Una evoluzione normativa tarata sui grandi gruppi bancari potrebbe mettere in discussione la sopravvivenza delle BCC e delle Casse Rurali.
In particolare, la nuova regolamentazione europea EMIR, nata dagli impegni presi dall’Unione Europea nell’ambito del G20 che si tenne a Pittsburgh del 2009, introduce in materia di contratti derivati tre principali adempimenti: l’obbligo di compensazione dei derivati standardizzati attraverso una controparte centrale, l’adozione di tecniche di mitigazione del rischio per i derivati non compensati e la segnalazione delle negoziazioni a un Repertorio di Dati. Adempimenti che potrebbero avere un forte impatto sui diversi intermediari e in particolare per gli operatori di contenute dimensioni, tra cui le BCC.
«Si tratta di una novità regolamentare che, tuttavia, è ad oggi ancora in attesa di una sua piena definizione – afferma Federico Cornelli, Direttore Operativo di Federcasse. Questa disciplina si inserisce in un framework legislativo più ampio (Basilea 3, Crisis Management, MiFID 2, Market Abuse) che rischia di penalizzare eccessivamente le banche del network cooperativo, tenendo solo in parte conto delle peculiarità e della operatività delle stesse, anche in considerazione dell’uso esclusivo ai fini di copertura dei rischi, che esse fanno dei contratti derivati. Va pensato pertanto un periodo di phase in della norma per quegli operatori che per caratteristiche dimensionali o operative necessitano di un periodo più lungo per adeguarsi ai nuovi adempimenti introdotti e in particolare all’obbligo di concentrazione sulle controparti centrali (CCP) dei contratti derivati così detti OTC».