring pro-soluto e in modalità maturity
A registrare un significativo aumento sono anche gli anticipi e i corrispettivi pagati: con un importo di 57 miliardi di euro hanno segnato una crescita del 10% sul 2022.
E la formula pro-soluto conquista inoltre le aziende: ben il 78% delle imprese intervistate da Assifact ha scelto questa tipologia.
Spesso con modalità maturity (59%), che permette ai fornitori di ottenere il pagamento dei crediti ceduti a una data prefissata e agli acquirenti di ottenere una dilazione dei pagamenti.
PMI soddisfatte del factoring
Le imprese, in particolare le PMI, sono molte soddisfatte di questo strumento.
È cresciuta infatti la consapevolezza sull’importanza di ottimizzare il capitale circolante, fondamentale per gli equilibri finanziari.
«Le imprese apprezzano i benefici nella gestione del capitale circolante, come la gestione professionale dei crediti da parte del factor, che consente regolarità e tempestività degli incassi, protezione dagli insoluti e supporto alla liquidità – evidenzia Carretta.
Il grado di soddisfazione nell’utilizzo del factoring è risultato elevato: quasi il 55% giudica ottimo il livello di soddisfazione complessivo del rapporto e un altro 32% lo valuta buono».
Il digitale a favore di PMI
Le PMI sono inoltre quelle che hanno maggiormente beneficiato della spinta tecnologica che ha investito il mercato del factoring.
La nascita di nuove piattaforme digitali per la gestione dei crediti, attraverso le quali accedere a strumenti di supporto al capitale circolante, ha infatti reso questo strumento più accessibile alle piccole e medie imprese.
Rivedendo processi, tempistiche e pricing del mercato.
L’innovazione tecnologica
«Le società di factoring hanno integrato la propria offerta, caratterizzata da prodotti personalizzati e flessibili, con prodotti e servizi maggiormente standardizzati – osserva Carretta.
La dematerializzazione e la digitalizzazione hanno ridotto i costi operativi di gestione, aumentando le economie di scala e velocizzando l’operatività.
Questo ha reso possibile rivolgere il servizio di factoring anche alle PMI, in quanto più conveniente, agevole e semplificato. Inoltre, la digitalizzazione ha permesso di migliorare la relazione con la filiera e la collaborazione con il debitore ceduto».
Dal factoring 40 miliardi per il PNRR
Il factoring sarà un importante volano anche per la concreta attuazione del PNRR, incentrato sulla realizzazione di opere e infrastrutture.
In occasione dell’Assemblea di Banca d’Italia, Credifact, l’Osservatorio credito commerciale e factoring, ha stimato 40 miliardi di euro di potenziali nuove erogazioni da parte dell’industria del factoring per sostenere il capitale circolante delle imprese nell’attuazione del Piano.
«Per favorire questo processo è importante che il quadro regolamentare possa facilitare le imprese nel ricorso al factoring – auspica Carretta –, rimuovendo appesantimenti burocratici oggi presenti soprattutto nella cessione dei crediti vantati verso la PA».
Ridurre i ritardi di pagamento nella PA
Il PNRR è un’opportunità per rinnovare, digitalizzare e semplificare la cessione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione, come segnalato anche dal Governatore Visco nelle sue Considerazioni finali.
E il factoring è proprio uno degli strumenti a disposizione del regolatore per ridurre i ritardi di pagamento e i conseguenti effetti.
«Servono un sistema integrato di gestione del ciclo passivo degli enti pubblici, con la Piattaforma dei Crediti Commerciali al centro – prosegue Carretta –, e opportuni interventi normativi volti a semplificare la cessione, oltre che rimuovere la possibilità degli enti di rifiutare la cessione».
Il factoring nel 2023: supply chain finance in testa
«Il 2023 è partito con il piede giusto», afferma Carretta. Nel primo trimestre, infatti, il factoring prosegue nella sua crescita sull’anno precedente.
Al 31 marzo, segna +5,27% sul 2022 in termini di turnover e, per le sole operazioni di supply chain finance la performance è persino superiore (+9,96%).
Gli anticipi e i corrispettivi pagati, pari a 49,27 miliardi, crescono del 4,23%.
«Le previsioni di chiusura del 2023, nel suo complesso, si attestano su una crescita del turnover cumulativo annuale del +7,26%».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2023 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.