Coldcard, l’exploit Bitcoin si allarga: perdite stimate fino a 88,6 milioni di dollari

Coldcard, l’exploit Bitcoin si allarga: perdite stimate fino a 88,6 milioni di dollari

Che colpo per l'autocustodia cripto. Almeno 1.367 bitcoin, pari a circa 88,6 milioni di euro, sono stati sottratti sfruttando una vulnerabilità presente nel firmware del wallet hardware Coldcard, che ha permesso agli attaccanti di ricostruire le chiavi private e spazzolare migliaia di account. L'attacco è probabilmente ancora in corso.

Finora, sono state rilevate almeno tre ondate di violazioni, avvenute a breve distanza l'una dall'altra. A rendere la notizia particolarmente ghiotta per il settore cripto è che l'attacco non è passato da una campagna di phishing o di malware: sono stati colpiti dispositivi hardware, isolati dalla rete, sfruttando un errore tecnico, che risale almeno al 2021, e che ha permesso di "violare le chiavi" che proteggono i bitcoin.

Nello specifico, il difetto riguarderebbe alcune versioni del wallet hardware di Coldcard, in cui la generazione del seed (la "radice crittografica" da cui vengono generate le chiavi private e pubbliche del wallet, una sorta di "password originaria") sarebbe stata indirizzata verso un generatore pseudocasuale software, invece di utilizzare correttamente il generatore hardware del microcontrollore.

Il processo si basava così su elementi non segreti, tra cui l’identificativo del chip e lo stato dei timer. Un criminale informatico in possesso delle giuste informazioni ha così potuto così ricostruire offline numerosi seed candidati, derivarne gli indirizzi e confrontarli con i dati pubblici della blockchain. Per sottrarre poi direttamente i bitcoin, senza accesso fisico ai wallet e colpendo anche quelli offline.

Coinkite, il produttore canadese, ha pubblicato un avviso di sicurezza dopo le prime segnalazioni dei prelievi, riconoscendo il difetto e distribuendo firmware correttivo, e ha precisato che l’aggiornamento non sana le chiavi già generate.

Hai un wallet Coldcard? Ecco cosa fare

Coinkite ha pubblicato firmware correttivi per i modelli interessati, ma l’aggiornamento da solo non risolve il problema.

Chi ha creato il seed con una versione vulnerabile dovrebbe:

  1. Installare il firmware corretto.

  2. Generare un seed completamente nuovo.

  3. Trasferire i Bitcoin dal vecchio wallet a indirizzi derivati dal nuovo seed.

  4. Non reimportare il seed originario in un altro dispositivo o software wallet.

Coinkite considera invece non esposti, per questa specifica vulnerabilità, i seed creati con almeno 50 lanci di dado indipendenti, privati e corretti.

Il monitoraggio on-chain

I bitcoin sottratti non sono spariti nel nulla: ogni movimento sulla blockchain viene infatti tracciato. Sappiamo, quindi, che i fondi sottratti risulterebbero al momento ancora fermi su quattro indirizzi (come spesso accade in questi casi, i bitcoin restano fermi per un po').

Come riporta un articolo di CheckSig, Clay Garrett, di Block ha dichiarato il 31 luglio di aver individuato l’account a pagamento presso un noto fornitore di dati blockchain utilizzato dall’attaccante per interrogare gli indirizzi di origine durante i prelievi, e che i log interni del fornitore corrispondono al flusso di lavoro ipotizzato per numero, tempistica e sequenza delle richieste; le evidenze sono state trasmesse alle autorità.

«Sarà interessante seguire su blockchain le tracce di quanto trafugato: per nessuno sarà facile riciclare quei bitcoin. Sono somme rilevanti, la cui provenienza è pubblicamente documentata e associata a un evento noto, su indirizzi che l’intero settore sta monitorando; qualunque tentativo di immetterle in circolazione attraverso operatori regolamentati incontrerà controlli antiriciclaggio», osserva Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig.

Che cosa cambia per il settore

La notizia è un assist alla industria della custodia cripto. L'autocustodia è infatti una scelta da "duri e puri" del mondo dei criptoasset, ma che espone a rischi tecnici e operativi che spesso l'utente medio, e poco esperto, non è in grado di gestire. La vicenda Coldcard getta un'ombra sulla sicurezza di questi dispositivi hardware e sulla modalità di generazione delle chiavi. Per evitare il rischio cyber non basta isolare il dispositivo dalla rete, serve anche avere una chiave generata con una entropia sufficiente.

La stessa Coinkite ha infatti specificato che il seed generato da utenti che "durante la configurazione avessero aggiunto almeno cinquanta lanci di dado indipendenti" sarebbero stati comunque robusti, nonostante il difetto del firmware.

«L’entropia con cui si genera un seed non dovrebbe dipendere dal dispositivo che lo custodisce. Se il generatore interno al dispositivo è l’unica sorgente di casualità, diventa un punto singolo di rottura: un difetto ne indebolisce l’output senza che alcun controllo successivo possa rivelarlo, perché una chiave debole è indistinguibile da una robusta fino al momento in cui qualcuno la indovina. Non è un rischio teorico, è quanto è appena accaduto. Una procedura corretta combina entropia proveniente da sorgenti indipendenti dal dispositivo, all’interno di procedure formalizzate, con segregazione dei ruoli e controlli indipendenti sui relativi processi, come facciamo in CheckSig», spiega Paolo Mazzocchi, chief operating officer di CheckSig.

«La self-custody trasferisce all’investitore il controllo, ma insieme al controllo rischi tecnici e operativi che spesso non è in condizione di osservare: “your keys, your coins” diventa allora “your keys, your problems”. Il problema non è la custodia in autonomia, che deve sempre essere possibile, ma l’idea che il possesso delle chiavi equivalga automaticamente a sicurezza. Gli utenti colpiti non hanno sbagliato nulla, e la nostra solidarietà va a loro come a tutti i risparmiatori a cui si chiede di valutare ciò che non hanno le competenze per valutare. È ragionevole pretendere che quella valutazione sia fatta da terzi indipendenti e qualificati, e che sia documentata. Meglio quindi affidarsi a custodia professionale priva di singoli punti di rottura, con controlli documentati, verificati indipendentemente, e responsabilità contrattuali e coperture assicurative: non può eliminare tutti i rischi ma li governa efficacemente», conclude Ametrano.

 

La Rivista

Luglio/agosto 2026

IL CREDITO SI ADATTA ALLA FAMIGLIA CHE CAMBIA

Il credito al consumo alla prova del cambiamento demografico

Tutti gli altri numeri