Il gender gap nel mondo del FinTech

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Le FinTech vogliono essere inclusive e sostenibili. Ma quando si parla di gender gap anche questo settore ha bisogno di fare molti passi avanti. Difatti, sono 369 le FinTech fondate o co-fondate da donne in tutto il mondo, mentre oltre 2.600 sono state create da uomini: questo vuol dire che rappresentano solo il 12,2% della torta totale. I dati provengono dall’analisi di Deloitte “Achieving gender equity in the fintech community” del 2019 (e diffusa da Opyn, NdR) e sottolineano comunque una crescita esponenziale (8x) di FinTech guidate da donne imprenditrici.

I fondi per le startup femminili

A sostegno delle donne nel FinTech d’altronde abbiamo visto nascere fondi dedicati alle startup a guida femminile (fondi aumentati di quasi il 60% tra il 2014 e il 2019), che hanno permesso di rafforzare l’ingresso delle donne nei settori della finanza e della tecnologia, oltre che all’interno di società di venture capital.

Il gender gap c’è e si vede

La strada è ancora lunga. Secondo il Tech monitor, a livello mondiale meno del 30% dei dipendenti nelle FinTech è donna e solo il 5% occupa posizioni dirigenziali.

Il divario di genere si amplia ulteriormente quando si guarda al mondo tecnologico. Niente di nuovo, certo. E i dati del World Economic Forum ci dicono che nel Cloud le donne sono solo il 14% della forza lavoro, il 20% nell’ingegneria, il 32% in ambito dati e AI. Anche se si tratta di dati globali, lo spaccato italiano cambia di poco. Ecco perché spingere le donne verso queste competenze chiave può rivelarsi determinante. Il nodo delle competenze è centrale.

Serve un sostegno sociale

Senza un investimento sulle infrastrutture sociali, però, è difficile portare avanti la gender equality nel mondo del lavoro. Qui guardiamo ai dati prettamente italiani: il 60,5% dei Neet, ovvero chi non studia e non lavora e ha perso anche le speranze di trovare un’occupazione, è donna; e la disoccupazione femminile è al 12,8% contro il 10,9% di quella maschile. Non solo, le donne Neet italiane lo sono perché devono prendersi cura dei propri famigliari, fili piccoli o genitori anziani.

Servono dunque misure ad hoc per sgravare le donne dalle incombenze familiari, come il potenziamento dei congedi parentali per i padri, gli sgravi fiscali per la frequenza degli asili nido, l’incentivazione di forme di lavoro flessibili.

Il ricavo del lavoro femminile

Stimolare l’occupazione femminile offre importanti ritorni economici. Abbiamo un parterre di studi che lo confermano: per l’agenzia europea Eurofund, la sottooccupazione femminile in Italia ha un costo pari al 5,7% del PIL e la rimozione di questo gap avrebbe un impatto positivo sullo stesso nella misura dell’11%. Mentre McKinsey ci ricorda come un miglior balance tra uomini e donne all’interno delle aziende porti a reddittività migliori (a doppia cifra, del 21%).

Quando si arriverà alla parità di genere?

La pandemia ha poi peggiorato anche le previsioni sul raggiungimento della parità di genere a livello globale: saranno necessari 135,6 anni, contro i 99,5 anni calcolati in precedenza. E se ci focalizziamo sul solo gap economico, gli anni addirittura raddoppiano (276,6).

 

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