Parità nell’accesso al credito, ma forte differenza nella capacità di ripagare i finanziamenti. In Italia le donne imprenditrici possono vantare un comportamento “virtuoso” rispetto agli uomini, secondo i dati elaborati nel paper “Imprenditoria Femminile in Banca Popolare di Milano”. Ma la percentuale delle imprese rosa è ancora bassa: 22% del totale (1,3 milioni, dati Unioncamere, luglio 2015).

In BPM le clienti imprenditrici sono il 27%
Punto di partenza della ricerca di BPM sono i dati correlati al plafond di 300 milioni di euro che la banca ha stanziato aderendo al progetto “Plafond per l’Imprenditoria Femminile”, cui si aggiunge un punto di osservazione privilegiato: la banca, infatti, ha fra i suoi clienti una quota di imprese femminili (27%) maggiore del dato di Sistema (22%). In particolare, in Lombardia, dove maggiore è la quota di mercato BPM e dove, pertanto, è più significativo il confronto con il sistema, il tasso di femminilizzazione è pari al 27% contro un dato regionale del 18%.
Piccole Srl per l’imprenditoria femminile
Ciò che emerge dalla ricerca è che la stragrande maggioranza delle imprese “rosa” di BPM si colloca nei cluster di fatturato non superiori ai 5 milioni di euro e la forma societaria preferita è quella della Srl (47% delle imprese femminili vs. 43% di quelle maschili), seguita dalla società di persone.
Servizi e commercio: i settori di attività
I settori economici in cui operano prevalentemente le imprese femminili BPM sono i servizi (28%) e il commercio, che occupa oltre 1 impresa femminile su 4. In entrambi l’incidenza relativa delle donne è superiore rispetto a quella degli uomini.
Avversione al rischio? Che vantaggio
Nella concessione del credito, i generi hanno effettivamente raggiunto la parità, con percentuali molto vicine. Ma è nell’esposizione media complessiva che emergono importanti differenze: sia guardando alle piccole e medie imprese, sia alle grandi, infatti il delta tra imprese femminili e maschili è dell’8%, in favore delle aziende “rosa”. Estendendo il raffronto al credito deteriorato, nell’ultimo periodo il rapporto con il credito totale risulta significativamente inferiore per le imprese femminili rispetto alle maschili: una qualità del credito che potrebbe essere il risultato della tanta citata avversione al rischio che caratterizza le donne nell’ambito degli investimenti.
L'età dell'imprenditore
Le imprenditrici risultano nel complesso un po’ più giovani: non solo la loro età media (51 anni) è leggermente inferiore a quella degli uomini (52 anni), ma le classi di età inferiori ai 35 anni appaiono relativamente più numerose. Per entrambi i generi, comunque, risultano più popolose le classi di età superiori e in particolare quella “36-55 anni” dove si collocano oltre il 50% degli imprenditori di entrambi i generi, situazione che non sorprende considerando il profilo demografico del Paese.
L’importanza delle donne straniere
Analizzando la nazionalità degli imprenditori, la percentuale di stranieri risulta leggermente maggiore nella popolazione femminile (8,5% per le imprenditrici contro circa l’8% per gli imprenditori). Il maggior numero di imprenditori/imprenditrici stranieri sono a capo di imprese di piccola dimensione e la presenza straniera fra le imprenditrici risulta sostanzialmente allineata alla percentuale di donne straniere residenti in Italia (pari a circa l’8,4%) e testimonia il contributo positivo delle donne immigrate nel nostro Paese.