Hitachi: pronti per l’internet delle cose

Hitachi Data System presentazione progetti Italia internet delle coseHitachi Data Systems si sente favorita nell’internet delle cose. In uno scenario in cui, secondo IDC, nel 2020 avremo 50 miliardi di oggetti connessi a livello globale, tutti in grado di comunicare tra loro e inviare dati, con le conseguenze immaginabili per le reti di comunicazione, Hitachi sente di avere una marcia in più. La presenza in più settori, tipica dei grandi Gruppi asiatici.

Cadrà il confine tra Information e Operation Technology

«Possiamo fare leva sulle nostre competenze nelle diverse aree – spiega Daniel Dalle Carbonare, Vice President Central Region di Hitachi Data Systems – per sfruttare il nuovo scenario. Ci troveremo di fronte a soluzioni tecnologiche sempre più integrate, in cui verrà meno la divisione tra Information e Operation Technology: pensiamo ai macchinari, o a singoli ingranaggi, capaci di rilevare dati, connettersi e trasmettere informazioni». Oppure a un treno (e il riferimento e tutt’altro che casuale) dotato di sedili con cui interagire e acquistare il biglietto di viaggio o altri servizi a bordo.

Crescita in Italia grazie all’Enterprise

L’anno fiscale 2013 di Hitachi si è concluso con un fatturato di 93,4 miliardi di dollari e 3,4 miliardi di budget per l’innovazione: cifre che rendono bene l’idea delle dimensioni necessarie per tenere il passo con l’evoluzione tecnologica. «Anche l’anno fiscale 2014 è stato da record per l’Italia e per l’Europa – aggiunge Walter Simonelli, Country General Manager di HDS per l’Italia – e il nostro Paese resta un mercato di forti investimenti per l’azienda. Ci aspettiamo una nuova crescita a doppia cifra, grazie anche al buon riscontro che stiamo trovando nell’Enterprise e nel Large Account. In primis per le Utilities, tra le prime aziende ad avere abbracciato analytics e big data. E poi il settore finanziario e assicurativo, dove lavoriamo soprattutto sul fronte del rinnovamento tecnologico. I trend di sviluppo restano File Content Mobility, Cloud, Analytics, Storage Infrastructure Converged.». Resta poi, fuori dal perimetro di HDS, la rilevanza dell’acquisizione da parte del Gruppo di Ansaldo e Breda STS, che lascia pensare che il nostro Paese sia, per il colosso giapponese, tutt’altro che “provincia”.

Realizzare l’IT come servizio

Tornando in ambito IT, Bob Plumridge, Chief Technology Officer per l’area EMEA di HDS, la prossima evoluzione sarà verso l’IT as a service. «Dal punto di vista di business, si vuole un IT più agile e flessibile – spiega. Ma se il cambiamento tecnologico va sempre più veloce, la normativa è sempre più precisa e stringente su quello che l’IT può e non può fare. Soprattutto con i dati dei clienti. In alcuni Paesi europei già oggi la legge impedisce che i dati dei clienti della banca siano conservati all’esterno dei confini nazionali, o tutt’al più europei. Affidarsi a un fornitore esterno espone a pericoli anche legali: devo quindi semplificare la vita all’IT aziendale, che dovrà verosimilmente gestire sempre più dati e anche conservarli per più tempo. L’IT as a service deve diventare un servizio vitale per l’azienda, e quindi software-defined e guidato dalle applicazioni». 

 

 

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