Lo smart working piace, ma non mancano le criticità legate alle specifiche situazioni del lavoratore, al contesto aziendale o alle dotazioni tecnologiche.
Il rapporto “Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza”, presentato durante il Festival del Lavoro organizzato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla sua Fondazione Studi il 28 e 29 aprile 2021, dedica un intero capitolo allo smart working.
Il 16,7% non vuole tornare in ufficio
E il report dice che a sposare l’idea di lavorare smart per sempre è il 16,7% dei lavoratori: il 10,7% cercherebbe un qualsiasi altro lavoro, pur di svolgerlo da casa. Un altro 43,3% è disposto ad “adattarsi” al ritorno in ufficio, mentre il restante 40% è contento di tornare a lavorare tutti i giorni in presenza.
Molte variabili: lo smart working non è lo stesso per tutti
Il fatto è che lavorare da casa è stata un’esperienza molto diversa in base alla specifica situazione del lavoratore: luogo di residenza, età, presenza o meno di figli. E, ovviamente, anche la maturità dell’organizzazione aziendale verso lo smart working.
I vantaggi: meno costi e più tempo per la vita privata
Tra gli elementi positivi, il 71,5% segnala meno spese per spostamenti, vitto, vestiario (ma pesano anche le restrizioni in generale), un 62,4% la migliore conciliazione tra lavoro e dimensione privata. Importante il 53,2% che grazie allo smart working ha migliorato le proprie competenze digitali. Il 31,6% ha anche ridotto le spese per babysitter e colf.
Ma 1 su 2 lavora di più e si indeboliscono le relazioni
Il lato negativo dello smart working è invece chiaro: si lavora di più e non necessariamente meglio. Il 53,1% lamenta un allungamento dei tempi di lavoro, il 49,7% un indebolimento delle relazioni di lavoro, il 49,7% un sovraccarico legato al lavoro che causa stress da prestazione.
Problemi fisici e apatia per oltre il 40%
Addirittura il 48,3% segnala problemi fisici per l’inadeguatezza delle postazioni di lavoro, segno che molte case non offrono gli spazi necessari al telelavoro: e infatti il 39,6% ritiene inadeguati anche gli spazi domestici e l’infrastruttura di rete. Davvero preoccupante, infine, il 39,9% che dichiara disaffezione verso il lavoro, noia e apatia.
Tra le donne la maggiore disaffezione
Donne e uomini non hanno vissuto identicamente la situazione. Gli uomini sembrano gradire meno il lavoro da casa (ne ha sofferto il 52,4% contro il 45,7% delle donne) ma hanno guadagnato in produttività e concentrazione. Le donne riscontrano un allungamento dei tempi di lavoro (57% contro il 50,5%) e l’inadeguatezza degli spazi di casa (42,1% contro il 37,9%). Ed è tra le donne che c’è maggiore disaffezione verso il lavoro: 44,3% degli intervistati.