Il credito istantaneo è uno degli ambiti di maggiore crescita del fintech.
In questo episodio di define banking approfondiamo l’esperienza di Younited con Stefano Piscitelli, CEO Italia di Younited.
AG. Che cosa è Younited e che cosa fa?
SP. Younited è la principale piattaforma finanziaria in Europa di credito al consumo digitale ed è attiva da 10 anni in Francia, da 7 in Italia, da 6 in Spagna e Portogallo. E più recentemente anche in Germania.
In questi cinque mercati offre una grande gamma di servizi, principalmente nel mondo del credito al consumo: prestiti personali, pagamenti rateali per e-commerce, ma da qualche anno anche per point of sales.
Recentemente Younited è diventata un unicorno, entrando in quel ristretto club di scaleup che hanno una valutazione superiore al miliardo di euro. Younited è stata anche la prima piattaforma a ottenere la full banking licence, è quindi una banca a tutti gli effetti, e ha sviluppato degli algoritmi proprietari per la valutazione del rischio di credito e della solvibilità del cliente in tempi rapidi e con un minimo set documentale.
Siamo una piattaforma con due value proposition. La prima per i clienti finali a cui eroghiamo il finanziamento, la seconda per gli investitori istituzionali in Francia, a cui offriamo dei prodotti tramite fondi di private debt, che offrono un rendimento risk adjusted, decorrelati rispetto ad altre asset class.
AG. La vostra offerta al consumatore passa da due canali: uno è quello diretto, l’altro sono le partnership. Come si differenziano?
SP. Abbiamo due prodotti. Il primo è Younited Credit, che passa dal nostro sito web. Il primo motivo per cui il cliente ci visita è perché ha un bisogno di liquidità a costi contenuti, quindi richiede un prestito personale.
Il secondo prodotto è Pay, tramite cui il cliente arriva a noi passando per un partner, a cui chiede di pagare a rate: in Italia, ad esempio, lavoriamo con Apple e Microsoft. Il canale partnership è sempre più importante: oggi vale un terzo del nostro giro d’affari e crescerà ancora.
Crediamo molto nello sviluppo dei “credit service”, cioè l’opportunità che offriamo a banche, e altri enti istituzionali, di esternalizzare a Younited l’intera catena del valore nel credito.
AG. C’è molta attenzione al modello di business delle realtà fintech e alla sua sostenibilità. Come generate ricavi?
SP. La sostenibilità non è solo ricavi, ma anche attenzione ai costi. Oggi leggiamo molte notizie su fintech che riguardano la riduzione dei costi, più che l’ottimizzazione dei ricavi. In Younited abbiamo scelto di sviluppare tecnologia sostenibile dal punto di vista finanziario, cioè scalabile sui cinque mercati in cui operiamo.
Questo permette di generare economie di scala e ridurre drasticamente i costi del nostro modello. Lato ricavi, come piattaforma abbiamo quattro principali linee: le commissioni dagli utenti finali; le commissioni da partner e investitori istituzionali; la distribuzione di prodotti di terzi, come le polizze assicurative; i tassi sui prestiti che teniamo a libro.
La licenza bancaria ci permette, infatti, di scegliere quanti prestiti usare come collaterale per gli investitori istituzionali.
AG. Guardiamo al cliente medio di Younited: qual è il profilo medio di chi utilizza la vostra soluzione?
SP. Sempre più consumatori si avvicinano a soluzioni di credito digitale, inizialmente un po’ per curiosità, ma poi comprendono il valore aggiunto in termini di velocità, flessibilità e semplicità.
Oggi, in Italia, la maggioranza dei clienti ci sceglie perché siamo user friendly e facili da usare anche per chi non è digitalmente avanzato.
L’utente tipo ha tra i 36 e i 50 anni e risiede nel nord-est: la maggior parte dei finanziamenti è erogata per bisogni di liquidità o per progetti specifici, come la ristrutturazione di casa o l’acquisto di un’auto. Nei primi anni c’erano gli early adopters, oggi non vediamo una differenza tra il nostro cliente e quello che si può rivolgere a un istituto tradizionale.
AG. Eppure, tradizionalmente, si ritiene che il cliente online sia più rischioso di quello che si presenta allo sportello della filiale o, comunque, sui canali fisici. È effettivamente ancora così?
SP. All’inizio, poteva essere così. Abbiamo però imparato a ragionare in modo diverso: non si tratta del cliente, ma di come lo valuti. Oggi esistono delle tecnologie per far sì che il cliente online sia valutato in modo sicuro dal punto di vista, ad esempio, delle frodi. Al pari di uno che si presenta in filiale: la tecnologia consente di equiparare i metodi di valutazione.
Ma, come anticipavo prima, noi oggi non vediamo una maggiore rischiosità del cliente web. Si tratta spesso di persone che hanno famigliarità con il credito al consumo ma cercano un’esperienza diversa, digitale e facile, stile Amazon. Non c’è più un rischio maggiore perché l’online è entrato nelle abitudini del cliente e perché sono arrivati gli strumenti tecnologici per discriminare la rischiosità.
