Il 76,4% dei lavoratori italiani utilizza l'intelligenza artificiale ogni giorno e circa un'azienda su quattro la impiega attivamente nei processi HR.
L’AI sta quindi imponendo nuove responsabilità in termini di trasparenza, supervisione umana e impatto sui processi decisionali e porta a una evoluzione della formazione: il focus si sposta dallo skill gap al re-training, con un'attenzione crescente alle competenze cognitive e trasversali, sempre più centrali in un contesto automatizzato.
Sono alcune delle evidenze emerse dalla Guida HR 2026 di Factorial, che individua le principali discontinuità rispetto agli anni precedenti e i trend destinati a ridisegnare il lavoro.
«Negli ultimi anni il mondo del lavoro e dell'HR stanno cambiando in modo evidente e l'AI è solo l'ultimo tassello di un panorama molto più complesso – ha commentato Isotta Armenise, Senior Brand & Content Manager di Factorial. L'AI non è più una curiosità: è uno strumento di lavoro quotidiano. Ma insieme all'AI emergono anche nuove aspettative su engagement, formazione e retribuzione. Per questo nel 2026 il ruolo delle direzioni HR sarà ancora più strategico: la vera sfida sarà bilanciare innovazione e benessere, guidare il cambiamento senza perdere di vista ciò che dà senso al lavoro delle persone».
Il nuovo welfare
La Guida descrive anche un'evoluzione profonda del concetto di benessere.
Il welfare non è più efficace se proposto in modo standardizzato, ma diventa un fattore competitivo solo quando è costruito sui reali bisogni delle persone, integrato in una strategia più ampia di crescita e qualità della vita lavorativa.
Da leader a coach
Parallelamente, cambia il modo di intendere la leadership: il modello gerarchico tradizionale lascia spazio a leadership più umane e meno verticali, in cui il manager assume il ruolo di coach, facilitatore e punto di connessione tra competenze diverse, favorendo responsabilità diffuse e team interfunzionali.
Selezione basata sui dati
Infine, la funzione HR oggi prende decisioni basate sui dati per attivare politiche più eque, sostenibili ed efficaci, capaci di incidere su engagement e retention.
E anche i processi di assunzione diventano più collaborativi e trasparenti, per contribuire alla costruzione della fiducia fin dalle prime fasi.