Il vento dell’innovazione spazzerà via il vecchio, gonfiando le vele di chi lo saprà sfruttare oppure ci sarà ancora spazio per il credit management come lo conosciamo oggi? Il punto di vista di Sergio Bommarito, Presidente del Gruppo Fire.
Domanda. Dott. Bommarito, che volto aveva la gestione del credito 40 anni fa?
Risposta. Negli anni ‘80 era il volto degli esattori e degli avvocati. Solo le società di credito al consumo affidavano all’esterno il recupero, sulla base di mandato diretto a singoli individui. Poche regole, unica norma di riferimento datata 1931, nessun utilizzo della tecnologia.
D. È in quegli anni che l’avventura Fire ha inizio, per rispondere alla necessità di servizi articolati e innovativi nella gestione del credito. Ma come è cambiato l’approccio?
R. Allora non c’era un’associazione di categoria e solo nel 1996, per effetto della circolare Masone, si gettarono le basi per la nascita di UNIREC. Nei primi anni 2000 si iniziò poi a sperimentare la phone collection - malvista perché chiamare il cliente poteva rovinare l’effetto “sorpresa” e minare le probabilità di incasso. Oggi l’approccio è opposto, collaborativo, e prende in considerazione la visione a medio-lungo termine. Il mondo del credito, da allora, è cambiato ed è diventato da piccolo settore un’industria nazionale. Che richiede investimenti in tecnologia per applicare la data science (machine e deep learning ma anche scoring), sfruttando l’intelligenza artificiale.
D. Su quali novità tecnologiche vi state concentrando?
R. Stiamo sviluppando un progetto di machine learning, scoring evoluto e modelli predittivi, in collaborazione con un pool di università e una società operante nel settore del cognitive computing, con l’obiettivo di individuare dall’analisi di contenuti non strutturati (testo, audio) algoritmi utili alla progettazione di sistemi AI-based. Lo strumento permetterà alle banche di attribuire con accuratezza il valore alle posizioni e quindi ai portafogli, classificare i crediti secondo le normative BCE e stimare gli accantonamenti a fondo rischi, supportando anche noi nella gestione del credito. Dai primi risultati del progetto emerge che le tradizionali variabili statistiche, sebbene integrate con metadati dinamici e machine learning, non riescono a spiegare completamente la capacità di recupero “umana”. L’abilità dell’individuo sembra sfuggire alle variabili della statistica. La tecnologia ci permette di fare passi da gigante ma non riesce ancora a sostituirci.
D. L’ondata di NPL, dopo le stagioni delle grandi cessioni, andrà appiattendosi. Verso quale direzione va quindi la gestione del credito?
R. Gli istituti di credito si trovano davanti a una richiesta di accelerazione. Ed è qui che avviene il cambio di paradigma: il servicer non è più un costo ma un partner per il risparmio sul costo di capitale, da coinvolgere sin dai primi segni di disagio creditizio secondo logiche di early warning. Il servicer “evoluto” non dovrebbe gestire la singola rata ma l’intera esposizione.