Il network è il vero asset

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio/febbraio 2013 di AziendaBanca
«Il Citi Transaction Services è forse l’area di business di Citi meno nota tra quelle che la nostra banca svol­ge in Italia – afferma Patrizia Rizzo, Managing Director e Italy Country Head di Citi Transaction Services. Eppure, per noi si tratta di un fiore all’occhiello: un business stabile in termini di revenues, che può con­tare sulla presenza internazionale di Citi, che al network proprietario presente in oltre 100 Paesi affian­ca accordi in altri 40 Paesi». Un business, soprattutto, che con i suoi 10,6 miliardi di dollari di fat­turato è in netta crescita dai 5 mi­liardi del 2005 e ha l’ambizione di raggiungere un terzo del totale di Citi. Il CTS appare lontano dall’an­damento più volatile delle attività legate ai mercati e al corporate e investment banking. Il nuovo CEO globale, Michael Corbat, ha an­nunciato recentemente un taglio di 11mila dipendenti su un totale di 266mila per efficientare ulterior­mente la struttura. Riduzioni che si concentreranno soprattutto sul segmento consumer, dimesso nel corso degli anni nel nostro Paese.

65mila clienti nel mondo

Citi Rizzo PatriziaLa Divisione Citi Transaction Servi­ces si rivolge al mercato finanziario, al segmento Corporate e al settore pubblico per tutte quelle attività di cash management che mirano a ot­timizzare la gestione del capitale cir­colante e della liquidità nelle diverse valute, supportando l’aspetto finan­ziario delle relazioni commerciali delle grandi aziende e l’accesso ai mercati finanziari. Tra i 65mila clien­ti a livello globale spiccano alcune referenze di eccezione. «La società americana Mars eroga attraverso di noi i propri pagamenti a dipendenti e fornitori in 68 Paesi diversi – rac­conta Rizzo –, mentre per la mentre per la Federal Reserve gestiamo i pa­gamenti in 150 Paesi. Uscendo dagli Stati Uniti, distribuiamo ad esempio i sussidi di disoccupazione per i go­verni di Polonia e Messico». Una lista in cui non mancano i casi italiani: or­mai da 2 anni è Citi Transaction Servi­ces a occuparsi del pagamento delle prestazioni previdenziali ai 400mila pensionati INPS residenti all’estero.

Dalle agenzie ONU agli istituti finanziari

Nell’ambito della clientela del setto­re pubblico rientrano poi le 3 agen­zie ONU presenti in Italia, e l’ufficio di Milano è anche responsabile del coordinamento di alcune delle attivi­tà della sede di Ginevra, in cui è par­ticolarmente significativa la presenza di istituzioni internazionali. «Sul fron­te delle Financial Institutions (una trentina tra clienti italiani e esteri), invece, forniamo servizi di securities services ai broker internazionali attivi sul mercato italiano e alle istituzioni finanziarie italiane sui mercati esteri – aggiunge Rizzo. Con le banche italia­ne, in particolare, stiamo lavorando molto per portare maggiore efficien­za in vista dell’entrata in funzione di Target2Securities che dal 2015 con­soliderà i servizi di regolamento titoli a livello europeo. Citi si propone di facilitare l’accesso al nuovo sistema con immediati vantaggi in termini di costo operativo per i suoi clienti».

Difendere i fornitori chiave dei clienti Corporate

Citi DiStefano RobertoMa il protrarsi della crisi finanziaria ha reso particolarmente cruciale al­cuni aspetti della gestione dei clienti Corporate che certamente sento­no meno delle PMI le conseguen­ze del calo della domanda interna, ma spesso proprio nella fitta rete di piccole aziende dei distretti italiani o all’estero hanno trovato fornitori specializzati e preziosi, se non indi­spensabili, alla loro produzione. «Per i nostri clienti Corporate abbiamo sviluppato servizi di trade finance mirati a proteggere i fornitori chiave – spiega Roberto Di Stefano, Client Sales Management Head Italy. Si tratta spesso di PMI che negli ultimi anni hanno avuto difficoltà nell’ac­cesso al credito: un loro eventuale shock finanziario avrebbe un pesan­te impatto sulla grande azienda, fino addirittura al blocco della produzio­ne nel caso di una fornitura che com­porta un magazzino oneroso».

