Quasi un’azienda quotata su due non ha competenze digitali nel board. È quanto emerge da uno studio svolto da Alkemy in collaborazione con Borsa Italiana e Assonime su 192 società italiane quotate.
E questo la dice lunga sul ritardo nella digitalizzazione del nostro Paese.
Lo studio ha preso in esame 192 società quotate in Borsa Italiana, suddivise in otto macro-industry principali, quali automotive, energia, healthcare, industria, media e servizi, beni di consumo e servizi finanziari, con l’obiettivo di approfondire il grado di competenze digitali presenti nei Consigli di Amministrazione.
Dallo studio emerge che il 42% delle società prese in esame non abbia alcun consigliere con competenze digitali. Sul totale dei consiglieri, il 90% non ha alcuna esperienza nel settore digital.
In media, la quota digitale all’interno dei Board delle società quotate prese in esame è pari all’11%.
Nel settore dei servizi finanziari non va meglio: il 44% non ha consiglieri con competenze digitali mentre la quota digitale è appena sopra la media, al 12%.
«Interrogarsi sul grado di digitalizzazione delle nostre imprese è un modo per incrementare ulteriormente la consapevolezza su quanto lavoro ci sia ancora da fare – afferma Duccio Vitali, CEO di Alkemy. Il primo ostacolo restano le competenze: questo studio dimostra quanto chi ha in mano i processi decisionali sullo sviluppo delle aziende conosca ancora solo marginalmente il mondo del digitale, che invece è necessario diventi il centro delle agende dei Board.
Grazie al PNRR, sono in arrivo 20 miliardi di euro per la digital transformation, un’occasione unica che non possiamo sprecare. È necessario che queste risorse vengano impiegate in modo strategico e per farlo è importante aumentare le figure digitali nei top management e nei board. Solo in questo modo la digitalizzazione diventa una leva strategica per la creazione di valore».