La crisi economica impone misure di austerity in tutti i settori e, nonostante l’esigenza di aumentare l’efficacia dell’IT, la maggior parte delle istituzioni bancarie e assicurative hanno messo in atto programmi di riduzione dei costi.
Abilitare crescita e agilità dei sistemi IT rappresenta una sfida per le società di servizi finanziari in cui l’infrastruttura, come in altre industrie, si è evoluta nel tempo e dispone di una vasta gamma di soluzioni. Sempre più spesso le architetture sono complesse, un mix di diversi sistemi proprietari, database e file system, con applicazioni standard e personalizzate. I processi e le regole di business sono spesso annidati nel software e le modifiche risultano quindi complesse e spaziano su molteplici applicazioni che devono essere attentamente coordinate e rilasciate, rallentando la capacità del business di rispondere alle mutevoli condizioni del mercato.
Nel settore automotive, una Volkswagen e una Skoda possono essere costruite con lo stesso chassis, a volte anche nella stessa fabbrica. Ma l’auto tedesca costa di più dato che la sua reputazione per il design elegante e l’invidiabile ingegneria supera quella della parente ceca. I CIO delle banche hanno iniziato a comprendere che molto di quanto gestiscono non permette loro di far pagare di più un prodotto e che lo chassis della banca può in realtà essere standardizzato. Mentre un algoritmo di trading può assicurare un importante vantaggio competitivo, la gestione dell’infrastruttura non è un’attività chiave per il business.
Le banche hanno da sempre speso ingenti quantità di denaro per l’acquisto di software proprietari o per scrivere e mantenere il proprio, ma oggi esistono interessanti alternative open source e le soluzioni aperte standard offrono notevoli vantaggi in termini di costi, oltre alla possibilità di affidarsi a innovative comunità.
In aggiunta ai benefici economici che possono essere ottenuti abbracciando l’open source, le istituzioni finanziarie sono in grado di trarre vantaggio da più elevati livelli di innovazione. Per esempio, in aree quali il cloud computing e i big data, l’innovazione viene guidata proprio dall’open source. E in questi ambiti non si tratta più di scegliere tra un vendor proprietario e uno open source, ma piuttosto quale dei fornitori open source selezionare.
Un approccio dual vendor
Optare per l’open source è una cosa, ma implementare la migrazione è molto più facile a dirsi che a farsi. Spesso le banche non sono disposte a perdere completamente le loro soluzioni proprietarie e preferiscono scegliere un secondo fornitore, adottando una strategia dual vendor. Prendiamo i container Java EE come esempio: Java EE è uno standard sul quale le banche spendono parecchio, pensiamo a Oracle Weblogic o IBM Webshere. Ma sono sempre meno disposte a implementare sistemi proprietari a causa dei costi in costante aumento. Quindi, perché non avvalersi di un container open source JBoss JEE e risparmiare?
Questa strategia dual vendor non si sta verificando solo nei servizi finanziari, ma in molteplici mercati verticali. Le aziende stanno migrando centinaia e a volte migliaia di applicazioni perché possono ottenere notevoli risparmi e pari funzionalità, spesso con un miglioramento nelle prestazioni.
Oltre alla migrazione delle applicazioni, se la piattaforma hardware è obsoleta, le banche possono godere di notevoli ritorni sull’investimento se passano a hardware x86 contestualmente al cambiamento dello stack software. Tradizionalmente, le banche che hanno scelto costose piattaforme Unix di fascia alta si trovano a spendere molto sulla manutenzione di hardware desueto che è in effetti più lento. Quindi, se acquistano sistemi x86 e migrano a Linux con uno stack software open source, il ROI può addirittura essere inferiore all’anno. Ciò significa che possono investire immediatamente nella migrazione perché entro l’anno risparmieranno più dell’investimento iniziale necessario per lo switch.
Data Grid In-Memory
La memoria è un altro settore in cui vediamo crescere l’adozione dell’open source. Le istituzioni finanziarie si avvalgono di in-memory data grid per accelerare le loro applicazioni. La memoria è oggi così economica che è possibile archiviare grandi quantità di informazioni in-memory e i data grid garantiscono che i dati non vengano perduti.