Garantire il merito creditizio della grande azienda

La soluzione di Citi consente al clien­te Corporate di utilizzare il proprio merito creditizio a protezione della supply chain, attraverso un accordo trilaterale con il fornitore in cui Citi è il paying agent del cliente. «L’ERP dell’azienda ci comunica automati­camente i dati di fatturazione in arri­vo – illustra Di Stefano – e il fornito­re riceve il pagamento al netto dello sconto concordato. Uno dei vantag­gi di questa soluzione è che il debito del cliente Corporate è un debito commerciale, e non finanziario, evi­tando qualunque ricaduta per quan­to riguarda il bilancio aziendale».

Il network per l’efficienza dei pagamenti

Ci sono poi i servizi relativi all’effi­cienza degli incassi e dei pagamenti, in particolare per quelle realtà che hanno rapporti commerciali con di­versi Paesi, in una pluralità di valute. «E’ il network di Citi a fare la diffe­renza rispetto all’offerta di altri com­petitor – interviene Rizzo. Il fattore tecnologico resta importante, certo, ma ormai colmare il gap tecnologico richiede investimenti minori anche ai nostri competitor. La presenza diret­ta in oltre 100 mercati permette in­vece ai clienti di gestire i pagamenti confrontandosi anche con specifiche realtà nazionali: in alcuni Paesi in via di sviluppo, ad esempio, molti pro­cessi sono ancora completamente manuali. Un player internazionale conosce l’ecosistema produttivo e commerciale in cui opera e può af­fidarsi all’ufficio locale per agire nel modo migliore».

Gestire il rischio cambio verso il renminbi

E gli uffici locali di Hong Kong e Lon­dra sono chiamati in causa in prima persona nella recente offerta di un conto corrente per quelle imprese che hanno rapporti commerciali con la Cina e vogliono gestire il rischio di cambio contro il renminbi. «Il go­verno cinese ha di recente dato il via libera alla creazione di una moneta parallela offshore, tradabile su Lon­dra e Hong Kong, contraddistinta dalla sigla CNH – racconta Di Ste­fano. E’ quindi finalmente possibile gestire la fatturazione in Cina attra­verso il CNH, centralizzando il rischio cambio sull’Head Office italiano e gestendolo con operazioni spot o forward. E’ un servizio che offrono tutte le grandi banche, e già attivato da tre nostri clienti in Italia: i vantaggi sono difficilmente quantificabili in un valore medio, in quanto dipendono strettamente dalle caratteristiche dei rapporti commerciali con la Cina e dalle politiche di gestione del rischio cambio».

Come cambia la credit card aziendale

A questi servizi, offerti anche in white label alle banche, si affiancano le atti­vità più tradizionali nell’ambito della gestione delle carte di credito corpo­rate, con lo sviluppo di programmi di carte di Gruppo per ottenere mag­giore efficienza nella gestione delle spese e più trasparenza per quanto riguarda i costi, grazie alla maggiore forza contrattuale con i fornitori inter­nazionali. «Abbiamo due program­mi in Italia che comprendono anche l’assunzione del rischio di credito da parte dell’azienda nei confronti del dipendente – precisa Di Stefano. Notiamo una maggiore richiesta di carte di credito, ma con uno spen­ding medio inferiore rispetto al pas­sato: in questo periodo di controllo dei costi si vogliono limitare le spe­se, e anche i viaggi del personale. Nel segmento Corporate in USA, UK ed altri importanti mercati siamo tra i principali emittenti di carte prepa­gate. La regolamentazione italiana ha, fino ad ora, reso più complessa la diffusione di tale attività nel nostro mercato, ma siamo ora in grado di offrire anche questo servizio».

 

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