Avvicinare le imprese al mercato dei capitali, rendendo anche le imprese medio piccole più appetibili al settore dell’investment banking. È quanto discusso al convegno “Il mercato dei capitali per le imprese italiane: una risorsa per il rilancio e la crescita del Paese”, dove è stato presentato lo studio CAREFIN/Bocconi realizzato con Equita SIM.
IMPRESE TROPPO BANCO-CENTRICHE - Perché le imprese italiane, secondo lo studio, dipendono ancora troppo dal debito bancario, tanto che quest’ultimo rappresenta oltre il 60% dei debiti finanziari. Non solo, il rapporto tra debiti bancari e debiti finanziari si è ridotto rispetto al livello del 2007 in Francia, Germania e Regno Unito, mentre in Italia è rimasto costante.
AFFIANCARE IL MERCATO DEI CAPITALI - Il sistema finanziario italiano risulta dunque il più banco-centrico, in controtendenza rispetto agli altri maggiori paesi europei, dove gli investitori istituzionali rivestono un ruolo sempre più considerevole. «Le imprese italiane sono in difficoltà non solo per la crisi che colpisce grandi e piccoli ma soprattutto perché non hanno a disposizione un mercato dei capitali sufficientemente evoluto a cui ricorrere per reperire fonti di capitale alternative al credito bancario – commenta Andrea Vismara, Head of Investment Banking di Equita SIM – e si trovano in una posizione di svantaggio rispetto ai competitor stranieri, diventandone troppo spesso preda. È necessario affiancare al sistema bancario un efficiente mercato dei capitali al servizio delle imprese facendo leva anche su una serie di misure che valorizzino il ruolo degli investitori, degli intermediari finanziari ed il settore dell’investment banking in generale».
OBBLIGAZIONI ANCHE PER LE PMI - In tal senso, sono numerosi i progetti avviati nel 2013 che coinvolgono i diversi governi europei e si snodano lungo due principali direttrici: da un lato la leva della liquidità e dall’altro l’estensione alle imprese più piccole di strumenti tradizionalmente riservati a quelle più grandi, come le obbligazioni societarie.
STRUMENTI ALTERNATIVI - A complemento di queste misure, lo studio CAREFIN/Bocconi sottolinea come un ulteriore slancio potrebbe arrivare dal fronte degli intermediari attraverso forme istituzionali di investimento e creazione di veicoli di lending che possano essere alternativi al sistema bancario, regolati sul modello americano dei collocamenti riservati.
OPPORTUNITA’ PER GLI INTERMEDIARI - Guardando in prospettiva, secondo i relatori dello studio - Stefano Caselli, Carlo Chiarella, Stefano Gatti e Gimede Gigante - ,l’avvicinamento delle imprese al mercato dei capitali rappresenta inoltre un’importante opportunità per gli intermediari, specie quelli domestici indipendenti, in un momento in cui il settore dell’investment banking in Italia si sta svuotando e tende a polarizzare la propria attività sulle imprese di più grandi dimensione a scapito delle piccole.
QUATTRO CONDIZIONI ESSENZIALI - Inoltre, affinché le imprese dispongano di un mercato finanziario domestico evoluto sono necessarie quattro condizioni essenziali: un contesto normativo e fiscale favorevole, di buon senso e non vessatorio, protetto da gestori del mercato e regolatori efficienti ed autorevoli; un settore dell’investment banking solido, vicino alle esigenze delle imprese; una platea ampia di investitori disposti ad investire nelle imprese italiane, anche di piccole e medie dimensioni, sia sotto forma di capitale che di finanziamento; un contesto culturale e mediatico che promuova e valorizzi il ruolo chiave dei mercati finanziari per le imprese, per gli investitori e per i risparmiatori.
INIZIATIVE DA METTERE IN CAMPO - Allora, le iniziative necessarie, da inserire in un progetto di ridisegno dei mercati dei capitali, sembrano essere queste: semplificare la normativa; incentivare anche fiscalmente l’investimento dei risparmiatori nei mercati dei capitali e l’accesso ai mercati da parte delle imprese; incrementare per quanto possibile gli investitori in titoli italiani; rimuovere i conflitti di interesse che condizionano i regolamenti di borsa, l’approccio creditizio di grandi gruppi bancari e l’operato degli investitori da essi controllati; eliminare la Tobin Tax; sviluppare una cultura finanziaria.
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