Le principali associazioni dei consumatori italiane hanno espresso una ferma protesta contro l'inoperatività del Fondo per l'esdebitazione degli incapienti.
Nonostante le previsioni normative, la mancanza di un decreto attuativo impedisce l'accesso concreto a questo strumento di protezione sociale, lasciando migliaia di cittadini in una condizione di insolvenza senza vie d'uscita effettive.
Un diritto solo sulla carta
La situazione è particolarmente gravosa per i soggetti in condizioni di vulnerabilità economica. Teoricamente, l'ordinamento riconosce al debitore incapiente il diritto di accedere all'esdebitazione ai sensi dell'articolo 283 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza; tuttavia, la mancanza di copertura per i costi di procedura e per l'attività degli OCC rende tale diritto, appunto, puramente teorico.
Le associazioni dei consumatori hanno infatti evidenziato come il patrocinio a spese dello Stato non copra tali oneri, creando un paradosso normativo: il legislatore prevede un beneficio che, nei fatti, rimane inaccessibile per chi non dispone di risorse pregresse.
La mole di istanze pendenti, che nel 2025 ha superato quota 1.600, sottolineando l'urgenza di una revisione delle modalità di erogazione, che dovrebbe orientarsi, ribadiscono le associazioni, verso criteri di priorità o procedure a sportello per evitare la neutralizzazione di una misura di protezione sociale fondamentale per la tenuta del sistema finanziario e civile.
Lo stallo normativo e le ragioni tecniche
Il dibattito tra associazioni e istituzioni verte interamente sull'assenza di un quadro operativo chiaro per la gestione delle risorse destinate ai soggetti sovraindebitati.
Le istituzioni hanno giustificato il ritardo citando l'antieconomicità della creazione di un'infrastruttura informatica dedicata, motivata dal carattere annuale e non strutturale del finanziamento.
Tuttavia, le associazioni contestano questa interpretazione, sottolineando che la normativa vigente non impone tassativamente lo sviluppo di una nuova piattaforma proprietaria. Esistono infatti, secondo le associazioni, alternative percorribili, come l'utilizzo di infrastrutture già in uso presso gli uffici giudiziari o il ricorso agli Organismi di Composizione della Crisi (OCC), che potrebbero garantire trasparenza e controllo senza la necessità di investimenti tecnologici sproporzionati.