
E accordo fu. Con la fusione SIA – Nexi l’Italia sarà più forte nel risiko dei pagamenti, che si gioca a livello europeo.
Quello tra Nexi e SIA è un accordo di cui si parla da quando l’azienda di Corso Sempione a Milano si chiamava ancora CartaSI. Lo scenario, nel frattempo, è enormemente cambiato. E il memorandum of understanding sottoscritto da Nexi, SIA, CDP Equity, FSIA e Mercury guarda a un mercato dei pagamenti che nel frattempo si è fatto europeo, se non globale, e decisamente più competitivo.
Torno dopo nel dettaglio delle condizioni dell’operazione (che sono poi state la vera matassa da sbrogliare per arrivare all’accordo), già ampiamente anticipate dai quotidiani online e dalle indiscrezioni degli ultimi giorni, per capire perché oggi creare un player italiano dei pagamenti non solo ha senso, ma è assolutamente necessario.
Consolidamento globale in corso
In estrema sintesi: servono aziende con le spalle larghe per giocare una partita internazionale a cui guardano in molti. Negli ultimi anni abbiamo visto operazioni di M&A monstre: Worldline e Six Payment Services, 2,3 miliardi di euro, e successivamente Worldline si è poi mossa su Ingenico; oppure nets e Concardis, 6 miliardi di dollari; o ancora fiserv – First Data 20 miliardi di euro. Operazioni che hanno spesso coinvolto gente con un certo fiuto per le occasioni di mercato, come private equity e fondi attivisti.
Perché le realtà europee devono crescere
Che cosa ha reso così attraenti i pagamenti? Una certa standardizzazione portata dalla tecnologia e, in molti casi, dalla normativa (soprattutto a livello UE) che ha reso una parte dei pagamenti digitali una sorta di commodity, con conseguente erosione dei margini, spostando la competizione su servizi a valore aggiunto. Che richiedono, a loro volta, investimenti non alla portata di tutti. Margini minori e investimenti maggiori sono una spinta molto efficace all’M&A, specie se la normativa europea permette alle realtà nazionali del vecchio continente di uscire dai confini e aspirare a dimensioni simili a quelle dei player statunitensi (le realtà asiatiche continuano a muoversi su un altro pianeta, esercitando un effetto traino sui Paesi limitrofi, vedi l’Indocina, verso l’adozione di tecnologie per noi poco usuali come il QR code).
Svilupparsi lungo la filiera
La maggiore competizione ha portato anche a sconfinamenti in altri anelli della catena del valore dei pagamenti, nel tentativo di migliorare la generazione di ricavi con un’offerta interna sempre più ampia. E l’estensione si è spesso realizzata per acquisizioni di player minori. Uno scenario in cui chi “resta indietro”, per dimensioni, investimenti tecnologici o modello di business, finisce facilmente acquisito da qualcun altro.
O preda, o predatore
Se la regola è “o sei preda, o sei predatore”, è quindi evidente che la fusione Nexi-SIA porterà a una realtà italiana più forte. Con soluzioni e competenze in ogni area dei pagamenti digitali: dalle carte e POS che conosciamo nella nostra vita retail ai servizi ultra-specializzati come il trading e il post-trading forniti, tra gli altri, a MTS e Monte Titoli. Con la conferma del ruolo, da sempre rivendicato da entrambe le aziende, di partner per il mondo bancario e finanziario, cui si aggiungono tutte le altre aziende intenzionate a cogliere l’opportunità di megatrend come l’open banking o la blockchain, giusto per citarne due.
I numeri di Nexi-SIA
A garantire la solidità dovrebbero bastare i 2 milioni di merchant, i 120 milioni di carte e i 21 miliardi di transazioni annue processate, con 5.500 collaboratori in 15 Paesi (4.000 in Italia), ma soprattutto sinergie ricorrenti stimate in 150 milioni di euro annui a regime, 1 miliardo di Ebitda aggregato pro-forma al 31 dicembre 2019 e il cash EPS previsto in aumento a doppia cifra nel 2022. Ma nessuno pensa che il percorso di sviluppo internazionale finisca qui: SIA origina già il 31% dei propri ricavi fuori dai confini italiani e, per quanto i pagamenti non-cash restino ampiamente da sviluppare nel nostro Paese, abbiamo visto che la prospettiva da adottare deve essere europea.
Quotazione all'MTA. Nicola Cordone lascia al closing
Tornando all’operazione, nel comunicato ufficiale si legge che la società nascente resterà quotata sull’MTA. Concluse le attività di gestione ordinaria di SIA fino al closing, l’attuale A.D. di SIA, Nicola Cordone, intraprenderà nuove sfide professionali (molte voci degli ultimi giorni parlavano invece di un ruolo all’interno della nuova realtà), mentre a guidare il Gruppo sarà l’attuale Amministratore Delegato di Nexi, Paolo Bertoluzzo, come A.D. e D.G. Confermata l’attuale Governance di Nexi, con il CdA presieduto da Michaela Castelli in cui entreranno, al closing dell’operazione, 5 o 6 nuovi amministratori (in base alla composizione dell’azionariato al closing) designati da CDP Equity e FSIA, tre dei quali indipendenti, uno nel ruolo di Vice-Presidente e uno non indipendente.
L’operazione Nexi-SIA nel dettaglio
Nel dettaglio, è prevista la fusione per incorporazione di SIA in Nexi in base a un rapporto di cambio per il quale gli azionisti di SIA riceveranno 1,5761 azioni Nexi per ogni azione SIA, gli attuali azionisti di SIA riceveranno una quota del 30% circa del capitale del Nuovo Gruppo mentre gli attuali azionisti di Nexi ne manterranno il 70% circa. CDP, indirettamente per il tramite di CDPE e FSIA, avrà una quota complessiva del capitale del Nuovo Gruppo di poco superiore al 25% e Mercury ne avrà circa il 23%. Ai valori attuali di Borsa il Nuovo Gruppo avrà una capitalizzazione complessiva superiore a15 miliardi di euro, risultando una delle dieci società a maggior capitalizzazione sul mercato italiano. Il Nuovo Gruppo avrà da subito un flottante superiore al 40% del capitale sociale. L’obiettivo è completare l’operazione entro l’estate 2021.