Vi sono alcuni vendor di soluzioni proprietarie che guidano il mercato dei dati in-memory, tuttavia sono molto costosi. Sempre più spesso vediamo che le banche adottano un approccio duplice ai fornitori di dati in-memory mantenendo una presenza proprietaria ma offrendo anche un’alternativa open source. Tutte le nuove implementazioni si basano su soluzioni open source semplicemente perché offre risparmi significativi e le nuove applicazioni traggono vantaggio da architetture software moderne.
Cloud e OpenStack
Le istituzioni finanziarie sono restie a passare al cloud anche per questioni normative. Hanno realizzato i loro cloud interni utilizzando kit proprietari e la maggior parte della spesa non deriva dallo sviluppo, ma dalla manutenzione sul lungo periodo. Ed è per questo motivo che l’open source risulta vincente quando si parla di cloud.
Se una banca sta realizzando un cloud interno di prossima generazione in-house dovrà poter disporre di personale dedicato, che ne sarà l’unico contributor. Se invece la banca adotta un prodotto open source, alle cui spalle vi è una grande comunità, sarà in grado di trarre vantaggio dall’innovazione dell’intero gruppo. In ambito Infrastructure as a Service (IaaS) sono numerosi i vendor, tra cui IBM, HP, Rackspace, VMware e Red Hat che si focalizzano su OpenStack, e questa è una garanzia del fatto che il servizio godrà di un supporto a lungo termine. Ed è esattamente il tipo di rassicurazione che le istituzioni finanziarie desiderano.
Quindi, per le loro IaaS interne di prossima generazione le banche adottano l’open source, ma si rivolgono a un vendor per la manutenzione, influenzando così la roadmap della comunità open source. Non solo, anche i fornitori si faranno portavoce presso la comunità delle modifiche richieste dalle istituzioni finanziarie. Si tratta di un cambiamento epocale: in passato, se una banca richiedeva determinate funzionalità doveva scriverle e supportarle per i 10 anni successivi. Oggi, a una frazione del costi di sviluppo e supporto, può trarre vantaggio da qualcosa che vanta un’enorme comunità di utenti.
Risorse umane
Un ultimo sviluppo che vediamo è legato alle risorse umane. Le grandi istituzioni finanziarie faticano ad attirare talenti in un mercato altamente competitivo.
Gli sviluppatori oggi non usano più i CV, ma un account Github (una sorta di Facebook per programmatori) ove chiunque può vedere il codice che hanno realizzato. Per avere i migliori esponenti, le banche devono permettere loro di contribuire a progetti open source e in questo senso battagliano con le start-up dal punto di vista delle assunzioni. Ma visto che la gestione delle infrastrutture non è chiave per il business, le istituzioni finanziarie sono disposte a condividere progetti e conoscenza con la comunità open source e in questo modo le persone si rendono conto che lavorare in una banca può essere in realtà stimolante tanto quanto una start-up.
Gli standard evitano il lock-in
L’elemento chiave da considerare quando si sceglie un software non è solo legato a open source o proprietario, ma anche a uno standard aperto. Prendiamo Microsoft Office: Word è l’applicazione di word processing de facto, ma non è uno standard aperto. Vi sono validissime alternative, disponibili gratuitamente. Java EE ha fatto per container quello che, finora, nessun a riuscito a fare con le applicazioni da ufficio.
Una volta che c’è uno standard, l’open source diventa realmente potente perché aiuta a evitare il lock-in di un determinato vendor. Se tutti i vendor aderiscono a quello standard allora si può passare da uno all’altro. E’ qui dove entra in gioco l’open source ed è possibile migrare da un sistema proprietario a uno aperto. E le banche sono sempre più orientate verso questo tipo di approccio.
L’open source offre diversi vantaggi, ma questo non significa che gli IT director presso le istituzioni finanziarie hanno improvvisamente deciso di adottarlo. Non vogliono scaricare qualcosa da Internet e metterlo in produzione. Sono contrari ai rischi e di natura conservativa, e devono conformarsi a numerosi legislazioni e normative. Se vogliono abbracciare l’open source devono collaborare con un fornitore che possa fornire supporto e software open source enterprise-class per l’intera durata della vita delle loro applicazioni.