Con il regolamento ECSP sul crowdfunding, cambiano le regole del gioco per il settore.
Tra gli impatti previsti, c’è anche una maggiore concorrenza e, quindi, la necessità di dotare le piattaforme di competenze specifiche sia al loro interno, sia in termini di ecosistema e di partnership.
E questo aprirà nuove opportunità lavorative nel crowdfunding.
Lavorare nel crowdfunding: le figure emergenti
Per le aziende che vogliono proporre i loro progetti alle piattaforme sarà necessario arrivare con “quasi tutto pronto” per andare online e raccogliere un finanziamento.
I piani per le campagne e i business plan dovranno essere ben redatti e strutturati, con il supporto di professionisti e consulenti.
Due figure emergenti sono il crowdfunding campaign manager e il crowdfunding platform manager.
Il crowdfunding campaign manager
Che cosa fa il crowdfunding campaign manager? Il suo primo compito è comprendere se un progetto è pronto per andare in fase di raccolta fondi sulla piattaforma, e di valutarne gli elementi fondamentali per strutturare la campagna, compresa la comunicazione prima, durante e dopo.
Più in generale, sa selezionare i progetti che possono essere i protagonisti di una campagna e conosce tutti gli strumenti di marketing per portarla al successo.
Il campaign manager interagisce anche con i possibili investitori, per i quali deve predisporre tutte le informazioni utili a valutare il progetto.
L’addetto alla compliance della piattaforma
Anche il crowdfunding platform manager ha competenze specifiche nei diversi piani di campagna, ma si occupa delle strategie più ampie della piattaforma, anche dal punto di vista della compliance, della pianificazione aziendale e della sostenibilità finanziaria.
Community manager e crowdfunding
Le piattaforme di crowdfunding dovranno anche lavorare sulla domanda d’investimenti. Capendo come presentare al meglio i progetti ai loro investitori.
Puntando in primis su quelli con cui sono già entrati in contatto. Un vero e proprio community manager del crowdfunding, una figura intermedia tra business e comunicazione, con eccellenti competenze di marketing digitale e social.
Se effettivamente la concorrenza aumenterà, infatti, ogni progetto andrà presentato e raccontato in modo chiaro ed esaustivo. Per suscitare l’interesse del potenziale investitore e portarlo ad approfondire i dettagli del progetto.
Non c’è dubbio che per conquistare l’attenzione degli investitori si punterà su tecniche narrative, che potranno di volta in volta fare leva sui valori di un determinato progetto (e qui si torna all’impatto sociale e/o ambientale), magari con ricadute specifiche su un territorio di riferimento, oppure su una questione sociale particolarmente sentita dall’opinione pubblica.
In altri casi, possiamo immaginare campagne di racconto del progetto sviluppate intorno all’idea d’innovazione e a come una tecnologia può migliorare le nostre vite o il mondo in cui viviamo.
Le partnership esterne
Questo momento di svolta del crowdfunding europeo accelererà poi un fenomeno già in corso, cioè la creazione di un ecosistema di partner intorno a ciascuna piattaforma.
Professionisti e consulenti, in primis, ma anche banche interessate a forme di sinergia, o investitori istituzionali, o ancora fornitori specializzati che offriranno servizi mirati per il mondo del crowdfunding in modalità As a Service.
Dove studiare per lavorare nel crowdfunding
Una delle realtà che organizza corsi in ambito crowdfunding è Fenice Green Park di Padova.
Il Corso in Crowdfunding è certificato dallo European Crowdfunding Network: prevede 3 moduli da 16 ore ciascuno e fornisce le basi per diventare crowfunding professional campaign manager e platform manager.
Il Fenice Green Park organizza, tra i molti corsi, anche un Master in Finanziamenti Europei e strumenti di finanza agevolata e un corso base di project management.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2022 di AziendaBanca ed è eccezionalmente disponibile gratuitamente anche sul sito web. Se vuoi ricevere AziendaBanca, puoi abbonarti nel nostro shop.